Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: le migliori fonti per formarsi online a costo zero

di Sara Corrieri

“…formatevi, imparate, siate curiosi, diventate la versione migliore di voi stessi.”

LA SCUOLA PRIMA DI TUTTO. Ho ventitré anni, a breve una laurea magistrale, ma mia madre si ostina a ripetermi esattamente questa frase da vent’anni. La prendo sempre in giro e spesso faccio finta di non ascoltarla, la verità è che ha perfettamente ragione. Certo, con “scuola” farei riferimento ad un concetto un po’ più ampio, che non si limiti all’istruzione obbligatoria o comunque di tipo accademico. Forse la mamma non lo sa, ma il sano principio di mettere la propria (e continua) formazione prima di tutto è uno segreti più dichiarati al mondo per avere successo nella vita e, secondo me, anche per essere felici (o almeno una delle componenti per diventarlo).

E non sto parlando di dimostrare teoremi matematici o imparare poesie a memoria (che, per carità, ben venga), ma di quella buona abitudine di ritagliarsi momenti di tempo, seppur brevi, seppur “strappati” dalla quotidianità, per imparare semplicemente quello che ci va di imparare, di scoprire cose che poco prima non sapevamo di esistere, di uscire (anche intellettualmente) dalla nostra comfort zone. Certo, se poi siamo anche tra quei fortunatissimi per cui passioni ed interessi coincidono perfettamente con il lavoro e/o ambito di studio, bè, abbiamo appena fatto bingo.

Domanda: è facile? Ni. No perché ci vuole tanta buona volontà e amore proprio, nel senso di volersi davvero migliorare, giorno per giorno. Altrimenti preferiremmo tutti svaccarci sul divano con gelato e serie TV in quella mezz’oretta di tempo libero, diciamo le cose come stanno. Sì, perché noi, anime inquiete che vivono in questa turbolenta epoca storica, non abbiamo più scuse. Abbiamo internet. Le informazioni che si trovano in Rete sono una marea e di ogni tipo, senza limiti e senza confini. Ma c’è di più: l’internet ci offre la possibilità di usufruire di una formazione strutturata, intesa come corsi o lezioni, con il culo comodamente poggiato sulla sedia di casa nostra, o al parco, o al mare, o in metro. Basta avere una connessione. Ah, dimenticavo, molte di queste piattaforme più o meno dedicate al long-life learning sono anche gratuite. E nonostante ciò di ottima qualità.

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Ho provato dunque a riorganizzare un po’ il tutto proponendovi alcune di queste opportunità di apprendimento online (tra quelle che ho provato personalmente o che mi hanno consigliato, ma ce ne sono mille mila in più), divise per categorie. Miliardi di informazioni in diversi formati. Non ringraziatemi.

PODCAST

Allora, parliamone. Anzi, forse ci faro un articolo apposito, perché il mondo del podcasting sta vivendo un momento di grande diffusione e ri-valutazione su cui, a mio avviso, vale la pena ragionare. Tuttavia, mantenendo il focus sulla formazione, podcast e file audio sono una enorme risorsa per chi vuole formarsi senza sottrarre ulteriore tempo alle proprie giornate. Mentre si guida in auto, mentre si fa sport, si cammina, si viaggia sui mezzi pubblici, si fanno le pulizie di casa, insomma sempre. Basta schiacciare play ed ascoltare. Tra l’altro c’è anche la possibilità di scaricare i file ed ascoltarli senza connessione. Tanta roba. Non ho molto da consigliarvi perché li sperimento da poco, ma trovare podcast sul web è come cercare un italiano a Londra: ESTREMAMENTE FACILE. Spesso mi capita di ascoltare Scientificast, il primo podcast indipendente a tema scientifico in Italia. L’ho conosciuto durante una Summer School, partecipando ad un seminario tenuto da questi ragazzi che, secondo me, fanno una cosa veramente complessa ed estremamente lodevole: spiegare in modo comprensibile e simpatico CONCETTONI scientifici che noi, poveri ignari non del settore, saremmo altrimenti destinati a non capire MAI. Gli speaker sono tutti esperti, ricercatori e cervelloni vari, ma prima di tutto divulgatori. Il che non è affatto scontato.

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YOUTUBE

Ah, il Tubo. A mio avviso una piattaforma estremamente interessante e variegata, il cui impatto dipende tantissimo dal suo user. Ok, parlo come magno: se volete vedere cazzate (ma cazzate vere) ci troverete una marea di cazzate, se volete guardare roba interessante e di qualità, troverete anche quella. Io, per esempio, vado a giornate. Alcuni giorni prediligo canali come Dr. Pimple Popper o 5-Minutes Craft (che può essere utile, a suo modo). Altri invece scelgo di investire i miei Giga in modo migliore. Grande classico, i TedTalks: in tutte le lingue, su tutti i topic, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, sempre grande fonte di informazione ed ispirazione. Ultimamente invece sono abbastanza in fissa con il canale di Marco Montemagno: sì, lo so, non è simpatico a tutti, però ultimamente sta portando avanti un format molto interessante dove, per circa un’ora, conduce delle interviste a personaggi e talenti dell’epoca digitale, gente nata con e sul web e che ha davvero qualcosa da raccontare. Per ciò che concerne il mio ambito professionale, adoro anche ascoltare HRD Leaders, un canale che propone lunghe interviste agli HR Director delle aziende più grandi e di successo. Amo molto anche i canali di quelle brave persone che offrono “corsi” di lingua: per perfezionare la pronuncia della lingua inglese, ad esempio, guardo spesso i video di English with Lucy, inglese fanatica del british english che mi fa sempre rendere conto di quante pronunce sbagliate mi siano state insegnate a scuola. Damn. Cosa figa di YouTube: i sottotitoli che si generano automaticamente e istantaneamente. Non esistono barriere nella fruizione dei contenuti qui, neanche quelle linguistiche.

