Musica

ULTIMO E IL “VOTO-GATE” DI SANREMO

Di Antonio Frattolillo

Partiamo dai fatti: il 69° Festival di Sanremo si è concluso con la vittoria di Mahmood con il 38,92% di voti. L’autore di “Soldi”, la canzone vincitrice di questa edizione, ha sorpassato in volata il cantautore romano Ultimo che si ferma al 35,56% di preferenze.

Dopo la premiazione e l’esecuzione del brano vincitore, la serata è proseguita con la classica conferenza stampa del post-Festival alla quale erano presenti inizialmente solo il secondo e i terzi classificati, rispettivamente: Ultimo e Il Volo.

Successivamente alle prime domande, dirette ai tre tenori, viene concesso un intervento ad una giovane “giornalista” (credo) di non ricordo quale testata o sito internet che visibilmente (anche troppo) emozionata impiega circa un minuto, pieno zeppo di giri di parole, per chiedere fondamentalmente “Come stai?” al vincitore di Sanremo Giovani della 68° edizione.

Ultimo non si perde in troppe chiacchiere e dopo le prime frasi di circostanza si congratula col vincitore chiamandolo “il ragazzo”. Il tono, quasi sarcastico, con cui vengono pronunciate queste parole irritano non poco i giornalisti in sala stampa che cominciano a rumoreggiare innescando una miccia che ha portato ad una vera e propria polemica da parte del cantautore romano. Ultimo ha espresso con molta enfasi la sua contrarietà all’esito finale delle votazioni, sottolineando come, se si fossero presi in considerazione solo i voti dei telespettatori lui avrebbe vinto con il 48,80% delle preferenze. In seguito ha attaccato i giornalisti definendoli, a grandi linee, degli “sciacalli” (da qualche parte nel mondo Jake Gyllenhaal si sta triggerando, me lo sento).

Le accuse sono continuate via social dove fondamentalmente ha ribadito come secondo lui il voto popolare è stato davvero poco incisivo ai fini del risultato finale.

Prima di dare un parere su questa situazione mi sono ripromesso di essere neutrale nella valutazione dell’accaduto senza lasciarmi trascinare da presunte simpatie o antipatie nei confronti dell’uno o dell’altro cantante. Tra l’altro, se dovessi dare un parere su Ultimo, direi che è un cantante capace e uno scrittore sufficientemente bravo, limitato sicuramente dal genere che ha scelto di seguire (ma questa è un’altra storia e forse un giorno ne parleremo). Per capirci: nulla di eccezionale o innovativo, di Ultimo ne esistono a migliaia, ma nel Pop italiano è sicuramente un Top di Gamma.

Ora, bando alle ciance e arriviamo al nocciolo della questione.

Rispondiamo subito alla domanda portante di tutta questa discussione: Ultimo ha ragione? NO.

Ultimo non ha ragione e non ce l’ha nemmeno chi lo sostiene, per un motivo oggettivamente valido e troppo spesso messo in secondo piano: esiste un regolamento ed è chiarissimo.

Nel regolamento di Sanremo, che viene RIPETUTO TUTTE LE SERE del Festival da anni ormai, è specificato che il voto popolare incide sulla valutazione finale per il 50% del totale, il 30% del giudizio spetta alla Sala Stampa ed il restante 20% alla Giuria d’onore. La media delle valutazioni stabilisce chi vince e chi no.

Prima di partecipare al Festival, il giovane cantante era ben consapevole dell’esistenza di un regolamento e se ha deciso di partecipare, ha automaticamente acconsentito a sottostare alle regole prestabilite. Allo stesso modo il telespettatore che ha votato DEVE essere consapevole che il suo voto è influente fino al 50% del totale, e se questa regola non è di suo gradimento, ha tutto il diritto di non votare guardando lo spettacolo passivamente o semplicemente cambiando canale.

Ha fatto bene Ultimo a sottolineare come i giornalisti subiscano troppo spesso il fascino di credersi giudici, e all’occasione boia, a discapito degli artisti. Dovrebbe sottolineare però allo stesso modo come gli stessi giornalisti che ha criticato gli abbiano dato visibilità mediatica e gli abbiano fatto vincere Sanremo giovani l’anno scorso, con lo stesso regolamento che quest’anno lo ha fatto arrivare secondo.

Ultime considerazioni: Sanremo va visto in una determinata ottica. E’ un programma che prevalentemente punta ad un pubblico over 40, condito con musica spesso dimenticabile e comicità che a confronto il libro delle barzellette di Totti sembra uno Show di Ricky Gervais.

Mai come quest’anno però sono amareggiato da ciò che resterà di questo festival, una becera polemica finalizzata a se stessa. Avrei preferito che restasse sotto gli occhi di tutti la Rivoluzione silenziosa portata avanti da Claudio Baglioni, che ha deciso di rompere quel velo di ipocrisia che da troppi anni avvolge la manifestazione e portare sul palco artisti come Ex-Otago, The Zen Circus, Rancore, Ghemon, Motta e Achille Lauro (che definirlo immenso sarebbe riduttivo) che rappresentano la VERA realtà musicale dei giovani di oggi, bella o brutta che sia.

PS: Complimenti a Mahmood per la vittoria e a Dardust per l’idea dell’applauso nel ritornello di “Soldi”, ve ne renderete conto quando in macchina con lo stereo acceso lascerete il volante mentre state guidando.

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