Costume & Società, Cultura & Intrattenimento

“Chiamami col tuo nome” piace davvero agli italiani?

di Rocco Castellucci

Cari lettori di Derivati Sanniti,
vi scrivo oggi per parlarvi di uno dei film recentemente più acclamato e criticato dai tabloid di mezzo mondo, “Chiamami col tuo nome”. Era da tempo che non provavo la gioia di guardare un film che nonostante una trama lenta e alcuni tratti discutibili mi tenesse incollato allo schermo dai titoli d’inizio a quelli conclusivi. Uno di quei film tanto acclamati con orgoglio qui in Italia avendo ricevuto addirittura quattro nomination agli Oscar 2018 (miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore e miglior canzone) ma che di italiano ha ben poco. Luca Guadagnino è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano che per arrivare ad un tale successo l’Italia ha dovuto lasciarla, purtroppo, però. Il miraggio di un Oscar, infatti, ha fatto sì che il nome del nostro regista prima ignorato e criticato iniziasse a risuonare nelle pagine dei giornali e non più sulle bocche di pochi critici che ne difendevano il talento. Ci basta pensare che Call me by your name, questo il titolo originale, è una coproduzione divisa fra Italia, Francia, Brasile e Usa; terzo e ultimo capitolo della ‘trilogia del desiderio’ preceduto da “Io sono l’amore”, 2009 e “A bigger splash”, 2015 (fischiato alla Mostra del Cinema di Venezia, apprezzato oltreoceano), entrambi poco conosciuti nel panorama del cinema italiano. Non si sa quindi se è Chiamami col tuo nome ad avere quel qualcosa in più che ha permesso al regista di essere finalmente riconosciuto oppure è stato solo un po’ di finto orgoglio italiano ad aver avuto la meglio, fatto sta che questa pellicola si presenta con una struttura diversa da quelle a cui siamo abituati. Basti pensare al fatto che Guadagnino ha dichiarato che “molti non hanno voluto finanziare il film perché mancavano i cliché (…) come la presenza di un antagonista, che di solito alla fine permette agli amanti di superare ogni avversità o, se si tratta di una storia gay, di soccombere. Viceversa qui c’è un atteggiamento di supporto dal mondo esterno”. Strano questo atteggiamento di supporto per una storia d’amore omosessuale da parte di due genitori, vero? Cosa accadrebbe se le scene girate accadessero realmente qui in Italia, sotto gli occhi dei tradizionalisti che stanno dedicando titoli e dispensando like sul film? Ed è infatti a tal proposito che il regista ha preferito definire il suo film “un film per famiglie” piuttosto che prevedibilmente un “film a tematica gay”. Gli piace pensare sia un film volto alla trasmissione di conoscenza, “di conseguenza abbiamo mostrato sullo schermo solo ciò che volevamo mostrare. Il genere in cui ho incapsulato questo film non richiede certo di mostrare organi nudi, ciò che volevo mettere in scena era l’intimità tra due persone quindi ho lavorato sulla chimica tra i miei protagonisti”.

Io lo definirei piuttosto un film sulla nascita del desiderio tra due persone, sentimento che i più potranno condividere ed empatizzare durante la visione.

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È “da qualche parte nel Nord Italia” che vengono narrate le vicende di Elio, figlio di un docente di archeologia che ogni estate ospita nella loro villa uno studente per permettergli di lavorare alla sua tesi di post dottorato. L’estate del 1983 è la volta di Oliver, studente ventiquattrenne americano che si dimostra fin da subito sicuro di sé generando anche una sorta di antipatia iniziale nei confronti del diciassettenne con il quale dovrà condividere il bagno delle due camere da letto comunicanti. Elio passava gran parte delle sue estati tra i libri e la trascrizione di musica ma da un momento all’altro si trova a fare lunghe passeggiate in paese, nuotate e ad essere travolto dalla carica emotiva di questa conoscenza che si trasformerà di lì a presto in una relazione segreta tra i due… Ma non intendo svelarvi altro sul corso degli eventi con la speranza che correrete a guardare e giudicare voi stessi. Ah, quasi dimenticavo: mi permetto di consigliarvi di farlo rigorosamente in lingua originale. C’è qualcosa di affascinante tra gli accenti americani, francesi e italiani che si fondono in questa pellicola drammatica che speriamo di vedere premiata tra meno di un mese nella 90° edizione della cerimonia degli Oscar.

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