CORSI ONLINE (MOOC)

Oscuro acronimo che sta per Massive Open Online Courses (Corsi Online aperti su larga scala): sono corsi di formazione sul web (quasi sempre), accessibili a chiunque e da qualunque parte del mondo. Connessione ad internet permettendo. Le tematiche sono disparatissime, dalla letteratura al marketing fino al Business o IT. Fonte davvero inesauribile per allargare le proprie conoscenze o rafforzare le proprie competenze. La maggior parte dei MOOC sono in Inglese, ma trovarli in Italiano non è impossibile. L’Unione Europea, inoltre, sostiene e promuove molti di questi “aggregatori” di MOOC, ve ne cito alcuni: EMMA (European Multiple Mooc Aggregator) è uno dei progetti supportato dall’UE, una piattaforma che eroga corsi aperti e gratuiti prodotti da università Europee e istituzioni culturali; Eduopen è invece un progetto finanziato dal MIUR e a cui contribuiscono molte università italiane: in questo caso è previsto anche il rilascio di certificati di partecipazione e crediti formativi; Iversity è una delle più conosciute forse, qui si trova davvero di tutto! Mi fermo, ma ce ne sono molti altri. Ah certo, anche Google eroga diversi corsi gratuiti, per la maggior parte (giustamente) incentrati in ambito digital/SEO/marketing digitale.

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Sarò sincera, avrei voluto aggiungere molte altre cose (oltre alle miriadi di cui ancora non sono venuta a conoscenza). Comunque il concetto di questo sproloquio rimane: formatevi, imparate, siate curiosi, diventate la versione migliore di voi stessi. Condividere la conoscenza senza imporre barriere (economiche e strutturali) ci ricorda che l’istruzione non è (più) un lusso per pochi.

Con tutti gli strumenti che il web ci offre, non resta che rimboccarsi le maniche!

 

 

 

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Cose Belle: le 5 cose che ho imparato praticando Yoga (senza saperne nulla)

di Sara Corrieri

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Cose Belle: perché le Insta(gram) Novels della NY Public Library non sono la soluzione

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi sta in un nuovo punto di vista, una bella trovata che sa di amore per la lettura e passione per il buon marketing digitale

Lettrici e Lettori di Cose Belle, in questa puntata ho deciso di lasciarvi dueddue pensierini sono una novità molto interessante che sta girando ormai da qualche settimana sui social.

Sicuramente avrete già sentito parlare delle Insta Novels, l’idea senza dubbio rivoluzionaria apparsa sull’account Instagram della New York Public Library il 22 Agosto scorso: senza troppi giri di parole, una delle biblioteche grandi e prestigiose degli Stati Uniti (fondata nel 1895 e con giusto giusto 50 milioni di opere conservate) ha deciso di iniziare a pubblicare romanzi “grandi classici” sotto forma di Instagram Stories. Ovviamente c’è lo zampino di un’Agenzia di Comunicazione con i controcazzi, la Mother in New York. Praticamente, se cercate il profilo della NYPL in questo momento troverete negli Highlights il celebre Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carrol adattato magistralmente al formato Insta Novels.

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Benone, cosa ne pensiamo? Partiamo da come è stata costruita la comunicazione del progetto ed il progetto in sé, poi passiamo all’impatto mediatico ed infine a che tipo di cambiamento questa novità può effettivamente apportare al mondo dell’editoria. (Ce ne sono di cose da dire, eh).

La comunicazione del progetto si è basata sul concetto di innovazione quando effettivamente l’innovazione non c’è: adoro questo video di presentazione dove, con un intento di “denuncia” sociale (o forse digitale, non so) la NYPL si chiede “Tra avocado, cani e cani dei nostri amici, le STORIE dove sono?. Servita su un piatto d’argento direi. Encomiabile poi la scelta di inserire delle illustrazioni ad hoc, realizzate da Magoz: lo stile riconoscibile dell’artista brandizza e rende maggiormente identificabile l’intero progetto. E questo è sicuramente un plus. Come è un plus lo “sforzo” di rendere un romanzo quanto più possibile ergonomico rispetto allo schermo del nostro smartphone: il digitale elimina i limiti di spazio, quindi i testi sono grandi e ben leggibili; le pagine si sfogliano esattamente come siamo abituati a guardare le stories: un tocco a sinistra per tornare indietro, un tocco a destra per andare avanti. Non sto a dirvi che la parte che più ho adorato è stata il thumb here, il pallino che ti suggerisce dove posare il dito per bloccare lo scorrimento delle Stories…o pagine, non lo so.Insta-Novels-NYPL-770x515

Conseguenza di questo bel pastrocchio di idee e di design? ODDEOOH L’EDITORIA STA MORENDOH !!1!!1!! (tentativo di simulare lo spasmo da apocalisse che colpisce i media ogni qual volta una minima innovazione nel campo digital/tecnologia si trasforma nella potenziale arma letale che dissolverà la Terra e il genere umano). Praticamente ODDEOH L’EBOOK SARA’ LA MORTE DEI LIBRI pt. 2. No, ragazzi, no. Calmiamoci. Le Instagram Stories non saranno MAI il luogo ed il momento adatto alla lettura. E questo un lettore navigato (ma anche uno novello) lo sa e lo capisce. L’illuminazione, il problema del segnalibro, dai su, non ve lo devo mica spiegare il perché.

