Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: le 5 cose che ho imparato praticando Yoga (senza saperne nulla)

di Sara Corrieri

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Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: perché le Insta(gram) Novels della NY Public Library non sono la soluzione

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi sta in un nuovo punto di vista, una bella trovata che sa di amore per la lettura e passione per il buon marketing digitale

Lettrici e Lettori di Cose Belle, in questa puntata ho deciso di lasciarvi dueddue pensierini sono una novità molto interessante che sta girando ormai da qualche settimana sui social.

Sicuramente avrete già sentito parlare delle Insta Novels, l’idea senza dubbio rivoluzionaria apparsa sull’account Instagram della New York Public Library il 22 Agosto scorso: senza troppi giri di parole, una delle biblioteche grandi e prestigiose degli Stati Uniti (fondata nel 1895 e con giusto giusto 50 milioni di opere conservate) ha deciso di iniziare a pubblicare romanzi “grandi classici” sotto forma di Instagram Stories. Ovviamente c’è lo zampino di un’Agenzia di Comunicazione con i controcazzi, la Mother in New York. Praticamente, se cercate il profilo della NYPL in questo momento troverete negli Highlights il celebre Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol adattato magistralmente al formato Insta Novels.

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Benone, cosa ne pensiamo? Partiamo da come è stata costruita la comunicazione del progetto ed il progetto in sé, poi passiamo all’impatto mediatico ed infine a che tipo di cambiamento questa novità può effettivamente apportare al mondo dell’editoria. (Ce ne sono di cose da dire, eh).

La comunicazione del progetto si è basata sul concetto di innovazione quando effettivamente l’innovazione non c’è: adoro questo video di presentazione dove, con un intento di “denuncia” sociale (o forse digitale, non so) la NYPL si chiede “Tra avocado, cani e cani dei nostri amici, le STORIE dove sono?. Servita su un piatto d’argento direi. Encomiabile poi la scelta di inserire delle illustrazioni ad hoc, realizzate da Magoz: lo stile riconoscibile dell’artista brandizza e rende maggiormente identificabile l’intero progetto. E questo è sicuramente un plus. Come è un plus lo “sforzo” di rendere un romanzo quanto più possibile ergonomico rispetto allo schermo del nostro smartphone: il digitale elimina i limiti di spazio, quindi i testi sono grandi e ben leggibili; le pagine si sfogliano esattamente come siamo abituati a guardare le stories: un tocco a sinistra per tornare indietro, un tocco a destra per andare avanti. Non sto a dirvi che la parte che più ho adorato è stata il thumb here, il pallino che ti suggerisce dove posare il dito per bloccare lo scorrimento delle Stories…o pagine, non lo so.Insta-Novels-NYPL-770x515

Conseguenza di questo bel pastrocchio di idee e di design? ODDEOOH L’EDITORIA STA MORENDOH !!1!!1!! (tentativo di simulare lo spasmo da apocalisse che colpisce i media ogni qual volta una minima innovazione nel campo digital/tecnologia si trasforma nella potenziale arma letale che dissolverà la Terra e il genere umano). Praticamente ODDEOH L’EBOOK SARA’ LA MORTE DEI LIBRI pt. 2. No, ragazzi, no. Calmiamoci. Le Instagram Stories non saranno MAI il luogo ed il momento adatto alla lettura. E questo un lettore navigato (ma anche uno novello) lo sa e lo capisce. L’illuminazione, il problema del segnalibro, dai su, non ve lo devo mica spiegare il perché.

Questo non toglie assolutamente alcun merito al progetto Insta Novels in quanto, mio modestissimo parere, lo trovo geniale e ben fatto sotto vari punti di vista. Punto uno, è una mega ed azzeccatissima campagna pubblicitaria per la NY Public Library veramente, veramente low cost: soltanto a guardare come si è vertiginosamente impennato il numero di follower del profilo Instagram ci hanno guadagnato, per non parlare del rafforzamento della brand awareness e reputation in tutto il mondo.

