Attualità & Territorio

Lavorare per Amazon a vent’anni: una storia da Berlino

di Miriam Viscusi

Con questa storia parliamo del post-laurea e di quelle occasioni che si cercano quando “si vuol fare esperienza”. Della necessità di andare fuori dall’Italia per tornare con qualcosa da offrire.

E affrontiamo una domanda: come si lavora nelle aziende del futuro?

Ci troviamo a Berlino, è una giornata di sole dopo le tante di pioggia e ne approfittiamo per godere un pomeriggio di estate lungo il fiume Sprea. Siamo due italiane, dunque perché a Berlino? Per scelta, ma dettata dal fatto che se hai vent’anni questa città ti illude con la  promessa che ce la farai. Che tutte le opportunità sono lì per te.

La storia è quella della mia ospite: ventuno anni, un lavoro da Amazon ben retribuito e le domande su tutto quello che “non sarebbe mai successo in Italia”.

Ciao, per cominciare ti chiedo qualcosa di te.

Valeria, ho ventuno anni, vengo dalla Toscana e sono laureata in Lingue traduzione e interpretariato. In questo momento lavoro presso un ufficio Amazon a Berlino.

Come hai trovato questo lavoro?

È stata una sorpresa: non era mia intenzione lavorare presso Amazon o presso un’azienda simile, cercavo solo un’esperienza qualsiasi da fare subito dopo la laurea. Mi sono affidata a un’agenzia interinale e fino al giorno del colloquio non avevo capito che lavoro avrei fatto (ride). Poi, ad aprile, sono arrivata a Berlino per cercare una casa e fare un test. Lì ho capito da chi ero stata assunta. Il test simulava il lavoro che avrei fatto, chiedeva di risolvere piccoli problemi o gestire situazioni che si sarebbero presentate in azienda.

Che effetto ti fa lavorare per Amazon?
È pur sempre un colosso.
In realtà non ne sono molto stupita; mi sembra un lavoro normale. Sia perché non era il mio piano originario, sia perché l’ambiente di lavoro è piccolo, molto giovanile e stimolante.

Di cosa ti occupi nello specifico?

Lavoro per un progetto, infatti il mio contratto è a tempo indeterminato. Mi occupo della parte linguistica in un progetto che vuole migliorare il rapporto degli utenti con il sito web di Amazon.

Com’è la tua giornata tipo in ufficio e che atmosfera si respira in ufficio?

Penso che questa sia la parte più innovativa dell’esperienza: lavoro ogni settimana per quaranta ore ma posso gestire le mie giornate come voglio. Non ho scadenze fisse, semplicemente mi viene affidato un lavoro da portare a termine e una data entro cui finirlo. Poi gestisco io il modo di dividere il lavoro, i tempi. L’importante è che tutto sia pronto quando deve. Per questo non si timbrano cartellini e abbiamo pause frequenti e flessibili.
L’ambiente è internazionale e c’è sempre tanto confronto, comunicazione fra tutti, viene richiesta una collaborazione attiva. Un’altra cosa interessante, che non mi sarei mai aspettata, è la pausa dedicata all’allenamento. Per due volte alla settimana, il lavoro si interrompe e tutti insieme ci dedichiamo a una breve sessione di ginnastica. È divertente e utile. E poi ci sono momenti di socializzazione, aperitivi. È un ambiente dove ci si sente felici e motivati.

Qual è l’età media nel tuo ufficio?

Sono io la più piccola, gli altri si aggirano sui 24-25 anni ma nessuno supera i trentacinque. Comunque la gerarchia esiste solo formalmente: c’è un manager, poi un sotto-manager e poi tutti gli altri. Di fatto però, siamo sempre tutti insieme e ognuno ha la possibilità di esprimersi e dare consigli e opinioni sull’andamento del progetto. Anzi, addirittura siamo invitati a farlo.

Sembra il lavoro ideale. Ti piacerebbe restare per tutta la vita a Berlino?

No, in realtà vorrei tornare in Italia. Però mi rendo conto che l’unica ragione a spingermi a farlo è sentimentale: se non avessi i miei affetti, tornerei di corsa a Berlino o in generale all’estero. Penso però che per lavorare in Italia, fare una piccola esperienza all’estero ti dia quel “qualcosa in più” da poter vendere una volta tornati.

Come vedi la situazione lavorativa in Italia?

Difficile, perché in molti settori è dura riuscire a distinguersi. Però non terrificante e impossibile. Certo, dipende anche da cosa si è studiato e da che regione si considera. Personalmente, ancora non sono disillusa.

Che consigli daresti a chi vorrebbe rimanere a lavorare in Italia?

Due: collezionare un’esperienza all’estero (che ti arricchisce in parecchi modi) e imparare le lingue. L’inglese di sicuro: è necessario perché ormai le comunicazioni sono internazionali.

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