Attualità & Territorio

Natale di solidarietà a S. Giorgio del Sannio con i mercatini dell’ Unitalsi

di Simona Politano

Fino al 22 dicembre, a S.Giorgio del Sannio ( chiosco adiacente alla Chiesa Madre) si potranno visitare i mercatini della solidarietà organizzati dal gruppo Unitalsi di S. Giorgio del Sannio. Ai mercatini sarà possibile dare un contributo acquistando gadget, decorazioni e pastori per il presepe, regalini e vari oggetti natalizi realizzati a mano dai ragazzi del gruppo Unitalsi. In questo modo si contribuirà alla continuità delle attività a loro dedicate.
Il Gruppo Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) attivo sul territorio sangiorgese da molti anni, si occupa di portare sollievo alle persone che vivono difficoltà legate alla salute, aiutandole con ogni mezzo a sollevare il proprio dolore. Lo scopo principale, come sottolinea il presidente dell’associazione Giuseppe De Rosa

è quello di organizzare pellegrinaggi nei luoghi di culto, ma da molti anni si sono cercate altre vie per sollevare le persone dal loro dolore.

Il gruppo organizza diverse attività per i ragazzi che ne fanno parte come i laboratori creativi o di ballo il martedì, il giovedì e il venerdì. Sono attività auto sostenute e portate avanti grazie al gran cuore dei volontari che si fanno carico delle spese per il mantenimento della sede e del materiale necessario.

Facciamo tutto il possibile per dare a questi ragazzi svago e sollievo. Organizziamo uscite per andare a teatro o al cinema. Stiamo organizzando una giornata allo stadio per vedere giocare il Benevento e per Natale sono in programma trasferte per vedere il presepe vivente di Pietrelcina o di Morcone,

aggiungono i volontari del gruppo sangiorgese.

Come si evince, i volontari fanno davvero il possibile, ma a volte questo non basta, si ha bisogno di una mano in più.

Visitare il mercatino dell’Unitalsi e dare il proprio contributo è un dovere morale e civile nei confronti della propria comunità.

Sarà possibile visitare il mercatino (già attivo) fino al 9 dicembre per l’intera giornata.

Mentre dal 10 al 22 dicembre sarà aperto solo durante le ore pomeridiane fino alle 20:00.

Ci auguriamo possiate aderire numerosi a questa iniziativa!

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Le vite degli altri

Racconto profano sull’Italia e gli italici di un giovane idealista che ama la sua terra [1]

di Vincenzo Politano 

Questo è l’estratto di una relazione sulla cultura italiana e sull’Italia, sulle comunità italiche all’estero e sulla loro rielaborazione del nostro modo di vivere. Questo estratto nasce in collaborazione con Schola Italica, che al momento possiede per intero l’elaborato e i diritti su di esso.

È il periodo tra il 1876 e il 1915 quando circa quindici milioni di italiani partirono. In Italia andò in scena uno spettacolo fino ad allora inedito: la grande migrazione. I porti di Genova e di Napoli pullulavano di persone pronte a lasciare tutto e a ricostruire qualcosa in terre lontane. [°°°] Tra la folla dei primi migranti molti erano i padri di famiglia, che con sacrificio decidevano di abbandonare il loro porto sicuro e cercare fortuna per la loro donna e i loro figli. La loro valigia di cartone conteneva ben poco e fin dall’inizio le sfide a cui avrebbero assistito sarebbero state diverse. Prima fra tutte il viaggio.

La quasi totalità degli immigrati italiani viaggiava in terza classe, stipati come animali e in condizioni igieniche tutt’altro che di lusso. La traversata poteva durare anche un mese, e molti non avrebbero neanche avuto la gioia di poggiare di nuovo i piedi sulla terra ferma. Per chi ci riusciva era solo l’inizio di una sfida ancora più grande che portava il nome di Ellis Island.