Punto due: questo è solo l’ennesimo progetto che dimostra quanto sia insensata nel 2018 la dicotomia analogico vs digitale. E quanto sia contro produttiva. Con intelligenza l’online è e può diventare uno strumento di potenziamento e rivalutazione di tutto quello che, nel mondo reale, sta perdendo un po’ di appeal, soprattutto per i più giovani (mi riferisco a quelle generazioni nate praticamente con il tablet in una mano e l’ iPhone nell’altra): la cultura, la musica, i libri, l’arte in generale. Non cambia il concetto, cambia solo l’esperienza, o meglio, in questo caso, il modo ed il mezzo che ci consentono di vivere l’esperienza della lettura, la fruizione. E poi sono estremamente convinta che chiunque, anche il Millenial di turno, che si trovi a leggere le stories della NY Public Library finirà per appassionarsi, andare in libreria e comprare il libro (o al massimo ordinarlo su Amazon).

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Tornando a noi, le Insta Novels non saranno la soluzione alla “crisi” dell’editoria e non faranno svettare le percentuali di lettori nel Mondo. A mio avviso, sono solo un ulteriore, piccolo grande tassello che ci dimostra che anche un’antica biblioteca può adattarsi (virtuosamente) al digitale; ci ricorda quante Cose Belle si possano fare con degli strumenti che normalmente siamo troppo impegnati a demonizzare.

Ciao Amici, alla prossima!

Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: i 5 segreti per un CV perfetto che i Recruiter non vogliono svelarvi

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi è potpourri di consigli un po’ a caso basati sulla mia traballante e brevissima esperienza nel mondo delle Risorse Umane (ma almeno sono fatti col cuore) (sì, il titolo è un po’ clickbait)

Carissimi Lettrici e Lettori di Cose Belle, questo si che è un ben ritrovati! Sono stata lontana da questi schermi, è vero, ma vi ho pensato intensamente. Ho viaggiato e sprecato miseramente il mio tempo in attività poco costruttive, ogni tanto ho anche lavorato, però ho raccolto tante curiosità e cose bellissimissime che voglio raccontarvi.

In questa puntata, tuttavia, voglio far finta di essere una persona seria e per la prima volta ritornare sulla Terra e parlare di qualcosa di concreto e, ahimé, scottante: LA RICERCA DEL LAVORO.

Perché si sa, cercare un lavoro è un lavoro a tempo pieno e, con Settembre alle porte, sono certa che qualcuno di voi sta armeggiando con CV e siti di annunci con la speranza di accaparrarsi l’occupazione perfetta.

Bello sbatti, concordo, ma vi assicuro che anche dall’altra parte non ce la si passa benissimo. Ebbene, sto parlando di loro, i temutissimi e stereotipatissimi selezionatori, persone senza scrupoli che si aggirano tra gli uffici HR delle Aziende per tuonare giudizi sulla gente e distruggere i loro sogni più puerili.

Ecco ragazzi, io un giretto in quell’ufficio me lo sto facendo abbastanza spesso e, credetemi, non è esattamente così. Avere a che fare con le persone, soprattutto con professionisti più o meno navigati alla ricerca di un’opportunità lavorativa può essere bellissimo e bruttissimo, ma sicuramente complicato. SEMPRE complicato.

Lo so, non sono nella posizione di esprimere opinioni con adeguata coscienza di causa in quanto posso definirmi una bavosa novellina, però qualche piccolo consiglio da insider voglio provare a darvelo. Soprattutto a giovani che, come me, sono alla ricerca di un posticino nel mondo del lavoro e hanno davvero qualcosa da offrire.

cv

Orsù, siamo nel 2018 ma vi rivelo una grande verità: il CV è ancora la chiave di tutto. Quindi, ecco a voi cinque consigli un po’ insoliti e diversi da quelli generalmente urlati dal web (secondo il mio modestissimo e discutibile parere, a voi l’ardua sentenza).

