Cucina, Cultura & Intrattenimento

Un pranzo a base di luoghi comuni dal re della lasagna

di Mario Martino

Sono poche le cose certe nella vita, pochissime, forse un paio: la mamma che sa sempre dove si trova la tua camicia bianca e tutti, almeno una volta, hanno mangiato le lasagne! Per evitare di denunciare le infinite magre figure fatte davanti a mia madre e ad un armadio infame (certamente alleato della mamma), sarà meglio parlare di lasagne.
Lasagne: una parola, sette lettere, innumerevoli strati e mille emozioni. Leggendo “Sette” del Corriere della Sera del giorno 13 gennaio 2017 mi sono imbattuto in un inserto assai interessante sull’etimologia e la storia delle lasagne. La lettura del curioso inserto, firmato Paolo Martini, mi ha permesso di scoprire che delle lasagne sappiamo poco o quasi nulla.
Addirittura gli etimologisti stanno ancora litigando sul significato e l’origine della parola. Alcuni sostengono che il termine derivi da una parola del latino parlato, a sua volta derivante dal greco lasanon, che in origine rappresentava un vaso da cucina.
Altri etimologisti sostengono che il termine derivi dal prestito francese “lasange” che probabilmente si riferisce ad un dolce alle mandorle preparato nell’antica Gallia. Una cosa è certa: il luogo comune vuole che le lasagne siano un prodotto della cucina bolognese. In realtà le lasagne hanno origine partenopea. Le prime lasagne, stando a quanto afferma il “Sette” risalgono, infatti, al periodo angioino a Napoli (XIV secolo) e la prima ricetta di lasagne al pomodoro è presente nell’opera “Principe dei cuochi o la vera cucina napoletana” di Francesco Palma (opera citata nell’articolo di Paolo Martini).
In epoca borbonica le lasagne impazzavano, soprattutto nei pranzi reali. Si dice che Ferdinando II ne era talmente ghiotto che fu chiamato dai suoi contemporanei “Re lasagna”.
E le lasagne alla bolognese? Beh, quelle sono decisamente molto tarde rispetto all’uso partenopeo. Infatti per la prima volta le lasagne alla bolognese sono state cucinate ad inizio Novecento, circa un ventennio dopo la ricetta del Palma e circa 600 anni dopo l’invenzione culinaria angioina.

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