Questo non toglie assolutamente alcun merito al progetto Insta Novels in quanto, mio modestissimo parere, lo trovo geniale e ben fatto sotto vari punti di vista. Punto uno, è una mega ed azzeccatissima campagna pubblicitaria per la NY Public Library veramente, veramente low cost: soltanto a guardare come si è vertiginosamente impennato il numero di follower del profilo Instagram ci hanno guadagnato, per non parlare del rafforzamento della brand awareness e reputation in tutto il mondo.

Punto due: questo è solo l’ennesimo progetto che dimostra quanto sia insensata nel 2018 la dicotomia analogico vs digitale. E quanto sia contro produttiva. Con intelligenza l’online è e può diventare uno strumento di potenziamento e rivalutazione di tutto quello che, nel mondo reale, sta perdendo un po’ di appeal, soprattutto per i più giovani (mi riferisco a quelle generazioni nate praticamente con il tablet in una mano e l’ iPhone nell’altra): la cultura, la musica, i libri, l’arte in generale. Non cambia il concetto, cambia solo l’esperienza, o meglio, in questo caso, il modo ed il mezzo che ci consentono di vivere l’esperienza della lettura, la fruizione. E poi sono estremamente convinta che chiunque, anche il Millenial di turno, che si trovi a leggere le stories della NY Public Library finirà per appassionarsi, andare in libreria e comprare il libro (o al massimo ordinarlo su Amazon).

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Tornando a noi, le Insta Novels non saranno la soluzione alla “crisi” dell’editoria e non faranno svettare le percentuali di lettori nel Mondo. A mio avviso, sono solo un ulteriore, piccolo grande tassello che ci dimostra che anche un’antica biblioteca può adattarsi (virtuosamente) al digitale; ci ricorda quante Cose Belle si possano fare con degli strumenti che normalmente siamo troppo impegnati a demonizzare.

Ciao Amici, alla prossima!

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Cose Belle: i 5 segreti per un CV perfetto che i Recruiter non vogliono svelarvi

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi è potpourri di consigli un po’ a caso basati sulla mia traballante e brevissima esperienza nel mondo delle Risorse Umane (ma almeno sono fatti col cuore) (sì, il titolo è un po’ clickbait)

Carissimi Lettrici e Lettori di Cose Belle, questo si che è un ben ritrovati! Sono stata lontana da questi schermi, è vero, ma vi ho pensato intensamente. Ho viaggiato e sprecato miseramente il mio tempo in attività poco costruttive, ogni tanto ho anche lavorato, però ho raccolto tante curiosità e cose bellissimissime che voglio raccontarvi.

In questa puntata, tuttavia, voglio far finta di essere una persona seria e per la prima volta ritornare sulla Terra e parlare di qualcosa di concreto e, ahimé, scottante: LA RICERCA DEL LAVORO.

Perché si sa, cercare un lavoro è un lavoro a tempo pieno e, con Settembre alle porte, sono certa che qualcuno di voi sta armeggiando con CV e siti di annunci con la speranza di accaparrarsi l’occupazione perfetta.

Bello sbatti, concordo, ma vi assicuro che anche dall’altra parte non ce la si passa benissimo. Ebbene, sto parlando di loro, i temutissimi e stereotipatissimi selezionatori, persone senza scrupoli che si aggirano tra gli uffici HR delle Aziende per tuonare giudizi sulla gente e distruggere i loro sogni più puerili.

Ecco ragazzi, io un giretto in quell’ufficio me lo sto facendo abbastanza spesso e, credetemi, non è esattamente così. Avere a che fare con le persone, soprattutto con professionisti più o meno navigati alla ricerca di un’opportunità lavorativa può essere bellissimo e bruttissimo, ma sicuramente complicato. SEMPRE complicato.

Lo so, non sono nella posizione di esprimere opinioni con adeguata coscienza di causa in quanto posso definirmi una bavosa novellina, però qualche piccolo consiglio da insider voglio provare a darvelo. Soprattutto a giovani che, come me, sono alla ricerca di un posticino nel mondo del lavoro e hanno davvero qualcosa da offrire.

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Orsù, siamo nel 2018 ma vi rivelo una grande verità: il CV è ancora la chiave di tutto. Quindi, ecco a voi cinque consigli un po’ insoliti e diversi da quelli generalmente urlati dal web (secondo il mio modestissimo e discutibile parere, a voi l’ardua sentenza).