Ellis Island è un’isola di tre ettari definita la porta d’ingresso per l’America, soprattutto per gli immigrati che viaggiavano in terza classe.

[°°°]

I nostri connazionali approdati sul suolo americano cominciarono a vivere nei ghetti. Diedero vita a veri e propri quartieri dove a fare da collante era l’amore per la Madre Patria e il sentimento comune di appartenere ad una delle culture considerata tra le più belle del mondo. Fu così che si originarono le prime realtà italiche nel mondo.

[°°°]

Ciò che appare dalla prima parte del racconto è come la fluidità e il movimento del popolo italiano sia stata una delle scintille primordiali che ha dato avvio alla diffusione della nostra cultura. L’Italia, agendo come nucleo propulsore, ha spinto in diverse parti del mondo degli uomini che con la loro esperienza e cultura hanno affascinato le periferie che li hanno accolti. Movimento.

Il movimento è una delle parole chiave che come italiani e italici dobbiamo tenere bene a mente.

Perché siamo italiani? Perché italici? Ho pensato a queste domande intensamente e anche ora mentre scrivo cerco di trovare ragioni profonde, politicamente complesse o economicamente giustificabili. L’unica risposta che continua ad avere senso nella mia mente è in realtà molto semplice: la risposta è il movimento. La cultura classica italiana deve molto alla posizione strategica che la nostra penisola occupa nel mediterraneo. Un lembo di terra che da sempre nella storia è stato luogo di incontro di popoli e culture diverse. La nostra mamma Italia è stata attraversata da orde che l’hanno segnata, modellata, costruita e rimodellata. Ciò che ci rende grandi nel mondo altro non è che il lavorio e l’ibridazione di pensieri e modi di fare tanto diversi, che fluidamente si sono messi in viaggio nella nostra penisola e l’hanno influenzata. Greci, arabi, spagnoli sono solo alcuni dei popoli che grazie al loro movimento sono riusciti a penetrare gli anfratti più reconditi della nostra cultura. La cultura italiana è grande grazie alle moltissime sfaccettature che la caratterizzano. “L’Italia è un paese con una fortissima vocazione ibrida” afferma il professor Lanzone, esponente di Fondazione Italia Patria della Bellezza.  Probabilmente il successo nel mondo del nostro stile di vita è dovuto a questa tendenza all’ibridazione. Probabilmente la multiculturalità che è alla base del vivere italiano, le sfumature e le differenze che fino ad oggi hanno impreziosito il nostro patrimonio di saperi e che ne sono alla base, differentemente da altri stili di vita più compatti e monolitici, meglio si adatta alle esigenze di popoli diversi. Il professor Lanzone in un nuovo intervento afferma: “la storia di Roma è un concentrato di tutta la storia umana”. Sintetizzando potrei affermare: Frutto della diversità, la cultura italiana è apprezzata dalla diversità. Questa è la carta vincente, decisamente!

Come si propaga la visione italica nel mondo? Esiste un centro dal quale si originano i primi impulsi e una periferia che li rielabora. Diversi interventi riguardanti l’italicità nel mondo hanno messo in luce come ad oggi le periferie abbiamo un’immagine particolarmente classica della cultura italiana. L’impressione è che l’idea che circola all’estero dell’Italia non rispecchi pienamente la realtà socio-culturale del Paese oggi. Diverse testimonianze sulla percezione della nostra terra nel mondo mi hanno mostrato un’Italia imbalsamata, chiusa nel suo mondo dorato fatto di rinascimento, pizza e mandolino. Ma perché? Sono italiano e vi assicuro che questo non è il mio paese, o meglio non è solo questo. Non mangio tutte le sere pizza, non abito una casa finemente affrescata e no, il mandolino non è il mio strumento preferito.

La colpa della diffusione di un immagine polverosa della nostra Patria all’estero è da imputare a noi italiani.

