Costume & Società, Musica

“Bread, Wine and Roses”: un Simposio in Jazz (e non solo)

di Sara Corrieri

ARTISTA: Mario Simposio

GENERE: Jazz, Strumentale

ALBUM: Bread, Wine and Roses

TRACCE:

  1. Fun
  2. Blues Dialogue (feat. Myhoo)
  3. Gipsy Trip
  4. Pistachio
  5. In a strange situation
  6. Serenity
  7. Bernie’s Cover
  8. The Last Glass of Wine

35’51”

DISTRIBUZIONE: Impronte Sonore

COPYRIGHT: Mario Simposio

DATA PUBBLICAZIONE: 14 Maggio 2018

“…perché il jazz è un gioco, un continuo esperimento, il jazz è un’esperienza…”

Non se ne ha mai abbastanza quando si parla di vino, di donne e di jazz. Quindi, potenzialmente, non se ne hai mai abbastanza di Mario Simposio e del suo “Bread, Wine and Roses”.

Un album che ascolto già da un po’ (è stato pubblicato lo scorso 14 maggio, prodotto e registrato in collaborazione con la Casa/Etichetta Discografica Sonora Record) e di cui finalmente riesco a scrivere. Anche perché lo sto ascoltando a ripetizione. E no, non sono una cultrice di musica jazz o blues, ma ne sono tremendamente affascinata. Come penso lo sia chiunque ami la musica. Perché il jazz è eterno, raffinato e nella sua complessità artistica e di esecuzione arriva dritto al cuore di chi ascolta, con semplicità, persino a chi come me ha avuto come più alta esperienza musicale lo studio del flauto di plastica alle elementari.

CopertinaBreadWineRoses

Tutto questo preambolo per sfatare la convinzione diffusa che il jazz sia solo per “pochi”, per “vecchi” o “di settore”. Basta avere un minimo di sensibilità artistica, maturità nell’ascolto e un paio di note ti apriranno un mondo.

Ma passiamo a Mario Manzi, in arte Mario Simposio (bè, che dire, già dal nome si può evincere una certa atmosfera conviviale e da “banchetto”): “Bread, Wine and Roses” è il secondo prodotto della sua giovane carriera discografica, un tassello che si aggiunge al concept già definito precedentemente dall’extended play Un Simposio in Jazz”, il lavoro che ha segnato la sua ascesa nell’olimpo del jazz strumentale.

Prima nota positiva: in quest’album si nota da subito un’evoluzione, trenta minuti di musica con cui si conclude una fase di maturazione che denota sensibilità e coerenza. Secondo punto a favore: innovazione, sperimentazione, innesto. Perché il jazz è un gioco, un continuo esperimento, il jazz è un’esperienza. E il connubio perfetto con il blues e la bossa nova lasciano all’ascoltatore quella sensazione di brio, di scoperta inaspettata che in un album, di qualunque genere, non deve mai mancare. Il disco non è mai piatto, muta, evolve, va alla scoperta di sonorità diverse (“Gipsy Trip” ne è un valido esempio”): la ricetta giusta per stupire e tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore. Terzo elemento di forza: la collaborazione in “Blues Dialogue” con Myhoo, un giovane ed eclettico cantautore che ho piacevolmente scoperto in questa occasione. Un confronto chitarristico che dà vita a cinque minuti di puro piacere artistico.

“Bread, Wine and Roses”, se dovessi parafrasare questo titolo, evoca il semplice profumo del pane appena sfornato, ricorda l’inebriante sensazione dell’ultimo bicchiere di vino e comunica la passione travolgente che c’è dietro ad una rosa rossa lasciata sul tavolo dai commensali.

Allora Mario, a quando della nuova musica? Io sono qui ad aspettare.

Voto: 4.5/5

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