  1. LA FOTO SI, LA FOTO NO, LA FOTO CE LA METTEREI, E PURE CARUCCIA

Se inviate la vostra candidatura all’estero e, in particolare, nei Paesi anglosassoni, un CV con foto potrebbe essere addirittura scartato a priori: valutare un CV partendo dall’immagine è considerata una pratica discriminante. Vero. Però in Italia non è così, credete ad una povera scema. Non vi sto dicendo che la gente viene selezionata in base all’aspetto fisico, per carità, sarebbe sbagliato ed un tantino illegale, ma un CV con tanto di foto di alta qualità, in cui la persona appare sorridente, rilassata e professionale fa tutto un altro effetto. Leggere il trascorso di una persona allegandogli mentalmente un’immagine è rassicurante per chi seleziona, a prescindere da quanto siete carini, alti, bassi, magri. Credo che la differenza stia proprio nel poter dare un volto a quelle esperienze, associare un’immagine ad una vita (professionale).  Insomma, se avete l’amico Ph (chi non ha un amico Ph) fatevela fa na bella foto, al massimo la mettete come immagine profilo su Facebook! Ops, i social, tasto dolente. Vi rimando al punto 5.

  1. DIMMI TUTTO MA NON TROPPO

Il Curriculum Vitae non è nient’altro che una carta di identità professionale. Ma diciamoci la verità, quanto sono noiose le carte d’identità? Evitate quindi di spiegare ogni singola attività, ogni minimo particolare. Siate esaustivi ma non esaurienti. Inserite parole e competenze chiave, ma non andate troppo a fondo. Non perché le vostre esperienze non interessino al selezionatore, ANZI, ma l’approfondimento è riservato ad un secondo momento, quello del colloquio individuale, in cui dovrete essere pronti a rispondere a tutte le domande che vi saranno rivolte. Se lasciate volutamente qualche particolare “in sospeso” saprete già quale domande aspettarvi. Sta tutto nel saper creare della curiosità nella mente del recruiter ed invogliarlo a chiamarvi. Ah, attenzione al colloquio telefonico, è più importante di quel che sembra!  Rimando al punto 4.

  1. I BUCHI NON PIACCIONOcolloquio-lavoro

Che detta così pare una cosa un po’ osé.  Mi riferisco a quei più o meno lunghi slot temporali che nel CV sembrano non essere mai esistiti. Mi spiego: quei “buchi” che, guardando alle date, si evincono tra le varie esperienze formative o lavorative non piacciono molto ai selezionatori. Non so perché, le spiegazioni possono essere molteplici e disparate, però non fa un bell’effetto, diciamo così. Non che ci sia qualcosa di sbagliato o oscuro: nella maggior parte dei casi si tratta di periodi di viaggio prolungato, di pausa, o periodi in cui si sono svolti lavori e/o corsi formativi che non sono in linea con la posizione o che volutamente si vogliono nascondere. Bene, sappiate che vi sarà chiesto il perché di quel buco nero. Or dunque, onde evitare la domanda imbarazzante, vi consiglio di sfoderare la carissima, sempre verde “Lettera di Presentazione”. Sì, la odio anche io, ma in alcuni casi è importante. Punto numero uno, LA LETTERA DI PRESENTAZIONE NON E’ IL RIASSUNTO DEL CV. Ce la facciamo anche da soli, grazie. Potrebbe essere tuttavia un ottimo mezzo e spazio per spiegare al selezionatore possibili incongruenze e/o assenze prolungate dal mondo del lavoro o della formazione presenti sul CV. In questo caso sono utili ed apprezzate.

  1. SE TELEFONANDOCall

Il primo colloquio telefonico è fondamentale. Ammetto che è molto difficile da gestire, perché le emozioni in genere sono  forti quando si realizza con chi si è al telefono. Ma questo il selezionatore lo sa e non vi giudicherà certo se vi trema un po’ la voce. Tuttavia, appena ritornate sulla terra e siete pronti ad iniziare la conversazione, valutate alcune cose: se siete in una condizione non ottimale per parlare tranquillamente (luogo affollato, incontro importante, in pieno hangover), DITELO (non che siete in hangover però, eh)! Il selezionatore se lo aspetta, non si offenderà se molto gentilmente gli o le chiedete di richiamarlo/a tra qualche minuto o il tempo che vi serve per trovarvi in un posto tranquillo. Secondo consiglio, sul CV inserite sempre e solo il vostro numero di cellulare personale, o comunque un telefono sempre rintracciabile che usate solo ed esclusivamente voi. Immaginate che un selezionatore chiami a casa vostra e risponda vostra nonna, ci siamo intesi? Terzo punto, un po’ più delicato: se siete attualmente lavoratori e il selezionatore vi chiama in orario di lavoro, non rispondete subito. Vi spiego, non è indice di serietà utilizzare il cellulare privato quando si è in orario di lavoro. Vi basterà richiamare poco dopo (appena vi è possibile allontanarvi) precisando di essere in pausa.