L’Italia di oggi è una donna nostalgica che ricorda i tempi andati e chiusa in se stessa racconta a tutti il suo passato di gloria, senza guardare fuori dalla finestra. Il movimento in questo caso subisce un arresto. Soluzioni? Bisognerebbe imparare ad osservare, comprendere e ad agire secondo le nuove tendenze. Dovremmo tener conto di tutte le comunità italiche nel mondo per dare nuova linfa alla cultura che circola nel nucleo. L’identità è costituita non solo dalla percezione che abbiamo di noi stessi, ma anche dall’idea che gli altri hanno di noi. Questo non implica l’abbandono delle nostre radici millenarie, anzi, può farci cogliere maggiormente i nostri punti di forza, rinnovarli e reindirizzarli verso le comunità di italici. È fondamentale studiare bisogni e necessità di questi nuovi agglomerati sociali, per comprendere come l’italian way of life possa continuare ad essere invidiabile, ma soprattutto al passo con i tempi. Essere miopi rischia di portare ad un’imminente cristallizzazione culturale che alimenta immagini patinate della nostra cara Italia all’estero e di contro genera tante occasioni perdute per noi italiani.

[°°°]

In questo discorso una buona partenza può essere intravista nel design italiano. Alberto Alessi, presidente di Alessi Spa, ha mostrato con un intervento magistrale come la storia del design della sua azienda si sia sempre mossa al passo con i tempi, tenendo conto dei nuovi stimoli esterni.

[°°°]

“Pasta Pot” rappresenta la multiculturalità e l’ibridazione presente nel paese oggi. A disegnarla è il francese Patrick Jouin, che supportato da Alessi crea un utensile tipicamente italiano per la cottura della pasta, alimento da sempre associato alla cultura gastronomica del nostro Paese. La cottura proposta è sovversiva, rapida e all’avanguardia, di stampo americano: la pasta viene cotta senza aspettare il bollore dell’acqua; i due ingredienti sono inseriti in contemporanea nella pentola. Il risultato è un oggetto di design italiano che nasce dall’unione di idee appartenenti a culture diverse e che, a suo modo, rielabora la cultura gastronomica della nostra terra. Un prodotto, ci confessa Alessi, che avrà pochissima fortuna in Italia ma molta tra gli italici.

A questo punto della lettura consiglio di rileggere i passaggi iniziali di questo racconto e di riflettere su quanto il fenomeno della grande migrazione italiana possa essere associata alle nuove migrazioni dal Mediterraneo.

[°°°]

Siamo difronte ad una rivoluzione storica e culturale. Per sentirmi italiano devo essere cittadino del mondo. Non voglio negare a me stesso la mia identità, ma per riconoscere ciò che sono io, devo poter accettare ciò che è altro da me.

“In braccio al Mediterraneo
migratori di Africa e di oriente
affondano nel cavo delle onde.
il pacco dei semi portati da casa
si sparge tra le alghe e i capelli
La terraferma Italia è terra chiusa.
Li lasciamo annegare per negare.

Solo andata, Erri de Luca

Fonti

Bassetti, P. (2015). Svegliamoci italici! Venezia: Marsilio Editori.

Bertuzzi, V. (2014). Emigranti italiani a Ellis Island tra fiction e storia. Archivio Storico dell’Emigrazione Italiana  http://www.asei.eu

De Luca, E. “Solo Andata” in espress451.wordpress.com

Storia dell’emigrazione italiana in Focus.it

[1] Tutti i riferimenti agli interventi di personalità influenti sul tema, non segnalate nelle fonti, provengono dalle relazioni presentate nel corso della Summer School “Made in Italy, Made by italics”, tenutasi a San Servolo (Venezia) dal 10 al 16 Settembre 2018.

Costume & Società, Musica

Festival delle Musiche del Sud: Morcone si prepara a ballare al ritmo di musica popolare.

La redazione

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Cose Belle, Costume & Società

Cose Belle: le migliori fonti per formarsi online a costo zero

di Sara Corrieri

“…formatevi, imparate, siate curiosi, diventate la versione migliore di voi stessi.”

