Costume & Società

The social NETwork

di  Assunta De Caro

Nel regno dell’hashtag e del like imperanti c’è chi è riuscito a fare della social addiction un vero e proprio mestiere oltre che uno stile di vita, (re)inventandosi professionalmente.

Nella selva di LinkedIn ci si può imbattere nei social media jobs. Ecco alcuni esempi:

  • Social Media Manager: questa figura è posta al vertice strategico dell’area sociale dell’azienda; il suo compito è quello di pianificare e implementare strategie e campagne di marketing attraverso una conoscenza approfondita del canale comunicativo scelto (Facebook, Twitter, Instagram, Google+, Pinterest…) e la gestione degli account ufficiali.
  • Online Community Manager: si occupa di catturare l’interesse di determinate porzioni del web attraverso l’utilizzo di tools specifici per il trend monitoring e di interfacciarsi con i followers.
  • E-Reputation Manager: tiene sotto controllo le controversie online, le critiche e protegge la reputazione aziendale promuovendone l’immagine.
  • Il Contenent Manager cura i contenuti multimediali delle piattaforme, dai testi ai video, passando per gli hyperlink e i tweet, alla ricerca della continua customer satisfaction.
  • Il SEO si attiva per ottimizzare la ricerca dei contenuti tramite i browser, cercando di posizionarli tra i primi risultati proposti per aumentarne la visibilità.

Attorno a ciascuno di essi gravitano analisti, editori, web designer, blogger e brand ambassador, nonché rimane sempre aperta la strada dell’improvvisazione di nuovi esperti del settore. Tutti dovranno avere una profonda cultura del social business, grande intuito su ciò che aggrada le masse e idee sempre nuove per stupirle, gestendone la volubilità.

Lavori stimolanti e dinamici insomma, ma anche ben retribuiti? Secondo le stime di Payscale, almeno negli USA, i guadagni annuali dei social workers possono variare in media tra trentamila e cinquantamila dollari. Non male, vero?

Ma se da un lato queste sono creature con anni di studio, corsi ed esperienza alle spalle, che lavorano dietro le quinte del social network o all’interno di una realtà aziendale, dall’altro troviamo la schiera degli influencer e dei self-promoter che riescono a sponsorizzare brand già noti o proprie creazioni.

Gli influencer sfruttano una popolarità acquisita nel tempo attraverso la cultura della propria immagine e il rapporto “confidenziale” con il pubblico. Sono infatti considerati i loro beniamini e possono determinare il successo di un prodotto con le loro recensioni. Il passa parola di un tempo si trasforma in quello che è stato ribattezzato “click to click”. Un parere tanto importante da tramutarli in veri e propri testimonial (come per esempio Chiara Ferragni).

I self-promoter, invece, hanno creato appositi blog su cui coltivare le proprie passioni e trarne profitti. Numerosissimi sono gli aspiranti scrittori, grafici, artisti di ogni genere che convertono la piattaforma in vetrina. Sarà un social di “nicchia”, ma l’intuizione di David Karp, CEO del popolare social network Tumblr, è stata un trampolino di lancio per molti blogger per caso che sono finiti, più o meno intenzionalmente, a sfruttare l’influenza dei reblog e da ricevere domande quotidiane in merito alla pubblicazione del successivo lavoro o dell’incontro con l’autore. Nel contesto italiano ci sentiamo di menzionare piccoli autori ma con più di una pubblicazione alle spalle, come Antonio Dikele Distefano, Pierluigi Vizza e Sara Cassandra, sicuramente sconosciuti al grande pubblico, ma che sono riusciti a ritagliarsi un loro seguito.

Per concludere vi lasciamo con vero e proprio caffè letterario online: cosa ordinerebbe il vostro scrittore o personaggio preferito da Starbucks? Alcuni commessi hanno risposto postando centinaia di scenari e combinazioni a tema ed il successo è stato tale da spingerli a raccoglierle in un libro con doppia pubblicità per la fabbrica dei frappuccini. Digitate Literary Starbucks per crederci, e, se vi piace, mettete un like.

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