Cultura & Intrattenimento

Essere donna o essere madre: la “scelta forzata” di Sibilla Aleramo raccontata nel romanzo “Una donna”

di Daniela Zampetti

“Una donna” è un romanzo autobiografico scritto da Sibilla Aleramo nel 1906. L’opera ripercorre le vicissitudini della scrittrice che da ragazza libera ed indipendente, con un buon lavoro, con una mentalità ed una cultura che la differenziavano dalle sue coetanee, diventa una donna priva di libertà, di lavoro, di indipendenza, assoggettata al volere di un marito – padrone.

Un cambiamento atroce ed inconsapevole che travolge una ragazzina quindicenne la quale diviene vittima della sua stessa vita, delle circostanze e, soprattutto, di una società che mal sopportava un essere umano di sesso femminile che si interessasse a qualcosa di diverso dal marito o dai figli e di un ordinamento giuridico interamente a favore degli uomini, che finiva per condannare le donne ad un’esistenza di sottomissione, senza diritti e senza libertà.

Ciò che mi ha colpito di più di questo romanzo è la battaglia interiore che la protagonista ha dovuto combattere per liberarsi da una vita che lei non aveva scelto e che le era stata imposta, una battaglia tra forza e debolezza, tra volontà di cambiare la sua situazione, di fuggire ad un destino ormai segnato e accettazione della sua condizione di donna infelice ed incompleta, tra forti proponimenti e false partenze, tra coraggio e paura, tra voglia di libertà e di realizzarsi e amore per quel figlio che non vuole abbandonare.

La protagonista di Una donna rifiuta di interpretare un ruolo preconfezionato per lei, cerca di farsi valere, di vivere secondo la sua coscienza, secondo i suoi ideali ma viene costantemente ostacolata e molte volte cede al mondo che la circonda, sopraffatta dal combattere contro i mulini a vento.

Tuttavia, malgrado la sofferenza, il dolore, l’abbandono degli affetti più cari, la  ragazzina diventata nel frattempo una donna riesce sempre a risollevarsi e a ricostruire se stessa come in un puzzle le cui tessere segnano un passo avanti verso la propria realizzazione.

Il romanzo si chiude con una scelta, una “scelta forzata”, una scelta che potrebbe essere giudicata errata o vile ma che nasconde in realtà un particolare tipo di coraggio: quello di vivere la propria vita senza tradire se stessi.

Un romanzo che fa riflettere sulla condizione femminile, una condizione che nel corso degli anni in Italia non è cambiata poi molto e che ancora oggi non può essere descritta in termini positivi: molte donne, infatti, sono costrette a dover scegliere tra il lavoro e i figli e subiscono discriminazioni ed abusi di ogni genere.

Ed è proprio la capacità di questo romanzo ad essere utilizzato ora come allora quale strumento per la presa di coscienza della condizione femminile che testimonia il grande talento di Sibilla Aleramo, della sua personalità dirompente e coraggiosa ma insieme tanto fragile e bisognosa di aiuto.

Un romanzo da leggere e rileggere per capire cosa significava essere donna in Italia nel secolo scorso e cosa significa esserlo oggi.

 

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