  1. VERITÀ, NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀlinkedin-cover

Sì, questo consiglio vi sembrerà trito e ritrito. Effettivamente vale sempre, nel CV, nel colloquio telefonico e nel colloquio individuale. Ma in questo caso, mi riferisco alla vostra identità sui social network. FERMI TUTTI, momento sociologico: viviamo in un momento storico dove l’identità che costruiamo online va non solo a riflettere ma addirittura ad integrare quello che siamo veramente. Ciò può essere molto positivo o estremamente pericoloso, non ci sono vie di mezzo. Ecco, il selezionatore è generalmente interessato a voi come persona, a cosa vi piace fare nel tempo libero, come interagite con gli altri, quali sono i vostri interessi e le vostre passioni. Quale miglior mezzo se non trasmettere tutte queste informazioni attraverso i vostri contenuti? Quindi, non sono della parrocchia “cancellatevi dai social o impostate privacy a manetta”; al contrario, curate i vostri contenuti, fate dei vostri social il riflesso di voi stessi, un prolungamento se vogliamo, che vi permette di raggiungere più gente, anche il vostro selezionatore. Siate sinceri, siate voi stessi. A volte hobby strani e passioni singolari (senza esagerare, eh) sono considerati positivamente. Piccola postilla per LinkedIn: è sì un social network, ma è un social network PROFESSIONALE. In quel caso non ci interessa la vostra passione per gli unicorni zebrati o le vostre partecipazioni ai tornei di leccatori di francobolli. Vi prego, no. Nel caso di LinkedIn, il primo consiglio è fatelo (se ancora non lo avete) e poi curatelo come si deve (e solo in quel momento segnalatelo sul CV). Ci sono milioni di articoli su come costruire un profilo LinkedIn al meglio. Per la parte di “social recruiting” LinkedIn è uno strumento primario, non possiamo più permetterci di trascurarlo. Ah, consiglio personale, non riducetelo ad una semplice versione online del vostro CV cartaceo: aggiungete contenuti, file multimediali, video, articoli, presentazioni. Credetemi, può essere una grande risorsa professionale!

Ecco, adesso avete due scelte: o considerare questi consigli effettivamente utili e metterli in pratica oppure cestinare questo articolo e pensare “Sara, per favore, torna a zappare” (sapessi zappare, neanche quello ragà, neanche quello).

In ogni caso, online trovate mille mila guide più esaustive (e meno divertenti) su come creare il vostro CV ed una serie di elementi imprescindibili da considerare.

Io, dal canto mio, sto già pensando a quante altre vagonate di Cose Belle non vedo l’ora di consigliarvi!

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Cose Belle: FutureMe, una lettera, mille futuri possibili

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi sa di lettere ritrovate, propositi dimenticati e futuri incerti

Amici di Cose Belle, ciao! Chi ha paura del futuro? Ormai è quasi una domanda retorica. Se rispondi no, o sei terribilmente incosciente (e/o ubriaco) oppure stai spudoratamente mentendo. E non parlo solo di prospettive lavorative (BRIVIDO), penso proprio ad un nostro Io futuro, a cosa proviamo quando ci mettiamo a pensare dove saremo tra due, sei, vent’anni, e soprattutto COME SAREMO.

Scriviamo spesso buoni propositi (lo facciamo tutti, ciancio alle bande), appunti sulla nostra vita e su quello che ci è successo “oggi” per essere certi che nel “domani” eviteremo di dimenticare. Ma spesso (e non credo per una congiunzione del destino puramente involontaria) abbandoniamo queste preziose riflessioni lì dove sono, all’improvviso ci appaiono stupide e alla fine ce ne dimentichiamo davvero.

Tutto questo preambolo altamente noioso e melodrammatico per dirvi che nel fantastico mondo dell’internet esiste qualcosa che fa al caso nostro, di noi che, a conti fatti, vorremmo proprio fare quattro chiacchiere con la persona che diventeremo (quindi TUTTI NOI).

Si chiama FutureMe e, a dirla tutta, dal punto di vista tecnico/digital/futuristico non è neanche sta gran scoperta: è un servizio online che permette di inviare lettere (via email) al te stesso del futuro (e anche ad altri, ma non in modo anonimo); puoi decidere tra quanti anni la tua lettera verrà recapitata; puoi impostare la privacy sia su Pubblico che Privato e sì, è possibile modificare sia l’indirizzo email che il testo della lettera in un secondo momento, ma NON la data di invio (per info tecniche dato un’occhiata qui).

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Dal punto di vista personale ed emotivo direi, it’s definetely a serious business: per farvi un esempio concreto, sono mesi che penso di farlo ma NON HO ANCORA AVUTO IL CORAGGIO. Immaginate quanto sia difficile parlare a sé stessi, di sé stessi, rivolgendosi a un sé che probabilmente sarà molto diverso dal sé di adesso. Ops, sembra uno scioglilingua, ma è così. Pensate a quanto avete tremato per l’adrenalina e l’emozione quando avete ritrovato quel bigliettino nella tasca, quella pagina scritta a mano su un vecchio diario di scuola, quella dedica su un libro tanto caro ma ormai abbandonato. Riprovate queste sensazioni e moltiplicatele per mille, pensando a quando riceverete questa lettera.

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Che poi potremmo pensare di tutto leggendola, noi, ipotetici Io del futuro: l’Io del passato era ingenuo, timoroso, forte, divertente, immaturo, migliore. L’Io del passato ero Io? Sarò in grado di riconoscermi?

Ok. Io sono già entrata in un loop esagerato. Mi fermerei qui.

 

E voi avete trovato il coraggio di scrivere una lettera al vostro Io del futuro? Perché di voglia, sono certa, ne avete già a sufficienza.

N.B. Esistono anche altri siti web che offrono questo tipo di servizio, per esempio Letter2future funziona più o meno allo stesso modo e, in più, permette con un piccolo contributo economico anche la spedizione della lettera in formato cartaceo.