LA SCUOLA PRIMA DI TUTTO. Ho ventitré anni, a breve una laurea magistrale, ma mia madre si ostina a ripetermi esattamente questa frase da vent’anni. La prendo sempre in giro e spesso faccio finta di non ascoltarla, la verità è che ha perfettamente ragione. Certo, con “scuola” farei riferimento ad un concetto un po’ più ampio, che non si limiti all’istruzione obbligatoria o comunque di tipo accademico. Forse la mamma non lo sa, ma il sano principio di mettere la propria (e continua) formazione prima di tutto è uno segreti più dichiarati al mondo per avere successo nella vita e, secondo me, anche per essere felici (o almeno una delle componenti per diventarlo).

E non sto parlando di dimostrare teoremi matematici o imparare poesie a memoria (che, per carità, ben venga), ma di quella buona abitudine di ritagliarsi momenti di tempo, seppur brevi, seppur “strappati” dalla quotidianità, per imparare semplicemente quello che ci va di imparare, di scoprire cose che poco prima non sapevamo di esistere, di uscire (anche intellettualmente) dalla nostra comfort zone. Certo, se poi siamo anche tra quei fortunatissimi per cui passioni ed interessi coincidono perfettamente con il lavoro e/o ambito di studio, bè, abbiamo appena fatto bingo.

Domanda: è facile? Ni. No perché ci vuole tanta buona volontà e amore proprio, nel senso di volersi davvero migliorare, giorno per giorno. Altrimenti preferiremmo tutti svaccarci sul divano con gelato e serie TV in quella mezz’oretta di tempo libero, diciamo le cose come stanno. Sì, perché noi, anime inquiete che vivono in questa turbolenta epoca storica, non abbiamo più scuse. Abbiamo internet. Le informazioni che si trovano in Rete sono una marea e di ogni tipo, senza limiti e senza confini. Ma c’è di più: l’internet ci offre la possibilità di usufruire di una formazione strutturata, intesa come corsi o lezioni, con il culo comodamente poggiato sulla sedia di casa nostra, o al parco, o al mare, o in metro. Basta avere una connessione. Ah, dimenticavo, molte di queste piattaforme più o meno dedicate al long-life learning sono anche gratuite. E nonostante ciò di ottima qualità.

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Ho provato dunque a riorganizzare un po’ il tutto proponendovi alcune di queste opportunità di apprendimento online (tra quelle che ho provato personalmente o che mi hanno consigliato, ma ce ne sono mille mila in più), divise per categorie. Miliardi di informazioni in diversi formati. Non ringraziatemi.

PODCAST

Allora, parliamone. Anzi, forse ci faro un articolo apposito, perché il mondo del podcasting sta vivendo un momento di grande diffusione e ri-valutazione su cui, a mio avviso, vale la pena ragionare. Tuttavia, mantenendo il focus sulla formazione, podcast e file audio sono una enorme risorsa per chi vuole formarsi senza sottrarre ulteriore tempo alle proprie giornate. Mentre si guida in auto, mentre si fa sport, si cammina, si viaggia sui mezzi pubblici, si fanno le pulizie di casa, insomma sempre. Basta schiacciare play ed ascoltare. Tra l’altro c’è anche la possibilità di scaricare i file ed ascoltarli senza connessione. Tanta roba. Non ho molto da consigliarvi perché li sperimento da poco, ma trovare podcast sul web è come cercare un italiano a Londra: ESTREMAMENTE FACILE. Spesso mi capita di ascoltare Scientificast, il primo podcast indipendente a tema scientifico in Italia. L’ho conosciuto durante una Summer School, partecipando ad un seminario tenuto da questi ragazzi che, secondo me, fanno una cosa veramente complessa ed estremamente lodevole: spiegare in modo comprensibile e simpatico CONCETTONI scientifici che noi, poveri ignari non del settore, saremmo altrimenti destinati a non capire MAI. Gli speaker sono tutti esperti, ricercatori e cervelloni vari, ma prima di tutto divulgatori. Il che non è affatto scontato.

