Game of Series

Game of series: Mindhunter

di Gerarda Polito

Cari lettori, mi rendo conto che su Netflix escono nuove serie da vedere (e quindi automaticamente da recuperare, visto che finiscono nella già abbastanza lunga lista di “questa non me la posso assolutamente perdere”) con la stessa velocità con cui ho mangiato la prima fetta di pandoro dell’anno, ma cercate di trovare il tempo per questa che sto per consigliarvi, dato che merita davvero una possibilità.

In questo nuovo appuntamento con “Game of Series”, la scoppiettante rubrica di recensioni, consigli e succulenti curiosità sul mondo delle serie tv e del cinema, vi presento “Mindhunter“, la nuova produzione “crime” di Netflix.

Mindhunter gif
Messo in onda il 13 Ottobre 2017, si tratta di una serie televisiva ambientata nel 1977 e ha come protagonista il giovane e brillante negoziatore dell’FBI Holden Ford, ovvero uno degli agenti specializzato nel trattare con chi ha degli ostaggi. Frustrato e insoddisfatto per i protocolli tradizionali da seguire, decisamente inefficaci, decide di iniziare a collaborare con l’agente Bill Tench del reparto di scienze comportamentali e la dottoressa Wendy Carr su una nuova figura di criminale: il serial killer.

Lo sviluppo di un nuovo metodo di indagine, la “profilazione”, è la vera novità e consiste nell’incontrare i peggiori e più famosi pluriomicidi nelle carceri degli Stati Uniti per intervistarli, imparando direttamente da loro cosa e come pensa un criminale,così da cercare di scavare nella mente di chi, forse con troppa leggerezza, viene semplicemente definito pazzo per i crimini che ha commesso.
C’è una ragione dietro la pazzia? E’ questa la vera questione irrisolta che fa da filo conduttore a Mindhunter e tartassa la mente dei protagonisti. Si può risolvere davvero un crimine relegando un assassino dietro l’appellativo di “folle”, magari perché pensare che dietro un atto macabro come la mutilazione di un corpo femminile o la decapitazione e lo stupro post mortem ci sia un fattore scatenante, qualche trauma infantile ad esempio, può davvero spaventare. Al tempo stesso, però, come si può restare lucidi confrontandosi con qualcuno che ha abbandonato ciò che è comunemente definito
“normale”? Come riuscire a non farsi inglobare e quasi provare pena ascoltando le storie di vita di chi non ha mostrato alcuna pena per le sue vittime? Si può dire che in questa serie vengono poste le fondamenta della criminologia e della psicologia criminale.

Mindhunter gif 2
Partita un po’ a rilento nella prima puntata, la serie televisiva è poi decollata in un qualcosa di completamente innovativo, seppur partendo dalla base vista e rivista di agenti FBI e omicidi, distinguendosi dalle altre serie “crime” per il meticoloso sviluppo dei personaggi. Una nota di merito va sia al giovane protagonista (già visto in “Glee” e “American Sniper”) Jonathan Groff, che qui riesce ad esprimere davvero la sua bravura, sia all’interpretazione dei criminali presi in analisi, come l’assassino Edmund Kemper. Insomma, le premesse di questa serie sono le solite, è lo sviluppo che è per nulla banale; ci sono scene in cui i personaggi parlano dei loro deprecabili atti con un distacco quasi surreale, ma che vi terrà incollati allo schermo. Bisogna ammettere però che forse non è una serie da tutti. Mi spiego meglio: per chi non ama la psicologia e i dialoghi introspettivi, ma preferisce l’azione, la serie potrebe risultare noiosa, per nulla dinamica; come scrive Sophie Gilbert: “E’ interessante, più che avvincente”.

Mindhunter gif 3
Io, personalmente, l’ho adorata al punto di riguardarla e aspetto con ansia l’uscita della seconda stagione, confermata ancor prima della messa in onda della prima.

Votazione:9,5/10.
Mi auguro di avervi convinti a recuperarla, in caso non l’aveste ancora vista, quindi sbrigatevi, non ve ne pentirete! Aspetto i vostri pareri e, se vi va,condividete l’articolo per consigliare la serie a qualche vostro amico ancora restio.
L’appuntamento è come al solito per giovedì prossimo.

Stay tuned!

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