Se ne conoscete altri simili fatemelo sapere, grazie!

 

 

Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: di come Una Parola al Giorno possa migliorarti la giornata (e il lessico)

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi parla di parole e di amore per una lingua, la propria (che poi è anche un po’ amor proprio, diciamolo)

Cari lettori, amici di Cose Belle e non, oggi parleremo di una delle cose che amo di più in assoluto: LA LINGUA ITALIANA. Sissignore, ce la invidiano tutti, alla pari di cibi e ricette, e qualunque non-italiano vi ascolterà parlare anche per pochi secondi vi si avvicinerà con occhi a cuoricino biascicando “Sembra musica” (provare per credere).

Peccato, però, che la sua bellezza si accompagni a grande difficoltà e ricchezza lessicale. Peccato perché mediamente si conosce solo una piccola parte (non oltre settemila) delle parole che la lingua italiana ci offre, a fronte di centinaia di migliaia di voci del vocabolario, alcune estremamente specifiche, in grado di definire alla perfezione una miriade di oggetti, situazioni e sentimenti. E a volte quelle che pensiamo di possedere le conosciamo appena, in modo superficiale, non vivo, non creativo.

Per questo motivo vorrei consigliarvi la cosa meravigliosa che è Una parola al giorno.it: che vogliate arricchire il vostro vocabolario o soddisfare semplicemente la più o meno latente ossessione per l’etimologia delle parole (o forse questa ossessione ce l’ho solo io ma sorvoliamo) questa è la soluzione perfetta, super facile, gratuita e tanto tenerona. Basta andare sul sito, iscriversi et voilà! Ogni mattina riceverete una newsletter con la parola del dì.

Una parola al giorno nasce dall’idea di Massimo e Giorgio nel 2010 con l’intento di riscoprire parole belle e poco conosciute oppure abusate ma dal significato più profondo ed intenso dell’uso comune. I termini non sono scelti a caso ma rispecchiano esattamente quella fetta del lessico italiano che, se conosciuta, faciliterebbe e arricchirebbe di senso e significato la comunicazione (scritta e parlata) di tutti i giorni, non solo quella letteraria. Infatti c’è la possibilità di suggerire parole incontrate (o scontrate) nel quotidiano ai due autori, che si prenderanno poi la briga di sviscerarle e rivelarne i segreti più reconditi.

La cosa figa è che Una parola al giorno è tutto fuorché un dizionario: per ogni termine viene raccontata una vera e propria storia, degli aneddoti; come se alle parole venisse attribuita una personalità, un carattere, come a dare la possibilità al lettore di interagire con esse. In altre parole (AHAH), non cinque minuti di lettura passiva intrisa di nozionismo ma un piccolo momento per sé in cui dedicarsi alla bellezza della lingua italiana regalandosi una chicca in più. Il sito è tutto da scoprire: potete adottare le parole che preferite, commentarle e sì, da questo progetto è nato anche un libro (stupenda idea regalo).

Tutto questo è spiegato decisamente meglio ed in modo più conciso (a proposito di parole bistrattate) nel Manifesto di Una parola al giorno, da cui rubo questa frase per concludere (e che personalmente ADORO):

“Alla domanda «Quale è la lingua più bella del mondo?» si risponda «L’italiano» non perché lo è, ma perché è la risposta dell’innamorato

Alla prossima cosa bella, lettori!

 

 

 

Cose Belle, Costume & Società, Cultura & Intrattenimento

Speciale Cose Belle: il Festival di Sanremo dal mio punto di vista

di Sara Corrieri

“…Sanremo è un’occasione perfetta per aprirsi una finestra, trasparente e senza filtri, sul mondo dello spettacolo. Dello spettacolo all’italiana, direi…”

Ogni anno torna puntuale, come il Natale e la Pasqua, ogni anno lo critichiamo e lo aspettiamo, pronti a giudicare. Eppure ogni anno siamo incollati alla Tv a sognare il festival di Sanremo, sarà per quel senso di appartenenza ed orgoglio nazionalista (che noi, italiani, non riusciamo proprio a mascherare), sarà perché non c’è niente di meglio (ma solo di peggio) in Tv.

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Io sono proprio tra quelli, italiani d.o.c. criticoni che sogna un giorno di poter sedere nella platea dell’Ariston in quelle cinque serate di magia e spettacolo. Me lo immaginavo così. In quella platea non sono stata ancora seduta ma quest’anno ci sono andata veramente vicino. Ho avuto la possibilità di vivere in prima persona quella breve parentesi patinata in una cittadina di mare ligure che sembra quasi un set cinematografico, piena di scorci e voglia di vacanza.

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Sto cercando di riordinare le idee e raccogliere le mie impressioni. Andiamo per ordine.

Atmosfera. Avete presente una sagra di paese? Ma sì, quella con le strade gremite, le lucine trash, i ragazzini frignanti con i palloncini e i vecchietti che fanno gruppo, parlando del mondo che va a rotoli e del prossimo ticket all’Asl. Aggiungeteci i gruppi di ragazzine urlanti, le fan tipo delle meteore della musica, che assediano gli hotel dove aggiornano i loro temporanei beniamini e rincorrono armate di cellulare qualunque essere vivente degno di un loro selfie, debitamente filtrato e photoshoppato all’occorrenza. E poi ci sono loro, la “gente di spettacolo” (o presunta tale).

