Io non ho paura (o forse sì)

di Gerarda Polito

La libertà vera non è fare quello che ci pare, ma vivere come creature libere dalla paura.

(Susanna Tamaro)

Molto probabilmente io non sono una di quelle persone che può essere definita realmente paranoica, ma di sicuro sono stata a lungo una che, in certe occasioni, è riuscita a farsi prendere dall’assurda paura di ciò che non conosce, di ciò che teme di non saper gestire.

Per gran parte della mia vita ho visto il timore di rischiare come un limite e una protezione al tempo stesso. La mia logica era semplice: “Io mi fisso questo confine di sicurezza e mi impongo di non oltrepassarlo, così non esponendomi troppo riesco a tenermi al sicuro” e per un po’ ho vissuto così, nel mezzo. Ero riuscita a contenere ogni nuovo rapporto, ogni sensazione, ogni esperienza che mi si presentava davanti in una confort zone che mi permetteva di affacciarmi a tutto, senza il rischio di ciò che queste cose potevano portare con sé.

Poi però, con il tempo, ho iniziato a sentire questa zona di sicurezza sempre più soffocante. Avete presente quando nei film arriva la scena di qualcuno chiuso in una scatola di vetro che si riempie incessantemente d’acqua e, quando restano pochi centimetri di aria, il suo fiato comincia a farsi sempre più corto? Ecco, mi sentivo perennemente così.

Ogni volta che non facevo o non dicevo ciò che sentivo dentro di me, percepivo la sensazione che qualcosa non andasse, che forse non valicando quel confine mi stavo perdendo la vera essenza della vita. Avevo permesso che una parte di me mi rendesse terribilmente infelice, che mi facesse vedere il panorama della spiaggia più bella del mondo, ma senza poterci affondare i piedi nudi, senza sentire il vento che mi sfiora la pelle e senza poter ascoltare la melodia delle onde del mare.

Cosa ho fatto allora? Ho provato a mettere un piede fuori, da sola. Mi sono sentita allo sbaraglio e la troppa libertà mi ha fatto commettere tanti sbagli: ho parlato e agito a sproposito, pentendomi delle mie azioni, una sensazione anche peggiore della paura stessa. Quindi sono tornata indietro e ho portato un briciolo della mia paura, la parte migliore di lei, con me. D’un tratto il timore è diventato euforia, voglia di scoprire, di essere la versione più bella di me stessa; l’ho trasformata in un’amica e l’ho portata con me, nel cammino della mia vita, affinché mi aiutasse a comportarmi e a dire ciò che fino ad allora avevo avuto di tirar fuori, ma con la razionalità necessaria a non farmi incappare in errori che avrebbero ferito me e gli altri . Di solito la paragono all’amore di una madre: ne avrai sempre bisogno per crescere e seguire la “retta via”, a meno che non diventi asfissiante.

Con questo cosa voglio dirvi? Che so quanto avete odiato la vostra paranoia, quella sensazione che vi blocca e vi toglie il respiro, e forse la state ancora odiando perché non vi lascia liberi di prendere quel treno e scappare via, di dire a chi amate cosa provate davvero, di fidarvi di una carezza nuova. Crescendo però ho imparato che a volte anche ciò che abbiamo sempre odiato ci serve, che possiamo imparare ad amarlo poiché si rivelerà utile quando meno ce lo aspettiamo; quindi anziché cercare di combattere qualcosa che fa parte di voi, imparate a controllarla, a servirvi della sua funzione migliore. Fate sì che il limite si trasformi solo in protezione.

Non abbiate paura di rischiare, di vivere davvero, ma fidatevi del vostro campanello di allarme perché “La paura ti è utile. Il panico ti uccide” (Rob O’Neal).

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