Cucina, La cucina del fuorisede disperato

LA CUCINA DEL FUORISEDE DISPERATO: carbonara padre e figlio

di Giuseppe Imbriani

È stata forse la prima ricetta che mio padre mi ha insegnato, il primo piatto che mi ha fatto appassionare definitivamente al mondo della cucina. In casa, ogni sabato è il giorno della carbonara, ancora oggi nonostante le distanze, le assenze, le diete o i cambi di gusto.

La carbonara è un piatto immortale, è tradizione pura, come la pizza, la pasta fatta in casa o la parmigiana; è immortale come la passione e l’amore che si respira quando si cucina insieme a qualcuno, in particolare con il proprio padre. È come se fosse Natale, tutta la famiglia riunita, a parlare del tutto e del niente. Adesso, quando sono io a cucinare la carbonara cerco sempre di migliorarmi, come se dovessi dimostrare che l’allievo ha superato il maestro e, quando preparo la carbonara e sono da solo, o con amici, penso sempre al mio maestro e a tutti gli insegnamenti che mi ha donato, come fosse il migliore chef.

Pancetta o guanciale? Uova intere o solo tuorlo? Pecorino o parmigiano? Spaghetti o bucatini? Cipolla si o cipolla no? Non importa, non è una gara a chi la fa meglio, non c’è Cracco che giudica, non siamo a Roma e scusate se qualcuno si offenderà dopo aver letto la ricetta, l’importante è ottenere un prodotto fatto con il cuore e stare in pace con il mondo per un attimo, per un sabato, con la famiglia, con il papà.

 

Ingredienti:

Vermicelli

Uova intere

Guanciale

Parmigiano

Pepe

Sale

Olio.

 

Procedimento:

Mentre la pasta cuoce in acqua salata, cuocete il guanciale con pochissimo olio (il guanciale è già abbastanza grasso), farlo sudare e non bruciatelo. Intanto sbattete le uova, (1 uovo a testa)  con parmigiano e pepe creando una bella cremina densa. Una volta cotta la pasta, ovviamente al dente, unite la crema, il guanciale e un filo d’olio e acqua di cottura, che vi servirà ad amalgamare il tutto. Dopo due saltate, prendetene e mangiatene tutti.

L’obbligo è fare il bis, mi raccomando.

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Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: FutureMe, una lettera, mille futuri possibili

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi sa di lettere ritrovate, propositi dimenticati e futuri incerti

Amici di Cose Belle, ciao! Chi ha paura del futuro? Ormai è quasi una domanda retorica. Se rispondi no, o sei terribilmente incosciente (e/o ubriaco) oppure stai spudoratamente mentendo. E non parlo solo di prospettive lavorative (BRIVIDO), penso proprio ad un nostro Io futuro, a cosa proviamo quando ci mettiamo a pensare dove saremo tra due, sei, vent’anni, e soprattutto COME SAREMO.

Scriviamo spesso buoni propositi (lo facciamo tutti, ciancio alle bande), appunti sulla nostra vita e su quello che ci è successo “oggi” per essere certi che nel “domani” eviteremo di dimenticare. Ma spesso (e non credo per una congiunzione del destino puramente involontaria) abbandoniamo queste preziose riflessioni lì dove sono, all’improvviso ci appaiono stupide e alla fine ce ne dimentichiamo davvero.

Tutto questo preambolo altamente noioso e melodrammatico per dirvi che nel fantastico mondo dell’internet esiste qualcosa che fa al caso nostro, di noi che, a conti fatti, vorremmo proprio fare quattro chiacchiere con la persona che diventeremo (quindi TUTTI NOI).

Si chiama FutureMe e, a dirla tutta, dal punto di vista tecnico/digital/futuristico non è neanche sta gran scoperta: è un servizio online che permette di inviare lettere (via email) al te stesso del futuro (e anche ad altri, ma non in modo anonimo); puoi decidere tra quanti anni la tua lettera verrà recapitata; puoi impostare la privacy sia su Pubblico che Privato e sì, è possibile modificare sia l’indirizzo email che il testo della lettera in un secondo momento, ma NON la data di invio (per info tecniche dato un’occhiata qui).

FutureMe

Dal punto di vista personale ed emotivo direi, it’s definetely a serious business: per farvi un esempio concreto, sono mesi che penso di farlo ma NON HO ANCORA AVUTO IL CORAGGIO. Immaginate quanto sia difficile parlare a sé stessi, di sé stessi, rivolgendosi a un sé che probabilmente sarà molto diverso dal sé di adesso. Ops, sembra uno scioglilingua, ma è così. Pensate a quanto avete tremato per l’adrenalina e l’emozione quando avete ritrovato quel bigliettino nella tasca, quella pagina scritta a mano su un vecchio diario di scuola, quella dedica su un libro tanto caro ma ormai abbandonato. Riprovate queste sensazioni e moltiplicatele per mille, pensando a quando riceverete questa lettera.