Persone e personaggi. Ho visto, parlato con tantissima gente. Gente strana, gente assurda, gente triste, gente straordinaria. Sanremo è un’occasione perfetta per aprirsi una finestra, trasparente e senza filtri, sul mondo dello spettacolo. Dello spettacolo all’italiana, direi. Una serie di morti di fama, come si usa dire sfruttando il gioco di parole, ricoperti da una patina di make-up di plastica. Storie di persone che aspettano Sanremo per appagare con una foto rubata quel senso di vuoto, starlette decadute che ritrovano il senso della vita in una intervista alla radio di provincia. Ho visto le storie di artisti inesperti, gli occhi di chi è spesato ma sa perfettamente che quello è e sarà il suo mondo. Pochi ci riusciranno, lo sanno, ma preferiscono viversi il sogno, pur breve che sia. E poi ci sono le persone veramente importanti e no, non i VIP da xK seguaci che nascondono le proprie falle artistiche dietro lo sciame di followers anonimi e passeggeri. Gli artisti, quelli importanti davvero. Che ne hanno venduti di dischi, calcati di palchi. Che ne hanno abbracciati di fan, incrociati di occhi adoranti. Ma che nonostante tutto, tu li vedi e loro sono lì, persone come tutte che hanno fatto della propria sensibilità un lavoro ed una ragione di vita. E torna un po’ di speranza.

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Comunicatori. Diciamolo, a un personaggio dello spettacolo corrispondono almeno cinquanta tra giornalisti, fotografi, speaker radiofonici. E sì, se avete fatto qualche conto in questi giorni a San Remo ce ne sono stati proprio tanti. È veramente completamente folle osservare questa macchina discontinua di (più o meno) professionisti, piccoli bulloni ed ingranaggi di un meccanismo molto più grande e complesso, assetato di scoop per continuare a sopravvivere. Davvero, continuo inesorabilmente ad interfacciarmi con questo mondo ed ogni volta mi viene proposto uno scenario senza logica, confusione, incertezza. Il tutto mosso da passione, energia allo stato puro. E sapete cosa vi dico, ogni volta mi convinco che questo è il mio mondo, il “mio” posto giusto.

Musica. La musica. Il senso di tutto questo. La protagonista (o quella che dovrebbe essere la protagonista) di questo festival della canzone. Non parlerò di bello e brutto, la musica è sempre arte ed il gusto sempre soggettivo. Posso dire solo di aver visto ancora due fazioni, due mondi, due modi di fare musica, uno del presente e uno del passato, che invece di comunicare ed esplorarsi a vicenda si scrutano di soppiatto, con diffidenza. La musica italiana persiste nel suo legame indissolubile con i tempi d’oro, preferendo la continua evocazione delle glorie del passato ad uno sguardo lungimirante, che guarda al presente e si accinge al futuro.

Anche quest’anno c’è stato il festival di Sanremo, anche quest’anno lo abbiamo guardato e anche quest’anno ci ha fatto sempre tutto schifo. Ma anche quest’anno, come sempre, ci siamo cullati tra le note, gli scandali e i protagonisti patinati di questa sessantottesima edizione.  Perché Sanremo è Sanremo. E noi, gli italiani, siamo sempre italiani.

Grazie a RadUni per avermi dato questa possibilità, qui trovate i podcast, frutto del lavoro di Chiara, Enrico, Francesco, Sara e Silvia in queste folli giornate (e nottate) sanremesi.

Cose Belle, Costume & Società, Musica

Cose Belle: preparate le valigie, viaggio nel tempo con radiooooo.com

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi ha un gusto un po’ vintage, parla di una macchina del tempo, un lungo viaggio e una colonna sonora

Cari lettori, amici fedeli e nuovi adepti della rubrica “Cose Belle”, oggi ho per voi una vera e propria BOMBA.

Oddio, non vorrei ritrovarmi a scoprire di essere l’unica ad avere appena scovato questo gioiellino del web, ma non importa, sono troppo eccitata e ho bisogno di condividerlo con voi, buon gustai della bellezza.

Allora vi piace viaggiare? Ma certo, lo amate. Vi piace la musica? Ovvio che sì, altrimenti state vivendo a metà. Ascoltate la radio? Bé se non lo fate, direi che è il momento giusto per iniziare. Ecco, e se vi dicessi che potete fare queste tre cose contemporaneamente, con il vostro culo comodamente adagiato sulla poltrona di casa, un dispositivo qualsiasi e una connessione ad internet?

No, non sto scherzando: la risposta a questa domanda è radiooooo.com ed è una cosa davvero bella. Sì, lo so, di radio già ne avevamo parlato poco fa, ma questa è veramente speciale. Si tratta di una web radio che, invece di proporre una noiosa lista di artisti in ordine alfabetico, offre un vero e proprio viaggio virtuale nel tempo e nello spazio. Vi basta interagire con una cartina per scegliere un’area o un Paese del globo, selezionare uno tra i 12 decenni (dal 1900 ad oggi) e il “mood” che preferite  (Slow, Fast, Weird) per immergervi completamente nel sound radiofonico di quell’ epoca e di quel luogo.

