Lavoro, Marketing & Economia

World Wide Work

di Assunta De Caro

Lasciare la propria patria non è una scelta facile, né una prospettiva rassicurante; rimanere e vedere colare a picco i propri sogni professionali lo è ancora di meno. Tra due situazioni spinose, si sceglie il male minore, si sceglie di rischiare prima di rassegnarsi definitivamente, si sceglie di darsi una possibilità.

L’impressione dei lavoratori migranti nel lasciare il Bel Paese è che il mercato italiano sia ormai saturo di richiesta, di corruzione, di attese infinite, stage sottopagati o per nulla retribuiti, titoli accademici sottovalutati, compromessi inaccettabili sul salario, ricerca di neo-laureati con esperienza, età pensionabile sempre più alta e difetti strutturali a non finire. Dall’altra parte le nuove frontiere offrono in media maggiori posti di lavoro, un numero medio di colloqui minore (1/2 per Germania rispetto a 2/3 di Olanda, Inghilterra, Brasile e Francia), tanta affabilità da parte degli offerenti. In Francia e Inghilterra essere contattati da aziende o istituzioni senza aver mandato prima il proprio curriculum e implorato in tutte le lingue conosciute non è un evento trascendente. Ciò non significa che atterrare in un paese straniero vuol dire capitare sotto una cascata di offerte o trovarsi circondati da corteggiatori delle vostre skills. Anzi, regna la cultura della meritocrazia e dello stacanovismo, quindi non è contemplato adagiarsi e attendere che passi il vostro treno; tuttavia viene concessa la facoltà di comprarvi il biglietto e mettervi nella posizione più favorevole a dare la caccia al lavoro. Sempre i cugini d’oltralpe finanziano i giovani sotto i 25 anni, stranieri e non, pagando metà dei loro affitti affinché vivano da soli, oppure si incentivano le famiglie ad avere figli attraverso appositi aiuti pur di mantenere il paese giovane. Differenze abissali anche nelle domande che solitamente vengono poste durante i colloqui, incentrati sulle abilità del candidato, sulla volontà di accettare eventuali trasferimenti e sulle lingue studiate, mettendo in secondo piano il titolo, che pure è fondamentale per lavori specializzati. Talvolta si chiede quale stipendio si desidera, argomento quasi tabù dalle nostre parti. Sono famosi gli alti compensi della Svizzera, che oscillano tra 3000 e 5000 franchi, e dove i mestieri più richiesti sono gli sviluppatori di software e le maestranze artigiane specializzate. Non fatevi incantare però, gli stipendi sono rapportati al costo della vita che è carissimo, di conseguenza il modo migliore per approfittarne sarebbe lavorare da frontalieri e vivere dall’altra parte del confine.

Chi parte porta con sé la rabbia e la frustrazione verso un sistema malato da tempo e la delusione per tanto potenziale sprecato. Paradossalmente, all’estero gli italiani si riscoprono patrioti, sfoggiando l’orgoglio per le tradizioni, l’arte, la storia e i numerosi talenti che rendono grande questo Paese, ma è doloroso constatare che non c’è possibilità di far fiorire queste eccellenze dove nascono e, di conseguenza, il meglio dell’Italia se lo gode il resto del mondo. Inoltre molti fuggitivi si riconoscono come l’unica chance di risollevare le macerie della penisola una volta che la struttura economica sarà collassata su stessa, difendendosi dall’accusa di non curanza ed egoismo. Sostengono che la formazione all’estero sia necessaria per formarsi e inserirsi a posteriori nel mercato del lavoro italiano e a ritornare, magari, sarà la prossima generazione.

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