Sport, Una meta per gioco

Dragoni vs IV Circolo Benevento: il derby del rugby visto dagli spalti.

Di Simona Politano

Rieccomi con la rubrica “una meta per gioco” e questa volta voglio raccontarvi il primo derby della stagione dei Dragoni.

Domenica 21 ottobre i Dragoni Sanniti di S. Giorgio del Sannio hanno incontrato il IV Circolo di Benevento. E già qui capite bene quanta rivalità si respirava nell’aria.

Un derby molto atteso e preparato con meticolosità. I Dragoni scendono in campo con grinta e spirito combattivo. Vietato sbagliare e infatti inciampano subito in un errore che regala ai gialloblù i primi punti. I Dragoni trovano presto la retta via: rimontano, dominano e vincono.
E amen non c’è storia per i gialloblù che si risvegliano solo alla fine e segnano la meta della “bandiera”. Per gli amanti del genere e della precisione, la partita si chiude sul 22 a 10 per i Dragoni.

Bene, questo quello che è successo in campo, ma io ero sugli spalti ed ora provo a raccontarvi quello che accade dall’altra parte della rete.

A S. Martino arriva il pubblico delle grandi occasioni. Un derby è sempre una sfida da non perdere. Poi è domenica pomeriggio, il clima ancora permette di passare qualche ora fuori, perché non andare a vedere una bella partita di rugby? E così i gradoni si affollano di tifosi scalpitanti. Ognuno con i propri colori, ognuno con il proprio beniamino da sostenere.

Ci sono ragazzi vivaci e i timidi osservatori; c’è chi dà disposizioni agli atleti in campo. Eh già, sono tutti allenatori anche nel mondo della palla ovale.

E poi ci sono le fidanzate che stanno a guardare amorevolmente il proprio compagno. Ci sono le fans che guardano in silenzio, sospirano e sperano di essere notate. Altre ragazze scatenate in prima fila con outfit poco consoni ad una gradinata da campo comunale.
Ci sono le famiglie con bimbi al seguito. Sì, domenica di bambini ne ho visti tanti. Alcuni annoiati, altri iperattivi, ma erano lì ad assaggiare un po’ di sport, a respirare l’aria fresca di fine ottobre mischiata all’odore dell’erbetta da campo.

Poi ci sono le mamme con gli occhi mezzi chiusi per non vedere fino in fondo il corpo a corpo dei propri ragazzi. Le mamme che a partita finita corrono a prendere la pasta al forno per il terzo tempo.

Che bella cosa è lo sport quando è capace di mettere insieme un mix di persone che probabilmente non si incrocerebbe al di fuori del campo.

Un derby è sempre un derby e i cori non possono mancare, ma sempre nel rispetto della squadra avversaria. Ecco, se c’è una cosa che non vedevo l’ora di raccontare è il rispetto delle tifoserie del mondo ovale. Non c’è nessuna divisione sugli spalti. Si sta insieme, ci si scambia opinioni, si intonano i cori, si partecipa ad una festa. Non esistono “nemici”. Si è avversari solo per ottanta minuti. Le mie orecchie non hanno mai sentito offese e ingiurie nei confronti degli avversari. Nei confronti della propria squadra sì, ne volano di tutti i colori.

Sono consapevole di non farvi scoprire l’acqua calda nel raccontarvi la sportività rugby, disciplina che si fonda su valori rispettati in campo e fuori. Ma, onestamente, è uno sport che apre uno spiraglio di umanità in un contesto attuale fatto di aggressività e cattiveria gratuita. Poi, sicuramente non è tutto oro ciò che luccica e anche la palla ovale avrà le sue mele marce da scansare.

Partita finita, tutti a casa. Anzi no, c’è il terzo tempo, c’è la festa. Ma di questo parleremo un’altra volta.

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