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Che poi potremmo pensare di tutto leggendola, noi, ipotetici Io del futuro: l’Io del passato era ingenuo, timoroso, forte, divertente, immaturo, migliore. L’Io del passato ero Io? Sarò in grado di riconoscermi?

Ok. Io sono già entrata in un loop esagerato. Mi fermerei qui.

 

E voi avete trovato il coraggio di scrivere una lettera al vostro Io del futuro? Perché di voglia, sono certa, ne avete già a sufficienza.

N.B. Esistono anche altri siti web che offrono questo tipo di servizio, per esempio Letter2future funziona più o meno allo stesso modo e, in più, permette con un piccolo contributo economico anche la spedizione della lettera in formato cartaceo.

Se ne conoscete altri simili fatemelo sapere, grazie!

 

 

Cucina, La cucina del fuorisede disperato

LA CUCINA DEL FUORISEDE DISPERATO: tortino di patate e formaggio

In una giornata di quelle in cui finalmente inizi ad assaporare l’aria di primavera mi sono svegliato con la voglia di “pasticciare” e metter su qualcosa di buono da brevettare, magari per occasioni future.

Mi sono così imbattuto in un tortino di patate e formaggio che si è rivelato un’ottima pietanza da preparare in pochi minuti.

RICETTA

Ingredienti:

  • 3-4 patate grandi
  • 300 g. di scamorza
  • 4 fettine di prosciutto cotto
  • Parmigiano grattugiato
  • Pan grattato
  • Sale, Olio, Pepe, Rosmarino

Procedimento:

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Ho prima di tutto tagliato le patate a fette sottili per poi metterle a bollire in acqua salata per 3-4 minuti. Dopo averle scolate con un mestolo forato le ho lasciate asciugare su uno strofinaccio da cucina. Nel frattempo ho imburrato e cosparso di pan grattato una tortiera di 20-22 cm nella quale ho poi disposto un primo strato di patate. Dopodiché ho composto i vari strati aggiungendo la scamorza, un filo d’olio, pan grattato, sale, pepe ed una fettina di prosciutto cotto, lasciando il rosmarino (meglio se essiccato) per l’ultimo strato. Ho poi infornato in forno preriscaldato a 180° per 25-30 minuti.

Ricetta di Rocco Castellucci

Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: di come Una Parola al Giorno possa migliorarti la giornata (e il lessico)

di Sara Corrieri

La cosa bella di oggi parla di parole e di amore per una lingua, la propria (che poi è anche un po’ amor proprio, diciamolo)

Cari lettori, amici di Cose Belle e non, oggi parleremo di una delle cose che amo di più in assoluto: LA LINGUA ITALIANA. Sissignore, ce la invidiano tutti, alla pari di cibi e ricette, e qualunque non-italiano vi ascolterà parlare anche per pochi secondi vi si avvicinerà con occhi a cuoricino biascicando “Sembra musica” (provare per credere).

Peccato, però, che la sua bellezza si accompagni a grande difficoltà e ricchezza lessicale. Peccato perché mediamente si conosce solo una piccola parte (non oltre settemila) delle parole che la lingua italiana ci offre, a fronte di centinaia di migliaia di voci del vocabolario, alcune estremamente specifiche, in grado di definire alla perfezione una miriade di oggetti, situazioni e sentimenti. E a volte quelle che pensiamo di possedere le conosciamo appena, in modo superficiale, non vivo, non creativo.

Per questo motivo vorrei consigliarvi la cosa meravigliosa che è Una parola al giorno.it: che vogliate arricchire il vostro vocabolario o soddisfare semplicemente la più o meno latente ossessione per l’etimologia delle parole (o forse questa ossessione ce l’ho solo io ma sorvoliamo) questa è la soluzione perfetta, super facile, gratuita e tanto tenerona. Basta andare sul sito, iscriversi et voilà! Ogni mattina riceverete una newsletter con la parola del dì.

Una parola al giorno nasce dall’idea di Massimo e Giorgio nel 2010 con l’intento di riscoprire parole belle e poco conosciute oppure abusate ma dal significato più profondo ed intenso dell’uso comune. I termini non sono scelti a caso ma rispecchiano esattamente quella fetta del lessico italiano che, se conosciuta, faciliterebbe e arricchirebbe di senso e significato la comunicazione (scritta e parlata) di tutti i giorni, non solo quella letteraria. Infatti c’è la possibilità di suggerire parole incontrate (o scontrate) nel quotidiano ai due autori, che si prenderanno poi la briga di sviscerarle e rivelarne i segreti più reconditi.

