Attualità & Territorio

Tra Benevento Città Supermercato e Benevento Città Svogliata siamo noi gli assassini del “Massimo”

di Mario Martino

“Via il Massimo, ecco negozi e residenze”. Così titolava Il Mattino di ieri ed annunciava ai cittadini la chiusura del Teatro simbolo della città e, mentre si programmano le ultime cose per un’assurda ed incoerente Città Spettacolo (che nasceva nel 1980 per valorizzare l’arte teatrale) Benevento è sempre più Città Supermercato. La colpa non è solo del capitalismo e della crescita demografica ma anche e sopratutto di una città svogliata che non ha davvero voglia di Cultura.

“Il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione”. (P.Coelho)

Dopo 65 anni di Spettacolo (quello vero!), il destino del Teatro Massimo sembra irrimediabilmente segnato. Luccicanti vetrine zeppe (per la gioia di tutti!) di cose che si possono comprare e possedere, prenderanno il posto, insieme a residenze, di tutto ciò che non si può comprare (?) come il Teatro e quindi la Cultura. Niente di anomalo, regolare amministrazione. In un mondo in cui comprare cose è divenuto un bisogno fisiologico come mangiare, bere, dormire, ciò che non si può comprare (malgrado i vari tentativi) come la Cultura non serve ed è giusto che lasci spazio a più utili Centri Commerciali, grandi marchi, catene internazionali o semplicemente negozi dove si può trovare tutto (fuorché la Cultura, che paradosso…). Benevento si difende bene, benissimo. A momenti, si contano più attività commerciali (tra l’altro tutte molto simili tra loro, ma la diversità non è un concetto di questa epoca in cui siamo tutti uguali!) che abitanti e sebbene il prezzo della vita sia aumentato e il salario diminuito “qualche spicciolo” per l’Iphone esce comunque ma “un capitale” per un biglietto di Teatro proprio no! Cosa voglio dire? Voglio dire che abbiamo ciò che chiediamo, ciò che meritiamo! Se alla Città chiediamo solo cellulari e showman, in Città apriranno sempre e solo negozi ed arriveranno sempre e solo influencer, fashion blogger, youtuber.

Dopo la diffusione della notizia di chiusura del Teatro Massimo, nel giro di qualche ora, si sono riscoperti difensori della Cultura e dell’Arte Teatrale praticamente tutti ed hanno iniziato a puntare il dito contro la Città, l’Amministrazione, i cittadini e chi più ne ha più ne metta. Una battaglia (mossa esclusivamente dalla pietà e non dalla reale voglia di Cultura) contro un “altro” che in realtà è sé stesso. Una battaglia che non siamo pronti a combattere perché non conosciamo davvero il nemico; perché siamo abituati a puntare il dito esclusivamente contro e mai a girarlo verso noi stessi (cosa che il Teatro insegna); perché siamo convinti che se proprio c’è una colpa allora è sicuramente dell’altro. Ma questa volta è così palese: è colpa nostra!

Siamo noi stessi, quando chiediamo solo merce all’ultimo grido e grandi nomi da social, che stiamo per far chiudere il Massimo. Siamo noi stessi gli assassini del Massimo che per tutto l’anno non sappiamo nemmeno cosa c’è a Teatro ma poi ci trasformiamo in paladini della Cultura. Siamo noi che ora faremo di questo evento una guerra solamente mediatica con Amministrazione da un lato, pseudo e reali difensori della Cultura dall’altro oppure una guerra civile tra pseudo e reali difensori della Cultura o ancora una guerra scaricabarile tra privati e amministrazione; una guerra interna tra privati oppure tra esponenti dell’amministrazione. Sullo sfondo il Massimo che crolla come un caduto di una guerra che ci siamo inventati per non ammettere che la colpa è nostra.

“Sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. (Ghandi)

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