Le vite degli altri

Un’ancora per restare a galla

di Selene Sarro 

Prima di iniziare a leggere questo articolo, rispondete ad una domanda. Chi è la vostra ancora? A chi cercate di aggrapparvi quando vi va tutto male?

Un’ancora è una specie di metafora per indicare la forza, è qualcosa che ci fa restare su, a galla, quando non si ha più nulla da fare. Un sostegno a cui tenersi quando va tutto male. Spesso la nostra ancora l’associamo ad una persona, ad una particolare persona che ci ritroviamo ad avere quasi sempre al nostro fianco. Perché quasi sempre? Perché non è vero che c’è una persona presente costantemente per noi, e quindi tendiamo a starci male quando se ne va via e poi ritorna, alternandosi. Anch’io ho sempre considerato la mia ancora una persona, una persona che mi era accanto, e spesso questa persona cambiava perché ero talmente stupida da associare la mia forza a chiunque mi mostrasse gentilezza. Mi aggrappavo a chiunque mi offrisse una mano ma che poco dopo scompariva, e quindi mi capitava di illudermi. E così era sempre. Mi ero soltanto illusa per l’ennesima volta. Mi ero aggrappata a qualcosa che evidentemente non c’era, era soltanto una mia illusione, la mia millesima illusione. Quindi, dopo un po’ di tempo e dopo un po’ di persone, ho cominciato a pensare che dovessi prendere una decisione e cercare di non farmi condizionare da nessun altro. Cercare di fare di me stessa la mia forza.

Cos’è la forza, però? Secondo me la forza è la capacità che una persona ha nel superare ogni ostacolo, ogni dolore, accumulando e accumulando pezzi rotti del proprio cammino. Accumulando delusioni, speranze infrante, cicatrici e tristezze. Così facendo, ogni persona accumula anche esperienze e soprattutto rabbia, rabbia per non essere riusciti a superare molte cose, quindi tende a diventare forte per evitare di essere delusa nuovamente o comunque per provare a star bene ancora. È un incontro a tavolino con la vita, con se stessi. Si è forti nel cadere e nel rialzarsi. Si è forti quando si sorride davanti alle difficoltà, quando si vorrebbe soltanto piangere in un momento e invece si sorride. Si è forti quando si è in grado di lasciare andare qualcuno perché si vuole soltanto la sua felicità. Si è forti dopo aver passato qualcosa di molto pesante, qualcosa da cui non ci si sarebbe mai aspettati di poter uscire, ma che invece riesce a non condizionarci. Si è forti nel momento in cui si crede di esserlo davvero.

Le persone forti sono quelle che, ad un certo punto, decidono di andarsene perché sanno che la miglior cosa da fare, delle volte, è proprio quella. Andarsene in punta di piedi e avere il fottuto coraggio di lasciare quelle persone che non hanno fatto nulla per restare, per non andarsene. Le persone forti sono quelle che ne hanno passate tante, davvero tante, ma da tutto quello ne hanno tratto solo una cosa: la forza. Hanno riscoperto in se stessi qualcosa che credevano persino di non avere: un animo forte, uno di quelli che si potrebbe sicuramente abbattere, ma mai distruggere. Infatti spesso ci abbattiamo per niente. Vediamo qualcosa di più grande di noi e ne abbiamo subito paura, tanto da dire “No, non ce la faccio”. Cadiamo contro qualcosa che è più grande di noi, ma non ci rendiamo conto che anche noi siamo grandi, siamo tanto forti quanto quel mostro, muro, persona, contro qualsiasi cosa che ci abbia fatti star male e ci abbia fatto credere di non esserlo abbastanza.

Così, ad un certo punto, iniziai a capire semplicemente che avrei dovuto fare affidamento soltanto su me stessa. Se avessi voluto una mano, l’avrei trovata alla fine del mio braccio, se avessi voluto una spalla su cui piangere, sarebbe stata la mia e se avessi voluto qualcuno che mi ascoltasse, sarebbe stata la mia anima a farlo. Avevo capito che avrei dovuto contare solo su me stessa e su nessun altro. Quindi decisi che la mia ancora sarei stata io. La mia forza sarei stata io perché non c’è niente di più vero: la nostra forza dipende da noi stessi. Se non siamo noi a volerci rialzare, se non siamo noi a cercare di farlo, non ci riuscirà nessun altro. Bisogna tirarsi su le maniche e cercare di combattere, di afferrare in mano la situazione e cercare di cambiarla. Niente ti verrà dato se niente farai per cambiare qualcosa. Se c’è una cosa che ho capito da ogni dolore che ha cercato di abbattermi è che niente, niente è in grado di non farmi rialzare più.

E lo dico anche a voi. Ogni dolore sarà utile, un giorno, per farvi star bene. È un’esperienza su cui contare sempre, un nuovo pezzo in più da portare nel sacco della nostra vita. Credete in voi stessi e nella vostra forza, la vostra forza, però. Fate ricredere tutte quelle persone che vi hanno detto che non potevate farcela da soli, fatevi vedere in piedi di fronte a loro. Mostrate tutto il bello che in voi c’è, mostrate tutto quello che sapete fare. Sarete ammaccati, in parte distrutti, barcollanti, con il cuore a metà, ma ci sarete. Non sarete integri, ma sarete sempre orgogliosi di voi stessi, di avercela fatta con le vostre forze e solo con quelle. Sarete soddisfatti di esservi aggrappati solo a voi stessi e di averci creduto sempre, senza mai perdere la speranza. Siate in grado di raccogliere i vostri pezzi e utilizzarli per riaggiustarvi, per rimettervi in piedi. Avete avuto un momento no? Bene, fate di quel momento no un nuovo inizio, una nuova alba, un nuovo giorno e rendetelo bellissimo. Rendetevi bellissimi.

Non fraintendetemi, con questo non dico che non dobbiate più fidarvi di nessuno, ma se tutti scomparissero, ce la fareste a restare su senza affondare con la vostra ancora? Avete la certezza che quest’ancora rimanga avvinghiata a voi per sempre?

E ora vi richiedo, qual è la vostra ancora? Chi è la vostra forza?

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