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L’idea che sta dietro a questa meravigliosa macchina del tempo è addirittura più affascinante. Risale al 2012, quando un dj francese, Benjamin Moreau, fondatore del progetto, stava facendo un giro sulla vecchia auto del padre, una sportiva degli anni 60’. Girando le manopole della radio vintage sul cruscotto capitò su una stazione che passava musica techno. L’esservi ritrovato in una sorta di bolla temporale fece scattare l’idea di ricreare viaggi musicali nel tempo.

Moreau condivise l’intuizione con il produttore musicale Raphaël Hamburger e il gallerista d’arte contemporanea Emmanuel Perrotin, che lo incoraggiarono a sviluppare una vera e propra start-up. Nacque così Radiooooo, dove le cinque “o” rappresentano i cinque continenti.

La piattaforma ha da subito attirato un gran numero di collaboratori che, con pazienza e certosina precisione, ha dato vita ad una vera e propria raccolta di “tesori musicali” del mondo – come li chiama Moreau – organizzata per nazioni e decadi, dalla nascita della radio sino ad oggi.

Ma la figata sta in questa interfaccia grafica che ti conquista subito, un planisfero disegnato a mano interattivo e una linea del tempo, un vero e proprio portale per viaggiare nel tempo senza il minimo sforzo, se non quello di cliccare sullo schermo.

Al momento il sito offre una playlist di canzoni suggerite da 30.000 iscritti, che partecipano attivamente nel rifornire la mappa di “tesori”, e una squadra di editor che ascoltano e selezionano le proposte, in base a criteri di qualità sia musicale che relativa al file audio.

Davvero siete arrivati fin qui? Ma correte prontamente su radiooooo.com e, cosa dire, BUON VIAGGIO!

Attualità & Territorio, Cose Belle, Costume & Società

Cose belle: “404: Space Not Found”, paesini noiosi e storie di coraggio

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi racconta di un gruppo di giovani coraggiosi, un paese noioso e tanta voglia di fare (e pensare fuori dalla scatola)

Carissimi lettori di “Cose belle”, oggi vi propongo un’edizione un po’ insolita della nostra rubrica. Parlerò un po’ meno da Sara e un po’ più da giovane cittadina di un piccolo comune campano abbastanza (solo abbastanza) dimenticato dal mondo. Ma non ci lamentiamo.

Ed esattamente per evitare di lamentarmi, inizierei subito con un bel “a me non piace il mio paese”. Benissimo, abbiamo messo in chiaro questa cosa. Non mi chiedete perché, vi risponderei con i classici e verissimi luoghi comuni sull’ ottusità diffusa, la chiusura ermetica delle menti, l’inospitalità per una popolazione giovane, per non parlare dei favoritismi, raccomandazioni, inciuci continui e vari e così via.

Da qualche anno a questa parte, almeno per ciò che concerne il mio periodo storico, in questo piccolo paese di provincia qualcosa si è smosso. Sono stata lontana e ho potuto solo osservare dall’ esterno eppure, credetemi, qualcosa si è smosso e smuove ancora. Non scendo nei dettagli perché interesserebbero a pochi o addirittura a nessuno, ma dei giovani molto coraggiosi (e di coraggio ce n’è voluto) si sono rimboccati le maniche e si sono dati quello che a questo posto mancava: un po’ di spirito d’iniziativa, gioco di squadra e tanta, tanta arte.

Più di un anno fa è nata l’avventura di “404: Space Not Found”, il primo festival di arti elettroniche nel Sannio, come hanno titolato molte testate locali, quando ancora si brancolava tra incertezza e perplessità nei confronti di questo esperimento. Perplessità che, diciamocela tutta, era più che giustificata, considerando l’ambiente, le scarse risorse e la giovane età degli organizzatori. Forse è stato meglio così, perché le basse aspettative hanno permesso a questo festival di far ricredere tutti e di iniziare col botto.

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La seconda edizione è stata forse ancora più riuscita, artisti di alto livello e grande partecipazione anche e soprattutto al di fuori dei confini del paesello. Il 28 dicembre ci sarà il terzo episodio e siamo tutti in attesa scalpitante.

Ma questo già si sa. Fatemi raccontare il dietro le quinte, la “cosa bella” secondo me. Questi ragazzi si sono fatti coraggio e, invece di stare qui a lamentarsi come me, si sono dati da soli quello che nessuno, istituzioni e territorio, voleva offrire. Hanno unito le loro competenze ed energie per creare un canale di comunicazione di grande impatto, un evento dove arte e musica si fondono e arricchiscono un territorio arido, ahimè, quando si tratta di cultura. Si parla tanto di noia e inconcludenza nelle nuove generazioni, io nella genesi di questa festival ho visto solo abnegazione, sacrificio, ambizione e testa dura, durissima.

Niente eroismo, solo un gruppo di giovani, un paese noioso, voglia di fare e amore per l’arte.

“404: Space Not Found” è uno schiaffo a chi crede che da “piccoli” non si possano fare grandi cose. Io sono felice che questo paese vanti ancora un cuore pulsante, orgogliosa che ci sia gente che abbia ancora il coraggio di pensare in grande, outside the box, anche quando la scatola è chiusa per bene.

Per partecipare all’eventohttps://www.facebook.com/events/1912219525771443/

Per acquistare i biglietti onlinehttps://www.residentadvisor.net/events/1044947 o scrivendo a 404spacenotfoundfest@gmail.com