Al di là della bolla: la solitudine

di Gerarda Polito

C’è stato un periodo della mia vita nel quale avevo la sensazione di trovarmi dietro una di quelle vetrate spesse che ti consentono di vedere, ma non di ascoltare le parole e i discorsi di chi si trova dall’altro lato. Una sorta di bolla, ecco. La cosa peggiore, però, era che questa bolla la percepivo giorno dopo giorno sempre più stretta, soffocante, perché non ero stata io a scegliere di entrarci, non per una mia libera decisione; erano stati coloro che mi circondavano a spingermi dentro con i loro silenzi che risuonavano come urla e i loro muri insormontabili.

Non so dirvi come o perché questo capiti, ma credo che ognuno di noi abbia provato almeno una volta la sensazione di essere soli, di non percepire un aggancio a cui aggrapparsi quando si vacilla, ma, anzi, di sentire che proprio quelle mani che dovevano essere un porto sicuro ci stanno spingendo giù dal dirupo.

Devo dire che con il tempo ho imparato ad apprezzarla la solitudine, a farla mia, ma quella che ti crei tu nel chiuso della tua stanza, quando vuoi dedicare la tua attenzione a te e ai tuoi pensieri, non quella che ti viene imposta dagli altri. Sentirsi amati è una delle percezioni che l’essere umano ha più bisogno di provare, che sia da parte di un compagno, di un amico o di un familiare, oltre che da se stesso; sapere che qualcuno è lì per noi, non solo nei momenti di gioia e di festa, ma anche in quelli di sofferenza, ci fa sentire protetti, al sicuro; un po’ meno fragili.

Per cui, quando ti accorgi che da un momento all’altro quel qualcuno che hai sempre ritenuto parte integrante della tua vita comincia ad allontanarsi fino a scomparire, il mondo sembra crollarti addosso. Quante volte mi sono chiesta “Ma cosa diavolo ho fatto di male?”, senza trovare alcuna spiegazione; mi sono colpevolizzata e credo che lo abbiamo fatto tutti. Ho (forse stupidamente, a ripensarci oggi) lottato, non posso e non voglio negarlo; ho sotterrato decine e decine di volte l’ascia di guerra e il mio orgoglio per non perdere chi amavo, per tenermi stretto fra le mani quell’amore che non volevo perdere. È stato tutto vano. Era come se stessi stringendo con forza un pugno di sabbia, che, come ben sappiamo, troverà sempre il modo per scivolare via dalle dita. Ci sono stata male, malissimo. In quei momenti ho capito cosa significa non avere nessuno che mi facesse sentire parte di qualcosa, che mi ritenesse davvero importante.

Con non poche difficoltà, cominciai però a prendere coscienza del fatto che mi stavo lasciando andare con le mie stesse mani, che forse, a causa di quella sofferenza, mi stavo chiudendo in me stessa, in quella bolla nella quale mi avevano spinto, ma che ora avevo paura di oltrepassare; stavo diventando io la causa della mia solitudine, fino a farmi sentire sola anche se circondata da persone che per me non riuscivano ad essere altro che sconosciuti, pensando che se non mi fossi tutelata in prima persona in questo modo, sicuramente qualcun altro mi avrebbe fatto sentire nuovamente così. Mi ero imposta l’assurda paura di uscire, di confrontarmi con persone nuove, di mostrarmi per chi sono davvero, temendo di essere sbagliata, e ad oggi mi chiedo scusa per essermi fatta questo… se volete un consiglio, dovreste farlo anche voi se vi state comportando allo stesso modo. Come scrive Samuele Bersani nella sua canzone “Come due somari”

La solitudine no che non è un affare, ti fa credere di risparmiare e invece non è che uno sperpero di stagioni inutili e anni andati via davanti a un calendario… e la colpa è solo mia.

Come potevo superare quella sensazione di vuoto? Nessun trucco, nessuna impresa titanica: avevo solo bisogno di lasciarmi nuovamente andare, di sbloccare la mia mente dalla fobia di essere allontanata, tornando ad amare e a farmi amare. Basta autocommiserarsi, basta tentare in ogni modo di tenere con noi chi ha già deciso di andare via, perché là fuori c’è qualcuno che non aspetta altro che tenerci stretti con sé, affrontando le difficoltà insieme, e che saprà fare della nostra “stranezza” un raro pregio, qualcosa da proteggere con ogni mezzo, non da cui fuggire via.

Da quel momento in poi, come l’arcobaleno dopo la tempesta, mi sono rialzata e sono tornata ad essere Gerarda perché se qualcuno decide di scappare da voi, non significa che siete sbagliati, ma che non avete più nulla da condividere con quel qualcuno; che le cose che un tempo vi univano, ora non vi rendono più compatibili. Quando prenderete consapevolezza di ciò, il mondo che era crollato tornerà a ricompattarsi e porterà lungo la strada della vostra vita chi farà di tutto per avervi con sé.

Io le ho trovate, queste persone, e voi?

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