Attualità & Territorio, Una meta per gioco

Rugby e integrazione, unione vincente.

di Simona Politano

Iniziative che scaldano il cuore, quelle capaci di mettere insieme tanti bei valori come l’amicizia, la solidarietà, l’empatia, la voglia di divertirsi oltre ogni barriera. Sembra uno scenario da film Disney e invece può concretizzarsi. E’ successo a S.Giorgio del Sannio, domenica 30 settembre. L’ora del rugby, l’evento organizzato dal Comitato Regionale di Rugby e svoltosi in simultanea in sedici città campane è andato in scena anche a S.Giorgio dove i Dragoni sono stati ospiti della festa organizzata dal gruppo Unitalsi.

L’Unitalsi è un’associazione cattolica che si occupa di accompagnare malati a Lourds e nei sanutari interanzionali. Si comprende benissimo lo scopo umanitario di questo gruppo di persone che lottano ogni giorno per alleviare le difficoltà di chi ha bisogno anche solo di una parola di conforto.

Tante erano le persone giunte all’area fiera per rendere omaggio a questa giornata targata Unitalsi. Su quei volti scorreva la voglia di divertirsi con il gioco del rugby o con la musica sparata a palla dall’altoparlante. Tanta era la voglia di far parte della normalità.

A volte ce ne dimentichiamo, ma piccole cose semplici come provare a tirare un calcio ad una palla, possono essere gandi conquiste.

Così, in quell’immensa area fiera, domenica si poteva toccare con mano la conquista di tanti ragazzi che hanno provato gioia e spensieratezza nel vivere una giornata di sport.

Lo sport proposto era il rugby, un sport che nell’immaginario collettivo si configura come aggressivo e violento e invece è uno dei più nobili.

Uno sport basato su valori ben saldi come il rispetto, il sostegno, l’amicizia, il divertirsi sempre e comunque. Valori che spesso riempono la bocca di quanti vogliono apparire giusti agli occhi dell’opinione pubblica, e invece domenica questi valori li ho visti concretizzarsi nello spiazzale dell’area fiera di S.Giorgio del Sannio.

In quello spiazzale pieno di speranza, c’erano tanti ragazzi uniti dallo stesso desiderio: passare una domenica fuori casa, baciati dal sole ancora caldo di settembre, divertirsi con un pallone e un po’ di musica dimenticando le difficoltà.

Lo so che è facile a dirsi per chi non vive alcun genere di problema, ma credo che inizative come queste servano davvero a non emarginare le persone in difficoltà presenti in ogni comunità, per ricordargli che la vita non sarà sempre una lotta continua, non sarà sempre ospedali, infermieri, pellegrinaggi e preghiere. La vita può essere una cosa semplice se ci si aiuta, se non si emargina chi è in difficoltà. Sono belle parole da dire che forse sanno un po’ di retorica, ma tutti dovrebbero capirne il significato e provare a concretizzare la teoria del siamo tutti buoni e bravi.

E’ difficile, ma non impossibile. A volte basta aprire bene gli occhi, andare oltre la nostra staccionata. Ognuno può fare qualcosa come partecipare a queste iniziative, viverle, proporne delle altre, imparare a conoscere la diversità.

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