Le interviste

“Filippo Caccamo: mai una laurea”

di Gerarda Polito

Quest’intervista è per tutti i disperati studenti che leggono questo blog.

Vi presento, per chi non lo conoscesse, il simpaticissimo Filippo Caccamo, studente lodigiano classe ’93 alle prese con gli esami e le normali difficoltà universitarie, che ha deciso di raccontare sul web paure, sogni, esperienze degli studenti e i luoghi comuni in cui ci si imbatte quotidianamente, attraverso brevi sketch pieni di ironia e autoironia; immancabile è il suo motto “mai una laurea”.

1: Come descriveresti Filippo Caccamo? Cosa si cela dietro il ragazzo dall’ironia arguta che lo ha reso celebre sul web?

Anzitutto ciao a tutti e grazie per l’opportunità che mi avete concesso, parlare di me e dei miei progetti mi fa sempre molto piacere.

Filippo è un ragazzo molto sensibile ad ogni cosa che fa e che gli succede.

Mi definisco “un sognatore che ci crede”, chi mi sta vicino quotidianamente sa che dietro ad ogni mia mossa, sul web ad esempio, ci sono mille sperimentazioni e momenti di riflessione. Non lascio nulla al caso, mi piace davvero pensare che i sogni possano diventare realtà.

Certo, ci vuole tanto lavoro…

I tuoi video incentrati sugli stereotipi del mondo universitario hanno strappato a qualsiasi studente disperato un sorriso di consolazione. Dove nasce l’idea di questo format? Prendi ispirazione dalla tua esperienza personale?

Sicuramente c’è tanto di personale, tanta osservazione della realtà. Carlo Verdone è un comico che si è sempre mosso così, ogni suo personaggio è stato frutto della rielaborazione della realtà che l’ha sempre circondato. Questo formato è nato veramente per gioco ed è diventato “una cosa seria” subito dopo il primo video che ha raccolto più di cinquanta mila like.

La differenza fra la celebrità del web e quella della tv infatti è proprio questa, che quella del web ti arriva da un giorno con l’altro. Con tutti i pro e i contro…

3: Quali programmi hai in mente, Filippo, per il futuro? Hai già pensato a nuovi argomenti da introdurre nei tuoi video?

Nuovi argomenti e nuovi formati certo, ma è ovviamente tutto top secret! Sicuramente però io rimango “quello dei video sull’università” e non abbandonerò mai del tutto questo format. L’università è un mondo così vasto e così ricco d’ispirazione che può dare veramente tanto, e poi accompagna chi mi segue per tanti anni, che credo sia la cosa più bella.

Chi fa video sul liceo o sui ragazzi in generale è infatti spesso costretto a scontrarsi con una realtà più adolescenziale, e che quindi ha bisogno di un certo tipo di contenuto. La nostra community invece no, siamo più di ottanta mila persone tra i 20 e i 25 anni che si confrontano quotidianamente su temi di qualsiasi livello. Mi crea molti stimoli sapere che tante persone si siano riunite attorno a un’idea nata in camera mia.

4: Chiunque segue il tuo percorso sui social conosce le tue parodie sull’illusorio mondo dei fashion blogger, in particolare su quello della biondissima Chiara Ferragni e il suo “hi guys” introduttivo nei video. Ponendo uno sguardo sul mondo delle mode e degli influencer attualmente sulla scena, come pensi che si evolverà il mondo del web? Sarà sempre più semplice emergere o si cadrà presto nel dimenticatoio?

Il vero problema non è emergere, se fai un video giusto in un modo o nell’altro puoi “arrivare”. Il problema è “restarci”. Il lavoro e il successo di chi resta nel tempo è sicuramente avere una visione a lungo periodo. Non fermarsi al numero di like ma lavorare quotidianamente per la community, sono i fan i protagonisti della pagina, non chi fa video.

L’influencer, webster, youtuber o come vogliamo chiamare chi fa il nostro mestiere è solo il proprietario di casa, ma senza nessuno dentro con cui interagire si fa ben poco. Se tu ti metti sul web con l’idea di copiare o fare cose che già fanno altri puoi arrivare, certo, ma poi sparisci presto.

5: Quali sono i tuoi consigli per i lettori che stanno per intraprendere la carriera universitaria? Quali sono i pro e i contro di questa scelta?

Non ci sono contro. Nemmeno se ti accorgi di aver sbagliato tutto e che il tuo destino sia andare a lavorare. Avrai comunque speso il tuo tempo a capire qualcosa in più di te. L’università è il distacco da te stesso fino ad allora, è la fine delle verifiche e l’inizio degli esami, è vivere da solo, è affrontare la vita DA SOLO, senza la classe o i genitori a colloquio.

Non possono esserci contro in una sfida con se stessi.

6: Concludo con una domanda fondamentale: sei uscito sano e salvo da questa sessione estiva? E soprattutto la famosa frase “mai una laurea” (presente anche sulle tue cover per smartphone) potrà trasformarsi presto in un “finalmente una laurea”?

Ho dato 6 esami in questa sessione! Io sono così, d’inverno vado in letargo e lavoro a tutte le attività artistiche (tra cui MaiUnaLaureaShow, il mio nuovo spettacolo che porterò in quante più città universitarie possibili) e d’estate mi chiudo in biblioteca con l’aria condizionata per studiare.

Sono strano, lo so.

La mia laurea? Arriverà, arriverà, anche se #maiunalaurea non è solo un hashtag, è uno stile di vita, non si perde mai.

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