E-learning (1)

YOUTUBE

Ah, il Tubo. A mio avviso una piattaforma estremamente interessante e variegata, il cui impatto dipende tantissimo dal suo user. Ok, parlo come magno: se volete vedere cazzate (ma cazzate vere) ci troverete una marea di cazzate, se volete guardare roba interessante e di qualità, troverete anche quella. Io, per esempio, vado a giornate. Alcuni giorni prediligo canali come Dr. Pimple Popper o 5-Minutes Craft (che può essere utile, a suo modo). Altri invece scelgo di investire i miei Giga in modo migliore. Grande classico, i TedTalks: in tutte le lingue, su tutti i topic, in tutti i luoghi e in tutti i laghi, sempre grande fonte di informazione ed ispirazione. Ultimamente invece sono abbastanza in fissa con il canale di Marco Montemagno: sì, lo so, non è simpatico a tutti, però ultimamente sta portando avanti un format molto interessante dove, per circa un’ora, conduce delle interviste a personaggi e talenti dell’epoca digitale, gente nata con e sul web e che ha davvero qualcosa da raccontare. Per ciò che concerne il mio ambito professionale, adoro anche ascoltare HRD Leaders, un canale che propone lunghe interviste agli HR Director delle aziende più grandi e di successo. Amo molto anche i canali di quelle brave persone che offrono “corsi” di lingua: per perfezionare la pronuncia della lingua inglese, ad esempio, guardo spesso i video di English with Lucy, inglese fanatica del british english che mi fa sempre rendere conto di quante pronunce sbagliate mi siano state insegnate a scuola. Damn. Cosa figa di YouTube: i sottotitoli che si generano automaticamente e istantaneamente. Non esistono barriere nella fruizione dei contenuti qui, neanche quelle linguistiche.

CORSI ONLINE (MOOC)

Oscuro acronimo che sta per Massive Open Online Courses (Corsi Online aperti su larga scala): sono corsi di formazione sul web (quasi sempre), accessibili a chiunque e da qualunque parte del mondo. Connessione ad internet permettendo. Le tematiche sono disparatissime, dalla letteratura al marketing fino al Business o IT. Fonte davvero inesauribile per allargare le proprie conoscenze o rafforzare le proprie competenze. La maggior parte dei MOOC sono in Inglese, ma trovarli in Italiano non è impossibile. L’Unione Europea, inoltre, sostiene e promuove molti di questi “aggregatori” di MOOC, ve ne cito alcuni: EMMA (European Multiple Mooc Aggregator) è uno dei progetti supportato dall’UE, una piattaforma che eroga corsi aperti e gratuiti prodotti da università Europee e istituzioni culturali; Eduopen è invece un progetto finanziato dal MIUR e a cui contribuiscono molte università italiane: in questo caso è previsto anche il rilascio di certificati di partecipazione e crediti formativi; Iversity è una delle più conosciute forse, qui si trova davvero di tutto! Mi fermo, ma ce ne sono molti altri. Ah certo, anche Google eroga diversi corsi gratuiti, per la maggior parte (giustamente) incentrati in ambito digital/SEO/marketing digitale.

E-learning

 

Sarò sincera, avrei voluto aggiungere molte altre cose (oltre alle miriadi di cui ancora non sono venuta a conoscenza). Comunque il concetto di questo sproloquio rimane: formatevi, imparate, siate curiosi, diventate la versione migliore di voi stessi. Condividere la conoscenza senza imporre barriere (economiche e strutturali) ci ricorda che l’istruzione non è (più) un lusso per pochi.

Con tutti gli strumenti che il web ci offre, non resta che rimboccarsi le maniche!