Le vite degli altri

La potenza del sentimento

di Gerarda Polito

Arriva un momento durante la giornata in cui mi stendo sul letto e ascolto me stessa. Mi faccio una specie di analisi interiore e tiro le somme del bene e del male che ho fatto o ricevuto, ma anche di cosa ho provato o come mi sono sentita.
Posso quasi definirlo il momento terapeutico della giornata, quello in cui annullo tutto il resto per occuparmi di Gerarda. Un attimo di massima fragilità, senza alcun dubbio, in cui siamo nudi con noi stessi e tutto ciò che apparentemente si figura come assoluto silenzio, in realtà si tramuta in frastuono: il rumore assordante della tua anima, cosparsa di emozioni e sentimenti. Una parte di noi, quella che temiamo di mostrare, riesce a “parlarci” solo quando decidiamo davvero di ascoltarla.
Come a me, sono sicura capiti a ciascuno di voi di sentirvi improvvisamente tristi o felici, di voler piangere o gridare da un’istante all’altro, senza un apparente motivazione. Come vi comportate in quel caso? “Ma che mi prende? Sarò lunatica o forse è solo colpa dello stress da studio o da lavoro”.
E se invece qualcosa dentro di voi volesse fatturare la vostra attenzione per farsi ascoltare? Per farvi riflettere? Ascoltate il vostro istinto, ciò che di voi stessi non riuscite a spiegarvi. Sentite l’esigenza di piangere? Fatelo! Avete voglia di gridare? Che liberazione! Fatelo quando vi va e con chi vi va, che sia da soli o con chi riesce a farvi mostrare per chi siete davvero.
Vi sembrerà banale, ma non lo è. Tutti, nessuno escluso, sottovalutiamo la potenza del sentimento, diciamoci la verità; crediamo che la mente possa controllare tutto ciò che ci appartiene, ogni dolore e ogni paura. “Non ci pensare; basta volerlo” è l’esempio lampante di ciò che sto cercando di dirvi.
Quante volte ce lo siamo sentiti dire? E lo so che avreste voluto ridere in faccia al vostro interlocutore o magari prenderlo a sberle perché vi ha fatto sentire solo ancora piú incompresi, ma in realtà sono solo le parole di chi ha orecchie per ascoltare gli altri, ma non se stesso.
L’essere umano, prima di essere una macchina “perfetta” (o quasi), è un mondo, un cosmo da scoprire. Sappiamo tutti che studiare un corpo è più semplice dell’inoltrarsi nei meandri di una mente, perché su tutto ciò che essa porta con sé non abbiamo alcun controllo. Il sentimento ci investe totalmente e sebbene possiamo definirci esseri razionali, abbiamo bisogno di lasciarci andare a questo uragano che non possiamo fronteggiare, ma che possiamo imparare a conoscere e a riuscire a restarne affascinati, piuttosto che impauriti.
Dietro ogni lacrima, paura, risata, felicità o tristezza inaspettata si cela un’emozione che ha bisogno di rivelarsi. Non sottovalutate ciò che ci portiamo dentro, impariamo a capirci un po’ di più, anche con il rischio di risultare strani, volubili o incostanti a chi non sa, o meglio non vuole, mostrarsi vulnerabile.

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Rivelare la propria vulnerabilità non è altro che la piú grande forma di forza, perché significa possedere il coraggio di affrontare ciò che non si conosce, ciò che nascondiamo dentro. “Ricordate che non c’è coraggio senza paura” e ammettiamolo, abbiamo tutti il timore di ciò che non possiamo controllare, ciò a cui non sappiamo dare una spiegazione o una risposta. Però, nel momento in cui riusciamo a trovare in noi la scintilla per lanciarci nell’ignoto, nulla può fermarci. E il coraggio è questo, no? È abbattere le barriere e lasciarsi sorprendere da ciò che verrà, che sia esso piacevole o spiacevole; è riuscire a buttare giù gli scudi che abbiamo deciso di indossare per proteggerci e che invece non fanno altro che toglierci la possibilità di cogliere nuovi aspetti di noi e di quello che ci circonda, di valicare i nostri stessi limiti. Il coraggio si nasconde proprio nell’espressione che scioccamente definiamo debolezza, perché è proprio quando siamo più esposti che troviamo la forza di aprirci a ciò che ci sta aspettando.
Dal mio piccolo, vi invito alla terapia del sentimento; sarete abbastanza coraggiosi da tuffarvi nel vostro oceano interiore?

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