Costume & Società, Le interviste

Ironia e genuinità, conosciamo i ragazzi di Casa Surace

di Gerarda Polito

Famosi ormai in tutta Italia per i loro video ironici e per la loro genuinità, ho avuto il piacere di intervistare i ragazzi di Casa Surace, video makers partenopei con milioni di seguaci su Facebook, Instagram e Youtube, proprio sul tema dell’utilizzo dei social come fonte di guadagno per i giovani. Prima di lasciarvi a questa divertente intervista, vi presento i ragazzi: Simone Petrella (Autore, Regista, Montatore); Daniele Pugliese (Autore, Organizzatore generale, Attore); Alessio Strazzullo (Autore, Direttore della fotografia); Bruno Galasso (Attore); Andrea Di Maria (Attore); Riccardo Betteghella (Attore); Pasquale Di Maria (Aiuto regia, Produttore); Beppe Polito (Produttore, Scenografo, Attore); Paolo Petrella (Musicista); Luca Andresano (Amministratore).

 

Descriveteci in poche parole chi sono i ragazzi di Casa Surace e come è nato questo progetto.
I ragazzi di Casa Surace sono un gruppo di amici che adesso lavora insieme. Che lavora insieme pure troppo, considerando che spesso non ci separiamo per settimane. Nel caso del tour addirittura un mese! Abbiamo cominciato praticamente da coinquilini, e ad un certo punto pensavamo che con la nascita della società e con la strutturazione di un’azienda ognuno riuscisse a trovare un proprio spazio di privacy, ma la verità è che stiamo insieme molto più di prima! Siamo proprio gente del sud! Il gruppo è attualmente formato da più di una decina di persone (metà di Napoli e metà di Sala Consilina), ma due anni fa, quando abbiamo cominciato eravamo in quattro. Qualcuno di noi aveva già avuto esperienze sul web e con la viralità, altri lavoravano nel mondo della comunicazione. Ci siamo detti: «Proviamo a fare un video e vediamo cosa ne viene fuori». Quel video ha fatto 11 milioni di visualizzazioni e quindi non ci siamo
potuti fermare più.

Con i vostri video dai contenuti sempre attuali siete riusciti a strappare una risata ad un pubblico che cresce giorno dopo giorno, grazie alla vostra creatività, ma anche alla spontaneità che vi contraddistingue. Dove nascono le vostre idee e in base a quali criteri decidete il format da proporre?
Quello che mettiamo nei video è quello che viviamo sulla nostra pelle e nelle nostre vite da ragazzi del Sud. Poi c’è il lavoro sul linguaggio del web, sulle nuove forme che giorno dopo giorno vediamo nascere sotto i nostri occhi. È difficile dire quando è un buon momento per un video, per certi versi è istinto, per altri ci sono dei fattori da tenere in considerazione per quanto riguarda gli aspetti della viralità. Un video di Casa Surace nasce quindi tenendo conto di un sacco di cose diverse: soprattutto il parere di Nonna, che è quello il più importante.

La notorietà per voi è arrivata grazie ai video che mostrano le sostanziali differenze tra il Nord e il Sud Italia, fra tradizioni, immancabile cibo e luoghi comuni vari; oltre a questo però sui vostri canali, sono affrontati anche argomenti più seri, ma presentati sempre con una vena comica (es. Fertility day o video incentrati sull’omosessualità e sul razzismo). Ritenete l’ironia il giusto mezzo per invitare gli italiani a riflettere?
Non abbiamo la presunzione di far riflettere, però ci piace lanciare dei messaggi. Di messaggi “sociali” ne lanciamo anche nei video che sembrano non avere sfondo sociale. I nostri video sul Sud, anche quelli più semplici e spontanei provano a smontare o a ribaltare questioni che il nostro paese vive da centinaia di anni. Lo facciamo col sorriso perché gli sketch che scriviamo e giriamo fanno ridere prima noi. E sì, in generale l’ironia è il modo giusto – crediamo – per trattare i temi più complicati.

Quando e come avete capito di volere (e potere) trasformare ciò che può definirsi una passione, ovvero il fare video, in un vero e proprio metodo di guadagno?
La prima volta che un brand ci ha mandato a casa un prodotto per un video (era una marca di Tonno) abbiamo pensato «Come và và, almeno qualcosa ce la mangiamo!». A parte gli scherzi abbiamo cominciato subito seriamente proprio per fare in modo che diventasse un lavoro!

Vi definireste un gruppo di influencer e che significato assume per voi questo termine?
Negli ultimi due anni ci hanno definito in tanti modi: youtuber, webstar, social webstar, creators ed anche influencer. Ma noi siamo dei videomaker semplici, ci viene in mente un’idea e giriamo un video. Come ci chiamano ci chiamano a noi va bene lo stesso 🙂 Pensa che la prima volta che ci hanno definito factory abbiamo risposto “a noi piacerebbe più fattoria”.

Quali sono le maggiori difficoltà che potrebbe incontrare nel mondo dei Social qualcuno che vorrebbe intraprendere il vostro stesso percorso lavorativo? Qual è l’arma giusta per emergere oggi?
I social danno tante possibilità. Ma sono ambienti delicati. E poi a fare i video già ci siamo noi, che si mettono a fare a farne anche loro? A parte gli scherzi la cosa forse più importante sui social è trovare un’identità, essere riconoscibili ed essere accettati dalle comunità che sui social vivono. C’è tanta competizione, ma se trovi la tua strada, puoi farcela.

Facendo un bilancio su come si presenta il Web attualmente, fra mode, influencer e contest di tendenza, come lo immaginate fra qualche anno? Sarà considerato sempre di più un mezzo per farsi conoscere e per apparire o potrebbe avere un utilizzo diverso?
In realtà il Web è già qualcosa di diverso. Non si sarebbe sviluppato il mercato che c’è se fosse solo un modo per farsi conoscere. È a tutti gli effetti un ambiente su cui si può lavorare.

Dove vi vedete tutti voi fra qualche anno, Invece?
In vacanza, finalmente.
(scritto dal nostro ufficio 🙂 )

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