Faber: dietro i testi, dentro la storia

“Faber: dietro i testi, dentro la storia”: Via del Campo

di Mario Martino e Miriam Viscusi

 

DIETRO IL TESTO (a cura di Miriam Viscusi)

Omaggi a Genova De Andrè ne ha fatti spesso, ma se dovessimo sceglierne uno, quello sarebbe Via del campo. In questo brano, che analizzeremo oggi, si trovano infatti personaggi, immagini, vizi e virtù della città; non manca però la tipica universalizzazione che può essere fatta con ogni testo di Faber.
Sesta traccia dell’album Volume I (1967), scritta insieme a Enzo Jannacci, Via del campo ci porta lungo una delle strade centrali di Genova (Via del Campo appunto) nella quale si trova un mondo intero: e ci sembra di scoprirlo solo passeggiando idealmente da quelle parti.
Dire che questo brano “parla della prostituzione”, come molti citano, sarebbe riduttivo. I temi sono più ampi e, oltre la semplice figura della prostituta, è qui presente il più ampio – e costante in Faber – tema dell’emarginazione e dell’attenzione verso gli ultimi e gli esclusi.
Come non citare l’ultimo verso, forse una delle citazioni più diffuse di De André:

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori

Che tra le varie cose è un rimando, ancora, all’eterno contrasto tra apparenza e sostanza: ciò che molte volte sembra giusto, conveniente, “perbene” è sterile, inerte. Invece la vera creatività, la vita, le speranze, si trovano dove non guarderemmo mai: negli ultimi.
Via del campo, da strada “umile” e covo degli ultimi, è oggi una strada centrale di Genova e deve la sua fama proprio alla canzone. Dopo la morte di De Andrè, il suo amico Gianni Tassio aprì un negozio di dischi a lui dedicato; in seguito alla morte dello stesso Tassio il negozio fu chiuso ma nello stesso locale c’è oggi un museo (Via del campo 29 Rosso) installato dal comune di Genova e dedicato al cantautore.


DENTRO IL TESTO
(a cura di Mario Martino)

Via del Campo c’è una graziosa/gli occhi grandi color di foglia/tutta notte sta sulla soglia/vende a tutti la stessa rosa.

Per comprendere il testo di questa canzone è necessario partire dall’ambientazione: via del campo.
Via del campo era, ai tempi in cui fu scritta questa canzone, una tra le vie più povere della città di Genova. A popolare la via c’erano poveri, prostitute e qualche sfortunato bambino. In questa degradata via, Faber ambienta la sua cruda, ma non per questo non poetica, descrizione.
Il personaggio che si incontra a via del campo non può essere che una prostituta; quella che Faber poeticamente definisce “una graziosa” dagli “occhi grandi color di foglia”. Non può passare inosservato in continuo rimando, in questa prima strofa, agli elementi naturalistici: foglia e rosa. Probabilmente, in accordo con la maggior parte dei suoi brani, De Andrè vuol scandire la stagione della vita in cui si trova la donna: la primavera, stagione della giovinezza. Inoltre la rosa a cui rimanda il testo potrebbe anche simboleggiare l’amore. Così, la donna che “tutta notte sta sulla soglia” non starebbe facendo nient’altro che il suo lavoro: vendere il suo amore o, meno idealisticamente, il suo corpo in fiore, appunto una rosa.


Via del Campo c’è una bambina/con le labbra color rugiada/gli occhi grigi come la strada/nascon fiori dove cammina.

Il secondo personaggio che si incontra in via del campo è una bambina, simbolo della speranza. La bambina rappresenterebbe il fiore nato tra le pietre, quel fiore di speranza che nasce “dove cammina”, dove porta la sua gioia, la sua speranza, il suo ottimismo. Non sono casuali gli aggettivi usati per la descrizione fisica della bambina; il “color rugiada” delle sue labbra è una metafora del contatto stretto con la natura; “gli occhi grigi” sono lo specchio di ciò che la bambina vede intorno a sé: la strada. Una bambina che certamente non vive tra le mura domestiche.