  1. LA FOTO SI, LA FOTO NO, LA FOTO CE LA METTEREI, E PURE CARUCCIA

Se inviate la vostra candidatura all’estero e, in particolare, nei Paesi anglosassoni, un CV con foto potrebbe essere addirittura scartato a priori: valutare un CV partendo dall’immagine è considerata una pratica discriminante. Vero. Però in Italia non è così, credete ad una povera scema. Non vi sto dicendo che la gente viene selezionata in base all’aspetto fisico, per carità, sarebbe sbagliato ed un tantino illegale, ma un CV con tanto di foto di alta qualità, in cui la persona appare sorridente, rilassata e professionale fa tutto un altro effetto. Leggere il trascorso di una persona allegandogli mentalmente un’immagine è rassicurante per chi seleziona, a prescindere da quanto siete carini, alti, bassi, magri. Credo che la differenza stia proprio nel poter dare un volto a quelle esperienze, associare un’immagine ad una vita (professionale).  Insomma, se avete l’amico Ph (chi non ha un amico Ph) fatevela fa na bella foto, al massimo la mettete come immagine profilo su Facebook! Ops, i social, tasto dolente. Vi rimando al punto 5.

  1. DIMMI TUTTO MA NON TROPPO

Il Curriculum Vitae non è nient’altro che una carta di identità professionale. Ma diciamoci la verità, quanto sono noiose le carte d’identità? Evitate quindi di spiegare ogni singola attività, ogni minimo particolare. Siate esaustivi ma non esaurienti. Inserite parole e competenze chiave, ma non andate troppo a fondo. Non perché le vostre esperienze non interessino al selezionatore, ANZI, ma l’approfondimento è riservato ad un secondo momento, quello del colloquio individuale, in cui dovrete essere pronti a rispondere a tutte le domande che vi saranno rivolte. Se lasciate volutamente qualche particolare “in sospeso” saprete già quale domande aspettarvi. Sta tutto nel saper creare della curiosità nella mente del recruiter ed invogliarlo a chiamarvi. Ah, attenzione al colloquio telefonico, è più importante di quel che sembra!  Rimando al punto 4.

  1. I BUCHI NON PIACCIONOcolloquio-lavoro

Che detta così pare una cosa un po’ osé.  Mi riferisco a quei più o meno lunghi slot temporali che nel CV sembrano non essere mai esistiti. Mi spiego: quei “buchi” che, guardando alle date, si evincono tra le varie esperienze formative o lavorative non piacciono molto ai selezionatori. Non so perché, le spiegazioni possono essere molteplici e disparate, però non fa un bell’effetto, diciamo così. Non che ci sia qualcosa di sbagliato o oscuro: nella maggior parte dei casi si tratta di periodi di viaggio prolungato, di pausa, o periodi in cui si sono svolti lavori e/o corsi formativi che non sono in linea con la posizione o che volutamente si vogliono nascondere. Bene, sappiate che vi sarà chiesto il perché di quel buco nero. Or dunque, onde evitare la domanda imbarazzante, vi consiglio di sfoderare la carissima, sempre verde “Lettera di Presentazione”. Sì, la odio anche io, ma in alcuni casi è importante. Punto numero uno, LA LETTERA DI PRESENTAZIONE NON E’ IL RIASSUNTO DEL CV. Ce la facciamo anche da soli, grazie. Potrebbe essere tuttavia un ottimo mezzo e spazio per spiegare al selezionatore possibili incongruenze e/o assenze prolungate dal mondo del lavoro o della formazione presenti sul CV. In questo caso sono utili ed apprezzate.

  1. SE TELEFONANDOCall

Il primo colloquio telefonico è fondamentale. Ammetto che è molto difficile da gestire, perché le emozioni in genere sono  forti quando si realizza con chi si è al telefono. Ma questo il selezionatore lo sa e non vi giudicherà certo se vi trema un po’ la voce. Tuttavia, appena ritornate sulla terra e siete pronti ad iniziare la conversazione, valutate alcune cose: se siete in una condizione non ottimale per parlare tranquillamente (luogo affollato, incontro importante, in pieno hangover), DITELO (non che siete in hangover però, eh)! Il selezionatore se lo aspetta, non si offenderà se molto gentilmente gli o le chiedete di richiamarlo/a tra qualche minuto o il tempo che vi serve per trovarvi in un posto tranquillo. Secondo consiglio, sul CV inserite sempre e solo il vostro numero di cellulare personale, o comunque un telefono sempre rintracciabile che usate solo ed esclusivamente voi. Immaginate che un selezionatore chiami a casa vostra e risponda vostra nonna, ci siamo intesi? Terzo punto, un po’ più delicato: se siete attualmente lavoratori e il selezionatore vi chiama in orario di lavoro, non rispondete subito. Vi spiego, non è indice di serietà utilizzare il cellulare privato quando si è in orario di lavoro. Vi basterà richiamare poco dopo (appena vi è possibile allontanarvi) precisando di essere in pausa.