La cosa figa è che Una parola al giorno è tutto fuorché un dizionario: per ogni termine viene raccontata una vera e propria storia, degli aneddoti; come se alle parole venisse attribuita una personalità, un carattere, come a dare la possibilità al lettore di interagire con esse. In altre parole (AHAH), non cinque minuti di lettura passiva intrisa di nozionismo ma un piccolo momento per sé in cui dedicarsi alla bellezza della lingua italiana regalandosi una chicca in più. Il sito è tutto da scoprire: potete adottare le parole che preferite, commentarle e sì, da questo progetto è nato anche un libro (stupenda idea regalo).

Tutto questo è spiegato decisamente meglio ed in modo più conciso (a proposito di parole bistrattate) nel Manifesto di Una parola al giorno, da cui rubo questa frase per concludere (e che personalmente ADORO):

“Alla domanda «Quale è la lingua più bella del mondo?» si risponda «L’italiano» non perché lo è, ma perché è la risposta dell’innamorato

Alla prossima cosa bella, lettori!

 

 

 

Costume & Società, Musica

Recensione dell’album “Wonder” by Scarlet

di Sara Corrieri 

ARTISTA: Scarlet
ALBUM: Wonder
GENERE: Rock, Alternative
TRACCE:

  1. Wonder
  2. Demon
  3. Take me back
  4. Behind
  5. You uh
  6. Layne
  7. Another
  8. Arizona

31′

ETICHETTA: Luma Records
DATA PUBBLICAZIONE: 26 Marzo 2018

“…finalmente una voce e un personaggio femminile non scontato, misterioso e dannato come le icone del passato a cui si ispira…”

La recente scomparsa di Dolores O’Riordan, frontwoman dei The Cranberries, ha segnato una generazione. In poche sono riuscite ad eguagliare il suo modo scomposto e carnale di cantare le emozioni, anche quando fanno male. Ascoltare Wonder (in anteprima per Derivati Sanniti, l’album uscirà il 26 marzo, ndr), LP d’esordio della giovane rocker campana Scarlet, riporta inevitabilmente alla cantautrice irlandese.

E questa è già un’ottima premessa.

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Sono otto le tracce proposte da Rossella Sicignano, figlie del progetto musicale Scarlet, punto di arrivo di un percorso importante di maturazione artistica che passa dal teatro alla recitazione, fino ad arrivare al cantautorato e alla musica. Il risultato è un personaggio forte ma complesso, di grande tensione espressiva, dove il tono aggressivo e sensuale nasconde (ma non troppo) tratti di debolezza e solitudine.

Wonder, interamente scritto in lingua inglese, racconta l’Amore, ancora una volta, ma non rinnega le sue forme più spregevoli, come la violenza nel rapporto di coppia, o il dolore di una perdita, come la morte di un amico o l’assenza di un padre.

L’album si apre con Wonder, omonimo singolo, dove la linea stilistica di Scarlet viene messa subito in chiaro: gusto gotico e sonorità alternative per la musica,  l’Amore in tutte le sue sfaccettature ed ambiguità nei testi. In Demon (qui il video ufficiale) la rabbia per un sentimento malato viene espressa al meglio da accordi rock più puristi e voce sintetizzata. Con Another, Take Me Back ed Arizona il ritorno alla scena rock 70′ – 90′ è più evidente, mentre i testi si fanno più intimi ed introspettivi: Scarlet ci racconta la depressione vissuta come rassegnazione, consapevolezza di vivere una vita dove ogni cosa vale l’altra e non ci si aspetta alcuna via d’uscita. Con 4 Behind e You Uh torniamo un po’ ragazzini: l’urlo è quello tipico adolescenziale, dello sfogo, dove ogni nota sa di liberazione e ribellione. Infine Layne, forse il brano più toccante dell’interno album, dove Scarlet immagina il dialogo con un padre lontano, che non c’è stato, ma che si ama troppo per poterlo accusare delle proprie sofferenze.

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La prima prova di Scarlet è potente al punto giusto ma il contenuto rimane troppo allo stato grezzo. Si sentono forti carenze nell’elaborazione sia della musica che dei testi, ma nulla di irrecuperabile. Quel tipo di album che ti chiede un ascolto in più perché manca di quello step comunicativo che lo lancia dritto in fondo al cuore.

Scarlet è un progetto musicale interessante e fertile, finalmente una voce e un personaggio femminile non scontato, misterioso e dannato come le icone del passato a cui si ispira. Un buona la prima con ampio margine di miglioramento. Girl, you rock! 

Voto: 3/5