Costume & Società, Le interviste

Dietro le quinte della comunicazione aziendale con Arianna Ruggiero

di Carla Rapuano

Arianna Ruggiero è una ragazza di ventiquattro anni di San Bartolomeo in Galdo. Nella vita si occupa di gestire la comunicazione per aziende o enti. In quest’intervista ci dirà cosa significa per lei lavorare “dietro le quinte” di questo grande palcoscenico 2.0 che sono i social; ci racconterà la sua esperienza, quello di cui si occupa e ci svelerà i piccoli segreti che si celano dietro al fare business con i social Network. Pronti a scoprire come si realizza una comunicazione efficace?

C: Prima di inoltrarci nell’argomento, parliamo un po’ di te: chi è Arianna Ruggiero?

A: Sono una ragazza di ventiquattro anni nata in paesino al confine tra Campania, Puglia e Molise. Sono una persona creativa, che si stanca difficilmente, curiosa e con una gran voglia di fare, imparare e sperimentare.

C: Di cosa ti occupi nella vita?

A: Nella vita mi occupo di comunicazione. Una persona con cui lavoro dice che sono una comunicazionista, non so, in generale non amo le definizioni.

C: Cosa significa per te gestire la comunicazione di un’azienda o ente?

A: Significa immergermi ogni volta in una realtà diversa. Secondo l’idea di comunicazione a cui mi sono affezionata all’Università, per poter fare una comunicazione efficace bisogna “immedesimarsi con l’oggetto”. Quindi per poter comunicare un’azienda o un ente bisogna conoscerlo a fondo, di solito passo le prime giornate a osservare i miei clienti mentre lavorano, li seguo, li intervisto, parlo con loro, con i loro clienti… sono la loro stalker, in pratica.

Dopo essermi fatta un’idea chiara, elaboro un piano di comunicazione ad hoc. Ogni cliente ha delle richieste diverse, questo significa che per ognuno bisogna individuare gli strumenti adatti, soprattutto al target a cui si rivolgono. Possono essere quindi social, mezzi di comunicazione tradizionale (stampa, TV, radio), siti web, blog, newsletter, anche strumenti meno convenzionali come canali Telegram o gruppi broadcast su WhatsApp. Quello che non manca sono gli strumenti, bisogna solo trovare il migliore per le esigenze del cliente.

Una volta chiariti gli obiettivi del cliente, e concordati gli strumenti da utilizzare, elaboro il vero e proprio piano di comunicazione e lo attivo.

Quello che mi piace è rendere i miei clienti autonomi, fare in modo che dopo il periodo necessario per avviare le attività, possano fare a meno di me. Questo perché solo loro possono essere davvero immedesimati nel loro lavoro, in questo modo la comunicazione diventa molto più efficace. Restiamo sempre in contatto e resto a loro disposizione per consigli e indicazioni, ma comunicare in autonomia oltre a essere più efficace, da anche molta più soddisfazione.

C: L’accesso al lavoro con l’avvento dei social network è cambiato del tutto: ci parleresti della tua esperienza?

A: La mia è un’esperienza non molto convenzionale e segnata da grande fortuna, quella di incontrare persone con mentalità e idee affini alle mie. È un’esperienza segnata anche da grande voglia di fare, spirito di adattamento e voglia di imparare. Nel periodo delle superiori ho fatto qualche lavoretto estivo, creavo gioielli e capi di abbigliamento che vendevo nei mercatini e agli amici, ho imparato il valore del lavoro e soprattutto del tempo.

Nel periodo universitario invece ho sfruttato tutte le occasioni che mi sono state offerte, stage, tirocini, esperienze di volontariato e da ognuna ho “rubato” il massimo, cercavo di imparare più cose possibili, anche se non affini al mio settore. Ho fatto stage in una redazione giornalistica, ho aperto un mio blog, da ognuna di queste esperienze ho imparato cose che mi servono oggi e che nessun corso universitario insegna. Quello che si impara lo si impara facendo, nella comunicazione soprattutto.

La svolta è stata il tirocinio per la tesi, ho lavorato per un mese in una startup torinese e dopo la laurea ho collaborato a diversi progetti con loro, devo davvero tanto alle persone con cui ho lavorato in quei mesi, mi hanno insegnato tanto di quello che so.
Tutto questo mi è stato possibile grazie all’Università, lì ho avuto modo di trovare una rete di contatti e possibilità che mi hanno aperto molte porte. Molte di queste opportunità, sono stata io stessa a cercarle, contattando direttamente i Professori e raccontando loro le mie idee, alcune volte è andata bene, altre un po’ meno.

Grazie ai social network mi tengo aggiornata su quello che offre il mercato in Italia, sulle figure più richieste: online vedo offerte di lavoro di grandi aziende, a volte invio la mia candidatura, più per sfida che per reale interesse/necessità.

Qualche anno fa avrei fatto di tutto per trasferirmi in una grande città, oggi penso che la grande sfida sia riuscire a fare qualcosa nel mio territorio, andare via a volte è la soluzione più facile. Soprattutto, grazie ai social riesco a comunicare con colleghi di tutta Italia, scambiare con loro idee e consigli. Nei piccoli territori il confronto non sempre è facile, la competizione è molto alta, più che dei colleghi, si tende a vedere degli avversari da battere.

C: Qual è secondo te, il social network che offre la maggiore possibilità di fare business?

A: Non esiste una formula magica o il social perfetto in assoluto. Bisogna trovare quello più adatto alle proprie esigenze.