  1. VERITÀ, NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀlinkedin-cover

Sì, questo consiglio vi sembrerà trito e ritrito. Effettivamente vale sempre, nel CV, nel colloquio telefonico e nel colloquio individuale. Ma in questo caso, mi riferisco alla vostra identità sui social network. FERMI TUTTI, momento sociologico: viviamo in un momento storico dove l’identità che costruiamo online va non solo a riflettere ma addirittura ad integrare quello che siamo veramente. Ciò può essere molto positivo o estremamente pericoloso, non ci sono vie di mezzo. Ecco, il selezionatore è generalmente interessato a voi come persona, a cosa vi piace fare nel tempo libero, come interagite con gli altri, quali sono i vostri interessi e le vostre passioni. Quale miglior mezzo se non trasmettere tutte queste informazioni attraverso i vostri contenuti? Quindi, non sono della parrocchia “cancellatevi dai social o impostate privacy a manetta”; al contrario, curate i vostri contenuti, fate dei vostri social il riflesso di voi stessi, un prolungamento se vogliamo, che vi permette di raggiungere più gente, anche il vostro selezionatore. Siate sinceri, siate voi stessi. A volte hobby strani e passioni singolari (senza esagerare, eh) sono considerati positivamente. Piccola postilla per LinkedIn: è sì un social network, ma è un social network PROFESSIONALE. In quel caso non ci interessa la vostra passione per gli unicorni zebrati o le vostre partecipazioni ai tornei di leccatori di francobolli. Vi prego, no. Nel caso di LinkedIn, il primo consiglio è fatelo (se ancora non lo avete) e poi curatelo come si deve (e solo in quel momento segnalatelo sul CV). Ci sono milioni di articoli su come costruire un profilo LinkedIn al meglio. Per la parte di “social recruiting” LinkedIn è uno strumento primario, non possiamo più permetterci di trascurarlo. Ah, consiglio personale, non riducetelo ad una semplice versione online del vostro CV cartaceo: aggiungete contenuti, file multimediali, video, articoli, presentazioni. Credetemi, può essere una grande risorsa professionale!

Ecco, adesso avete due scelte: o considerare questi consigli effettivamente utili e metterli in pratica oppure cestinare questo articolo e pensare “Sara, per favore, torna a zappare” (sapessi zappare, neanche quello ragà, neanche quello).

In ogni caso, online trovate mille mila guide più esaustive (e meno divertenti) su come creare il vostro CV ed una serie di elementi imprescindibili da considerare.

Io, dal canto mio, sto già pensando a quante altre vagonate di Cose Belle non vedo l’ora di consigliarvi!

Cucina, La cucina del fuorisede disperato

LA CUCINA DEL FUORISEDE DISPERATO: insalata di fine estate

di Giuseppe Imbriani

Settembre è dietro le porte, l’aria si inizia a rinfrescare (ma non troppo, soprattutto per chi vive in città) e la voglia di tornare alla vita di tutti i giorni scarseggia.

Lo studente fuori sede medio si approccia al ritorno nella sua città adottiva, con poca voglia di affrontare l’Università e con pochissima voglia di rimettersi ai fornelli.

Per questo motivo vi proponiamo un’insalata fresca, perfetta per il caldo di città, perfetta per chi non ha voglia di “sbatti”. Basta un tavolo e un paio di posate per preparare l’insalatona con il salmone; è personalizzabile ed entra direttamente nella categoria  “healthy food” senza impegno.

RICETTA

Ingredienti:

  • insalata mista
  • salmone affettato
  • formaggio feta
  • mango
  • limone, olio, sale
  • mandorle

Procedimento:

è la cosa più semplice del mondo, basta unire tutti gli ingredienti e amalgamarli per bene. Ovviamente bisogna tagliare il mango e il formaggio a cubetti e lasciare libero sfogo per il condimento.

Buona insalata a tutti! 

Ricetta di Gianluca Palumbo