Faber: dietro i testi, dentro la storia

Faber, dietro i testi dentro la storia: Il bombarolo

di Mario Martino e Miriam Viscusi

DIETRO IL TESTO (A cura di Miriam Viscusi)

Sesta traccia del concept album “Storia di un impiegato” (1973), Il bombarolo è la storia di un trentenne che, disperato, decide di vendicarsi contro lo Stato, simbolo del potere, piazzando una bomba davanti al Parlamento. Il suo profondo disagio deriva dal distacco avvertito fra la libertá interiore, desiderata, e condizioni esterne imposte.
Riecheggiano, come a ispirare questo brano, gli episodi di terrorismo dell´Ítalia di quegli anni. E il bombarolo è in effetti nient´altro che un terrorista: ma ancora una volta la differenza tra giusto e sbagliato si assottiglia, impedendoci di condannarlo del tutto. “Non esistono poteri buoni” è una delle tante frasi che in qualche modo assolve i ripetuti atti del bombarolo. È l´ennesima accusa contro il potere, che, per quanto instaurato con motivazioni nobili e oneste, si rivela sempre e comunque una forma di oppressione.
L´esito dell´attentato è fallimentare: la bomba non colpisce il Parlamento ma va a finire su un innocente chiosco di giornali. In piú, la donna amata, una volta al corrente dell’accaduto, non esita a condannare l’uomo (appellandolo con disprezzo come “il bombarolo”) e a prendere le distanze da lui, che si vede quindi doppiamente abbandonato.
Nel contesto dell´intero album, questo brano rappresenta il momento del sogno (perché tutto ció che avviene nel disco non è altro che un sogno) in cui l´impiegato giunge a voler affermare con un atto violento questa libertá che si è reso conto di volere. Il suo atto disperato e violento fallisce miseramente ed egli ottiene solo il carcere, del quale si racconterá nelle tracce successive (Verranno a chiederti del nostro amore e Nella mia ora di libertá).
DENTRO AL TESTO (a cura di Mario Martino)

Chi va dicendo in gir/Che odio il mio lavoro/Non sa con quanto amore/Mi dedico al tritolo/È quasi indipendente/Ancora poche ore/Poi gli darò la voce/Il detonatore

Bombarolo: colui che usa la bomba come strumento per fare/farsi giustizia. Negli anni 60-70, il termine designava una persona che compiva attentati servendosi del tritolo. La storia è dunque quella di un bombarolo stanco di sentire “in gir che odio il mio lavoro”. Un lavoro quello del bombarolo che trova realizzazione solo nella detonazione, nell’esplosione finale, nel compimento completo di un atto di giustizia. L’esplosione, come avremo modo di capire, segna il culmine della soddisfazione per un bombarolo; l’apice della sua realizzazione personale.
Ma con chi ce l’ha in bombarolo? Trentenne e disperato, come vedremo, il bombarolo ce l’ha con uno Stato che sente troppo distante da sé e dalle sue esigenze. L’unico metodo per vendicare questa assenza è il tritolo; metodo non lontano da quello che il potere statale usa ( e qui la critica violenta alla parvenza pacifista e diplomatica di uno Stato che quando non sa come fare sgancia bombe dagli aeroplani, come vedremo…). Insomma, la risposta all’assenza dello stato sembra essere il terrorismo in questa canzone. Tuttavia, De andrè dimostrerà come questa non è la risposta corretta, perché sottindende una volontà propria di potere e quindi è una soluzione ipocrita. Insomma, quello che canta Faber è la reazione, oponabile e condannabile ma spontanea, alla distanza dello istituzioni dall’Uomo e all’abuso di potere dello stato. Alle bombe, il bombarolo reagisce con altre bombe, spontaneamente. Il bombarolo è allora un uomo condannabile sicuramente ma certamente spontaneo e libero, come ogni personaggio di De andrè.

Il mio Pinocchio fragile/Parente artigianale/Di ordigni costruiti/Su scala industriale/Di me non farà mai/Un cavaliere del lavoro/Io sono d’un’altra razza/Son bombarolo

Ecco, senza dover aspettare la conclusione o il ritornello, che arriva la critica violenta allo Stato. Uno Stato paragonato ad un “Pinoccio fragile”, ad un bugiardo debole, ad una realtà ipocrita che denuncia diplomazia ma è “parente artigianale di ordigni costruiti su scale industriale” ovvero: legata come il bombarolo alla soluzione del tritolo. Così, il protagonista non si sente e ne vorrà mai sentirsi parte di questo Stato-Pinocchio. Il protagonista non diverrà mai “un cavalliere del lavoro” perché è di “un’altra razza”, una razza lontana dalle razze politiche: la razza del bombarolo.

Nello scendere le scale/Ci metto più attenzione/Sarebbe imperdonabile/Giustiziarmi sul portone/Proprio nel giorno in cui/La decisione è mia/Sulla condanna a morte/O l’amnistia

Il tratto più significativo di questa parte del testo è la responsabilità di cui si carica il bombarolo, unico a poter scegliere “sulla condanna a morte o l’amnistia”. “La decisione” è esclusivamente sua: condannare o perdonare? Cosa potrà mai scegliere un bombarolo disperato ? Da notare l’uso di un lessico chiaramente istituzionale, un lessico che è proprio dello Stato: decisione, condanna, amnistia. Va da sé il gioco di provocazione… Il bombarolo prima di giustiziare lo Stato lo sbeffeggia e lo illude con le stesse parole con le quale lo Stato aveva illuso e sbeffeggiato lui.