Facebook ha un grande potenziale in particolare modo per il pubblico europeo, e soprattutto si sta espandendo molto, basti pensare all’acquisizione di Instagram e di WhatsApp (solo per citare le più famose). Ha sviluppato anche una piattaforma di advertising molto intuitiva e facile da utilizzare, incrementando gli investimenti da parte delle piccole e medie aziende. Senza considerare che, nel corso degli anni, ha raccolto una quantità di dati sui propri utenti non indifferente, questo consente agli investitori di fare una targettizzazione molto precisa, inviando il messaggio solo alle persone potenzialmente interessate.

Ma non è l’unico, per esempio se si vuole raggiungere un pubblico di giovanissimi (i cosiddetti millenials) bisogna investire su Snapchat, se si vuole promuovere un evento sarà necessario attivare delle sponsorizzazioni su Twitter.

C: Quali sono i vantaggi che le aziende o enti possono trarre dall’utilizzo dei social network per farsi pubblicità? E quali le nuove tecniche nate grazie ad essi?

A: Un grande vantaggio è proprio quello di poter accedere a un’enorme quantità di dati. Mi spiego. Nel momento in cui io decido di investire per promuovere il mio messaggio, per esempio su Facebook,  posso decidere a chi voglio che questo messaggio venga mostrato. Posso decidere la fascia d’età, la città in cui vive, i posti che frequenta, i suoi interessi, le sue abitudini, la scuola o la palestra che frequenta, posso decidere di promuoverlo solo alle persone che hanno visitato il mio sito web nell’ultimo mese, o solo agli utenti iscritti alla mia newsletter.

Potrei continuare per ore, le possibilità sono davvero tantissime. Questo dal punto di vista della pubblicità è una grande svolta.

C: E mentre per quale motivo il pubblico dovrebbe essere interessato a seguire un’azienda o ente sui social?

C: Per i contenuti che un’azienda condivide, quanto più sono interessanti/divertenti/creativi/utili tanto più siamo invogliati a guardali. Seguiamo le aziende perché siamo curiosi, perché vogliamo essere i primi a conoscere le novità, perché siamo alla ricerca di offerte imperdibili e contenuti esclusivi. Guardiamo quello che ci incuriosisce, quello che ci diverte.

Anche in questo caso però non esiste una formula magica, ogni persona è diversa quindi ha delle motivazioni diverse. Lo scopo di un piano di comunicazione è stabilire chi sono le persone a cui si rivolge l’azienda e quindi quali possono essere i loro interessi, questo è fondamentale per creare dei messaggi per loro interessanti.

Grazie ai social network soprattutto interagiamo, è questa la vera rivoluzione, non assistiamo più in maniera passiva. Credo siano due anni che non telefono più al servizio clienti del mio operatore telefonico, gli invio un Tweet!

Si sente spesso parlare di influencer, ma di fatto cosa significa questo termine? E cosa si intende per millenials?

Gli influencer sono persone che influenzano il comportamento di acquisto del mercato. Per un’azienda sono delle persone che condividono lo stesso target. Collaborare con un influencer per un’azienda vuol dire contattare questo professionista e lavorare con lui per promuovere il messaggio alle persone che lo seguono. In questo modo, se si seleziona l’influencer giusto, si può raggiungere il proprio target più facilmente.

Di millenials ho letto diverse definizioni, quella che ho fatto mia è quella per cui corrispondono ai cosiddetti nativi digitali, sono i ragazzi nati dal 2000 in poi. Altre definizioni raggruppano la fascia d’età 15/35 anni.

C: Cosa consiglieresti a chi vorrebbe guadagnare tramite i new media?

A: Il mio consiglio generale e un po’ paternalistico è quello di non fare niente solo per il guadagno, ma di farlo per passione. I new media sono uno strumento potentissimo, per chi ha qualcosa da dire, per esempio non apro un canale su YouTube solo perché voglio guadagnare tanto, lo apro perché voglio dire qualcosa di nuovo o in un modo nuovo.
C’è una poesia di Kostantin Kavafis che si chiama Itaca e recita:

Quando ti metterai in viaggio per Itaca/ devi augurarti che la strada sia lunga,/ e fertile in avventure e in esperienze  […] Sempre devi avere in mente Itaca raggiungerla sia il tuo pensiero costante. […] non affrettare il viaggio/ fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu ricco/ dei tesori accumulati per strada/ senza aspettarti ricchezze da Itaca.

In questa poesia io ho sempre letto un consiglio secondo me prezioso: cercare di rubare il più possibile e farlo soprattutto per una crescita personale, per me questo significa guardare le persone più brave di me e capire cosa posso fare per migliorare.

Il suggerimento che posso dare, invece, a chi vuole lavorare nel settore della comunicazione è quello di essere molto curiosi di tenersi sempre aggiornati sulle novità e di sperimentare, se necessario in prima persona. Non so però se era questa la domanda.

C: Prima di salutarci e ringraziarti, potresti dirci come ti vedi tra 10 anni?

Tipica domanda da colloquio di lavoro, volete assumermi? Tra dieci anni vorrei essere riuscita a creare una rete di professionisti della comunicazione in questo territorio (Campania, Molise, Puglia). Spero che questa rete mi permetta di fare ancora il lavoro che faccio oggi e anche molto altro, tutto quello che oggi ancora non esiste per esempio. Spero di essere ancora una persona molto ambiziosa. Spero di avere di nuovo del tempo da dedicare al volontariato e, chissà, magari tra dieci anni starò provando a costruire una mia famiglia.

Spero soprattutto di non essere stanca. Trentacinque anni sono tanti!

C: Grazie!

A: Grazie a voi!

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