Musica

Roger Waters: no show for old men

di Antonio Frattolillo

Roger Waters: musicista polistrumentista, cantautore e compositore britannico classe 1943 noto per essere stato il fondatore della leggendaria rock band Pink Floyd.

Quando ho acquistato il biglietto per il suo live a Bologna non avevo grandissime aspettative; da fan della band da circa un decennio mi aspettavo sicuramente dell’ottima musica, qualche effetto speciale ormai trito e ritrito, ma sempre piacevole da vedere e quella amarcord che ti fa perdere per un paio d’ore tra i ricordi di un’ epoca sì stupenda, ma ormai passata.

Invece, cari lettori, mi sono ritrovato di fronte al più grande concerto a cui abbia mai assistito! Non esagero nel dirvi che oggi, a 74 anni e con più di 53 anni di logorante carriera alle spalle, Roger Waters è il più grande Frontman esistente. Tre ore intense di spettacolo in cui, insieme ad altri musicisti, ha eseguito brani storici tratti da “The dark side of the Moon”, “The Wall”, “Animals” e “Wish you were here” oltre ad altri pezzi scelti dal suo repertorio da solista.

L’ex mebro dei Pink Floyd ha messo su uno spettacolo curato nei minimi dettagli: tutto, dalla scaletta alla scenografia, è stato preparato minuziosamente onde evitare momenti morti o cali di attenzione da parte dello spettatore durante lo spettacolo. Il risultato è uno Show che lascia a bocca aperta non solo per l’incredibile esecuzione di canzoni spesso lunghe e difficili, ma anche per la scenografia che unisce vecchi simboli di culto come il prisma di The Dark side of the moon e il maiale voltante della copertina di Animals a temi di attualità come il governo Trump e la guerra in Siria.

Il concerto è diviso in tre parti.

PARTE 1: la prima parte ha come finalità il puro intrattenimento; lo scopo è quello di scaldare il pubblico con alcuni tra i successi dei Pink Floyd in modo da catalizzare tutte le attenzioni verso il palco. Il live si apre con Speak to Me, Breathe e una magistrale One of this Days, con la quale Waters dimostra che, nonostante l’età, è ancora un musicista inarrivabile per molti giovani del panorama attuale. Il concerto continua con le storiche Time, The Great Gig in the Sky e Welcome to the Machine. A seguire poi ci sono Déjà Vu, The Last Refugee e Picture that tratte dall’ultimo album solista e posizionate strategicamente a metà prima parte così da non risultare pesanti neanche a chi conosce solo i grandi successi del gruppo. Il primo atto si conclude con le due canzoni più famose della band inglese: Wish you were here e Another Brick in the Wall (completa di tutte le parti) lasciando il pubblico in trepidante attesa per ciò che sarebbe successo dopo.

PARTE 2 : la seconda parte è il cuore dello show: improvvisamente nel buio dell’ Unipol Arena viene proiettata la Battersea Power Station, presente sulla copertina di Animals. Ritornati sul palco,tra lo stupore generale e l’incredulità, Waters e compagni riaprono il concerto con Dogs, una capolavoro di 17 minuti che mai avrei creduto di poter ascoltare live e che, con un po’ di sorpresa, risulta davvero scorrevole. Si prosegue con Pigs. Bene,ora immaginate la scena surreale: un’industria sospesa a mezz’aria, un maiale gigante che vola tra il pubblico e Donald Trump proiettato ovunque e deriso in ogni modo possibile. La canzone si conclude con le dichiarazioni “migliori” (si fa per dire) del presidente degli States e la scritta “TRUMP E’ UN MAIALE”. A seguire poi le bellissime Money e Us and Them prima di Smell the Roses. Chiudono la seconda parte Brain Damage/ Eclipse mentre dal palco vengono proiettati dei fasci di luce che ricreano il prisma dell’iconica copertina di “The Dark Side of the Moon” e credetemi non si può fare altro che restare sbalorditi e ammirare un simile spettacolo.

ENCORE: Waters decide di prendersi 5 minuti da solo sul palco per parlare della situazione politica e sociale che ci circonda. Il discorso ha lo scopo di risvegliare la sensibilità e la compassione verso il prossimo che troppo spesso dimentichiamo. Invita inoltre a resistere agli abusi dei potenti e ad aprire gli occhi per valutare da soli ciò che avviene intorno a noi. Concluso il breve monologo saluta in pubblico eseguendo Mother e la monumentale Comfortably Numb tra fasci di luce, coriandoli e un Dave Kilmister che non fa rimpiangere troppo l’assenza di David Gilmour.

Ciò che Roger Waters è riuscito a portare in scena non è un semplice spettacolo musicale che ricorda i vecchi fasti dei Pink Floyd, è uno show giovane, attuale e dal fortissimo impatto culturale ed emotivo. A 74 anni questo Artista continua a combattere per i diritti di tutti con uno strumento cosi potente come la musica. Deve essere d’esempio per le nuove generazioni, troppo spesso incapaci di comprendere e di reagire alle difficoltà grandi e piccole che la società gli pone di fronte.

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