Per strada tante facce/Non hanno un bel colore/Qui chi non terrorizza/Si ammala di terrore/C’è chi aspetta la pioggia/Per non piangere da solo/Io sono d’un altro avviso/Son bombarolo

Il protagonista, uomo della società e nella società, vive il male quotidiano che affligge i coetanei, nota le “tante facce” che “non hanno un bel colore” e allora arriva alla conclusione che per non diventare come loro deve terrorizzare. Il terrorismo è l’unica soluzione per non ammalarsi di terrore, per non arrivare a quel brutto colore. Insomma: a terrore risponde con terrore. Inoltre il bombarolo prende anche le misure da quelli che aspettano “la pioggia per non piangere da soli” ovvero da quelli che aspettano che il male divenga universale, che colpisca tutti, per poterlo condividere e piangere insieme. Il bombarolo no, lui proprio non può aspettare perché è bombarolo ed un bombarolo non prende coscienza solo quando è col branco ma anche, e soprattutto, da solo.

Intellettuali d’oggi/Idioti di domani/Ridatemi il cervello/Che basta alle mie mani/Profeti molto acrobati/Della rivoluzione/Oggi farò da me/Senza lezione

Agli “intellettuali d’oggi” (complici del sistema Stato-Pinocchio) che poi saranno gli “Idioti di domani”( poiché solo troppo tardi capiranno di essere stati dalla parte sbagliata) Faber non chiede nient’altro che il potere del tritolo, l’unico “cervello” (capacità) che basta alle sue mani. Non ha bisogno di nient’altro per poter fare giustizia da sé…

Vi scoverò i nemici/Per voi così distanti/E dopo averli uccisi/Sarò fra i latitanti/Ma finché li cerco io/I latitanti sono loro/Ho scelto un’altra scuola/Son bombarolo

E’ proprio agli Intellettuali d’oggi e idioti di domani” che il bombarolo fa una importante promessa: “vi scoverò i nemici, per voi così distanti”. Chi sono i nemici dello Stato ? Sono gli evasori, i furbetti del cartellino, i raccomandati di oggi che esistevano anche ieri. E’ loro che Faber promette di cercare e dimostrare come in realtà non sono poi tanto distanti poiché figli del loro operato, dei loro errori, della loro etica e della loro assenza.

Potere troppe volte/Delegato ad altre mani/Sganciato e restituitoci/Dai tuoi aeroplani/Io vengo a restituirti/Un po’ del tuo terrore/Del tuo disordine/Del tuo rumore/Così pensava forte/Un trentenne disperato/Se non del tutto giusto/Quasi niente sbagliato/Cercando il luogo idoneo/Adatto al suo tritolo/Insomma il posto degno/D’un bombarolo

Solo dopo questa lunga descrizione viene presentata, in parte, l’identità del protagonista: “ un trentenne disperato” il quale crede che il “potere troppe volte” è stato “ delegato al altre mani” (Mafia, Camorra e associazioni a delinquere varie) per poi essere “sganciato e restituitoci dai tuoi areoplani”. Insomma uno scaricabarile quello dello Stato che alla fine si conclude come si concludono tutte le esperienze del bombarolo: con il tritolo. Il limite tra Stato e Bombarolo si fa sottile, quasi scompare il confine tra Terrorismo e Stato. La critica è sottile ma pungente!

C’è chi lo vide ridere/Davanti al Parlamento/Aspettando l’esplosione/Che provasse il suo talento/C’è chi lo vide piangere/Un torrente di vocali/Vedendo esplodere/Un chiosco di giornali/Ma ciò che lo ferì/Profondamente nell’orgoglio/Fu l’immagine di lei/Che si sporgeva da ogni foglio/Lontana dal ridicolo/In cui lo lasciò solo/Ma in prima pagina/Col bombarolo

Qualcuno “vide ridere” il bombarolo “davanti al parlamento, aspettando l’esplosione che provasse il suo talento” notando solo il suo lato più violento; qualcun altro “lo vice piangere un torrente di vocali vedendo esplodere un chiosco di giornali” notando il suo lato più umano e sensibile. Tra le righe la denuncia degli attentati di stato alla libertà di stampa e di espressioni ( il chiosco di giornali che esplode è il simbolo di tutte le redazioni giornalistiche d’opposizione che sono state fatte esplodere o incendiate durante gli anni di piombo). Tuttavia, “ciò che lo ferì profondamente e nell’orgoglio fu l’immagine di lei che si sporgeva da ogni foglio”, l’allusione è alla sua donna che divenuta complice di un sistema che egli stava combattendo col suo tritolo, era “lontana dal ridicolo”, lontana dalla posizione scomoda degli oppositori, lontana dal suo uomo che “lasciò solo”. Distante dal bombarolo ma, “in prima pagina col bombarolo” ? Paradosso ? No, metamorfosi! La donna era certamente lontana da quel ridicolo in cui lasciò solo il suo uomo ma era finita “in prima pagina” con un altro Bombarolo: lo Stato. Il gioco di parole è sottile e raffinato. La linea di confine tra Stato e Terrorista non esiste più. Lo Stato, a suon di esplosioni e bombe dagli aeroplani, a suon di attentati di stato, a suon di ipocrisia e di tritolo, si è trasformato in un perfetto bombarolo. La donna ha tradito il terrorista col Bombarolo.

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