Via del Campo c’è una puttana/gli occhi grandi color di foglia/se di amarla ti vien la voglia/basta prenderla per la mano

Altro personaggio, altra prostituta. Una seconda “puttana” (così la presenta Faber senza mezzi termini, senza vezzeggiativi, senza giri di parole) che viene descritta diversamente, non tanto nei tratti somatici quanto nei tratti caratteriali.
Se la prima vende“la sua rosa”, la seconda non aspetta altro che esser presa per mano: “se di amarla ti vien la voglia, basta prenderla per la mano”. Due ottiche differente mediante le quali le due prostitute vedono se stesse, il proprio amore e il proprio corpo. La grande rivoluzione di Faber è tutta in questo confronto, è tutta nella diversità. Infatti, per quanto le etichette sociali possano creare luoghi comuni e tabù attribuendo a tutti gli esponenti di una certa realtà sociale le stesse caratteristiche e gli stessi atteggiamenti, Faber ribalta le prospettive assegnateci dalle convenzioni sociali. E’ a questa altezza che la canzone si fa aspra e critica; quasi a voler dire: cosa c’è di strano? Anche le prostitute sono tutte diverse tra di loro, anche le puttane hanno una propria identità che nessuna etichetta sociale potrà mai cancellare. Così a via del campo si può incontrare tanto una prostituta che vende il suo amore, o forse il suo corpo, come fosse una rosa, quanto una puttana che “se di amarla ti vien la voglia, basta prenderla per la mano”.

e ti sembra di andar lontano/lei ti guarda con un sorriso/non credevi che il paradiso/fosse solo lì al primo piano.

Ecco un nuovo stravolgimento, questa volta legato alla semantica dell’ambientazione. Fino ad ora si è descritto il luogo in cui era ambientato questo viaggio musicale come il più degradato luogo della terra, ora tutto d’un tratto, c’è “il paradiso” che nessuno credeva potesse trovarsi proprio lì, “al primo piano” di una casa di via del campo. Ma la causa di questo stravolgimento qual è? Semplicemente il sorriso di quella puttana presa per mano. Un sorriso che, a prescindere dal seguito, porta l’uomo a dimenticare le etichette, ad abbandonare i pregiudizi e soffermarsi sull’espressione più universale del mondo: il sorriso. Una modalità di esprimersi che non conosce ranghi sociali e che porta oltre l’apparenza, che eleva i protagonisti in una dimensione prima spirituale e magari, dopo, anche sessuale.

Via del Campo ci va un illuso/a pregarla di maritare/a vederla salir le scale/fino a quando il balcone ha chiuso

Finalmente un uomo: l’illuso. Si comprende, chiaramente dalla scelta verbale operata da Faber, che l’illuso non è di via del campo ma si è diretto lì per “pregarla di maritare”, per pregarla di cambiare se stessa, la sua natura, il suo modo di vivere il sesso e l’amore. E’ un illuso perché non si rende conto dell’assurdità di chiedere un tale cambiamento. C’è poco da fare: “il balcone è chiuso”.

Ama e ridi se amor risponde/piangi forte se non ti sente/dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fior/dai diamanti non nasce niente/dal letame nascono i fior.

Per fare poesia c’è bisogno di semplicità; i veri poeti sono quelli che sanno esprimere con parole semplici concetti difficili e non viceversa. Che Faber è un grande poeta risulta assodato dopo la dimostrazione di questi ultimi versi. E’ straordinaria la capacità di saper rappresentare, con qualche semplice parola, il concetto dell’amore che risponde all’amore e quello della rassegnazione. “Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente”.

E poi la conclusione: uno slogan per molti, una frase geniale per altri, un aforisma da poter estraniare dalla poesia per qualcuno. Fiumi e fiumi di inchiostro si sono spesi su queste ultime parole di questo capolavoro musicale; parole che sono state usate nel tempo a iosa e anche in circostanze in cui non c’entrano nulla. I diamanti sono il simbolo della società borghese, perbenista, conservatrice, di quella realtà che si crede perfetta e perciò arida, incapace di pensare e partorire miglioramenti; incapace d’umiltà. Il letame, simbolo degli ultimi, dei perdenti, degli esclusi e di quelli da evitare, è invece fecondo di idee, fecondo di speranze, fecondo di cambiamento. Solo dal fecondo e puzzolente letame della miseria può nascere il profumato fiore della speranza. Certamente non è un perfetto diamante a poter capire il valore del cambiamento, solo il letame sente il bisogno di cambiare, senza mai tradire la sua identità, portando con sé, eternamente, la puzza delle sue origini.

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