Attualità & Territorio

MACERATA, IL RAZZISMO NON E’ UNA PISTOLA A SALVE!

di Mario Martino

Gode ormai di ampia fama l’agguato razzista di Luca Traini avvenuto sabato 3 febbraio a Macerata, nelle Marche.
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L’uomo, simpatizzante di Casa Pound e Forza Nuova e già candidato della Lega nel 2017, ha sparato dall’auto su almeno sei persone di colore. Nel giro di poche ore la notizia ha fatto il giro del mondo e non c’è stato quotidiano che non ne abbia parlato, in Italia e all’estero. Dal Regno Unito alla Spagna, dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Francia alla Russia, l’estremo gesto del neofascista di Tolentino ha occupato le aperture di tutti i principali quotidiani e telegiornali facendo luce sulla punta di un pericoloso iceberg di odio costruito dai partiti estremisti, giorno dopo giorno, manifestazione dopo manifestazione, discorso dopo discorso, parola dopo parola.
Con non poca tristezza e non poca preoccupazione penso che non ci sia da meravigliarsi per l’estremo gesto e non credo sia esagerato affermare che c’era da aspettarselo; era solo questione di tempo. D’altronde non è stato sabato a Macerata che l’Italia si è scoperta patria di razzisti, sarebbe più che da ipocriti crederlo. Sono anni che l’Italia convive con il suo oscuro (manco tanto) lato razzista e sono anni che gli italiani sentono continuamente: “gli immigrati vengono a toglierci il lavoro”, “ i neri stuprano le nostre donne”, “prima gli italiani”, “la crisi è colpa dei profughi”, “difendiamo la nostra identità” e l’elenco potrebbe proseguire all’infinito.
Sono anni che siamo soggetti ad un continuo bombardamento politico e quindi mediatico che rende sordi, incapaci ad ascoltare l’altro. Sono anni di continue detonazioni retoriche, di infuocate frasi e slogan populisti che hanno creato attori incattiviti, esasperati e irrazionali, pronti a fare la loro discriminatoria comparsa. Insomma, sono anni che si stava caricando di polvere la pistola con la quale Luca ha sparato premendo quel grilletto a nome di chissà quanti razzisti italiani…
Tuttavia, come da ogni errore, anche dal brutale raid di Macerata si può e si deve imparare. Per troppo tempo abbiamo ascoltato, dai più disparati organi di informazione, la favoletta che il razzismo non esiste più che le discriminazioni sono “ragazzate” e abbiamo data poca importanza a quei “quattro ragazzini” dei partiti estremisti credendo che facessero solo rumore, come una pistola a salve che, grazie a cartucce speciali, non emette la pallottola ma produce solo il suono della detonazione. Ma se c’è una sola cosa che si può imparare dai fatti di Macerata è che il razzismo non fa solo rumore, il razzismo arriva anche ad emettere la pallottola e magari prima una sola, poi due, poi tre, poi sei, poi sei milioni. Il razzismo spara davvero, il razzismo non è una pistola a salve!

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