Costume & Società

Tutti insieme ipocritamente, il Natale italiano raccontato da Mario Monicelli in “Parenti Serpenti”.

di Mario Martino

“Come stai? Stai bene? Sono contenta”. “Dio che bella! Sono anni che vado alla ricerca di una vestaglietta di questo colore e non sono mai riuscita a trovarla, grazie”. Et voilà, l’ipocrisia in abito da sera conquista la scena e diviene, sin dall’inizio, la principale protagonista di quella gran bella commedia che è il Natale. Tra millanta “a te e famiglia” e innumerevoli “finalmente siamo tutti insieme” l’intera platea è coinvolta, è davvero difficile restare fuori in questa tradizionale, coinvolgente e raffinatissima opera teatrale. Bene, se avete sorriso amaramente leggendo queste prime righe allora questa lettura è proprio per voi ed è tratta un classico della commedia italiana: “Parenti Serpenti” di Mario Monicelli.

E’ un Natale come tutti gli altri in casa di Saverio e Trieste, una coppia di anziani, che per le feste natalizie ospitano i loro quattro figli e le rispettive famiglie. Durante il canonico pranzo natalizio, mamma Trieste annuncia ai suoi figli la decisione di non voler passare il resto dei giorni in solitudine e vivere a casa di qualcuno di loro, in modo tale da avere compagnia e ricevere adeguate cure. Si apre immediatamente il dibattito. Quale figlio ospiterà la madre per mezza pensione e l’intestazione della casa?

Il panico dilaga. Sicuramente la mezza pensione e la casa ammaliano ma prendersi cura di due anziani non è assolutamente cosa semplice. All’improvviso l’idea geniale. “Eliminato l’uomo, eliminato il problema” sosteneva Stalin e così l’intreccio narrativo si risolve in tragedia. I figli regalano ai genitori una stufa a gas, appositamente non revisionata e difettosa. “Esplode una stufa a gas in un’abitazione, morti due coniugi” informa il telegiornale. Missione compiuta, problema risolto, Trieste e Saverio eliminati.

Tragedia? Sicuramente, ma anche denuncia.Monicelli. Dopo aver analizzato la borghesia (Un borghese piccolo piccolo), i valori patriottici (La Grande Guerra) e la politica (Vogliamo i colonnelli) analizza anche un altro pilastro portante dell’italianità: la famiglia. Uomini che vanno a caccia, giocano a carte e passano serata davanti alla tv, tra partite di calcio e riflessioni politiche. Donne in cucina, tra un pettegolezzo ed una paura. Monicelli disegna la classica famiglia medio-borghese dell’Italia di fine anni 80, inizio anni 90’, l’Italia che si divide tra PC e DC, l’Italia che riflette sulla caduta del Muro. Una famiglia con innumerevoli segreti ma che è disposta a vestirsi di ipocrisia pur di salvare il “sereno natale e felice anno nuovo”. Tutti insieme ipocritamente tra tradimenti, vizi e doppie facce fino a quando famiglia una implosione distrugge la complessa architettura della finzione e fuoriescono tante scomode verità. A narrare tutto è il piccolo Mauro che con “la voce della verità” racconta, senza giudizi o pregiudizi, la realtà della sua famiglia, ignaro di star effettuando la più efficace denuncia sociale.

Il film, proiettato per la prima volta nel 1992, potrebbe essere tranquillamente la descrizione del Natale 2017. Basterebbe sostituire le ingombranti tv dell’epoca con le nostre LCD, riempire gli armadi di jeans strappati e non di pellicciotti, sostituire i flipper da bar con distributori automatici ed il gioco è fatto. La trama non avrebbe bisogno di alcuna modifica. Non una battuta, non una virgola, non un proverbio si dovrebbe cambiare, nulla di nulla. C’è ancora oggi, infatti, quella bella tradizione di riempire la mamma di baci e regali durante i preparativi ma desiderare, al contempo, di non ricevere strane e fastidiose richieste di compagnia, di cura, di affetto. C’è ancora oggi quella bella tradizione del “Come stai ? Stai Bene? Sono contenta”, “Dio che bella! Sono anni che vado alla ricerca di una vestaglietta di questo colore e non sono mai riuscita a trovarla, grazie”, “Ne parliamo un’altra volta, oggi è un giorno di festa”, “Divine queste fritture”. C’è ancora quella bella tradizione di non sopportare un proprio parente ma di indossare il più bell’abito da sera, salire sul palcoscenico, disegnarsi un sorriso e “Tanti, tanti, tanti, tanti, tanti carissimi auguri di vero cuore a te e alla tua meravigliosa famiglia”.

Tradizioni giuste o tradizioni sbagliate?  Tradizioni, tradizioni italiane!

 

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