Cultura & Intrattenimento

Asimov e la fine dell’Eternità: c’era una volta il futuro…

di Assunta De Caro

In concomitanza con l’annuncio del Nobel per la fisica a Thorne, Barish e Weiss per la scoperte delle onde gravitazionali, ho deciso di fare un viaggio (nello spazio-tempo, ovviamente) con il padre della fantascienza. Asimov risulta attuale persino con un romanzo scritto nel lontano 1955, ma in “La fine dell’Eternità” il concetto di Tempo è malleabile e quasi sospeso.

Ora immaginate che l’uomo raggiunga la conoscenza necessaria non solo a viaggiare nel tempo, ma anche a modificarlo. Basta un MM (Minimo Mutamento) per cambiare il corso della storia e ottenere una nuova versione della realtà. Questo è il lavoro di Andrew Harlan, un Tecnico dell’Eternità, incaricato di gestire l’effetto farfalla in questa organizzazione a-temporale, che giudica e corregge il corso degli eventi. Anche Harlan subirà un mutamento che sconvolgerà il suo codice comportamentale. Nel corso di una missione l’incontro con una Temporale, abitante del 584-esimo secolo della Realtà, metterà in discussione i suoi doveri e l’esistenza dell’Eternità stessa.

Un libro avvincente, vorticoso, ricco di colpi di scena e costituito da numerosi piani di lettura. Il primo strato è sicuramente l’isolamento sociale degli uomini che vengono strappati dal loro secolo origine, senza possibilità di ritorno, dediti unicamente al loro lavoro, immessi in una società a-sociale, strumenti in mano alla casta degli esperti. Per avere delle relazioni bisogna fare richiesta scritta, perchè ogni affetto non autorizzato potrebbe causare conflitti di interesse con conseguenze disastrose per il mondo. I loro superiori, rinchiusi nello sviluppo di nuove teorie, sono invece facili all’ambizione e al nepotismo.

Il secondo è di carattere etico: gli Eterni si propongono di preservare l’umanità nel corso dei secoli, intervenendo nel passato per eliminare epidemie, guerre e scelleratezze. Depurare la Storia ha un prezzo in termini di vite, che verranno arbitrariamente sacrificate o continuamente stravolte a causa dei numerosi mutamenti. Gente che esiste in una versione della realtà scomparirà nella successiva, oppure la loro vita sarà completamente differente, e chi può dire se anche questo “aggiornamento” non possa considerarsi un omicidio?

Side-effect del controllo esasperato è l’immutabilità della razza umana. Sottrarsi all’evoluzione, e alle disgrazie varie che essa trascina con sè, è realmente un beneficio? Sappiamo che (purtroppo o per fortuna) il progresso è dovuto anche a situazioni critiche. Lo scenario che ipotizza Asimov è affascinante e terribile. Avete presente “Interstellar” e tutto ciò che avrebbe a che fare con la colonizzazione di pianeti e affini per la salvezza dell’umanità? Verrebbe realizzato in ogni caso troppo tardi e l’uomo troverebbe tutti i luoghi abitabili già colonizzati da altre specie aliene.

E, infine, un classico tema da trattato in dieci volumi: il paradosso temporale. Il ciclo che si ripete, il cerchio che si chiude: Harlan riuscirà a spezzarlo o sarà una pedina di un Tempo che non vuole essere governato da nessuno?

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