Faber: dietro i testi, dentro la storia

FABER: DIETRO I TESTI, DENTRO LA STORIA: Canzone del maggio

di Miriam Viscusi e Mario Martino

DIETRO IL TESTO (a cura di Miriam Viscusi)

La canzone del Maggio, prima traccia di un concept album (Storia di un impiegato, pubblicato nel 197) è un brano importante in quanto segna l’inizio di una storia. L’impiegato in questione si “sveglia” dalla sua condizione e decide di lottare contro le ingiustizie proprio ascoltando il canto del maggio francese. Il suo percorso individuale di liberazione dalle strutture sociali, dalla vita borghese e dalle false ideologie, fa da filo conduttore ai sette brani successivi dell’album. La parola Anarchia non compare,ma certamente il percorso individuale va in parallelo con un percorso collettivo e si realizzano entrambi attraverso il distacco dai concetti precostituiti.

Quando è uscito “Storia di un impiegato” avrei voluto bruciarlo. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile. L’idea del disco era affascinante. Dare del Sessantotto una lettura poetica, e invece è venuto fuori un disco politico. E ho fatto l’unica cosa che non avrei mai voluto fare: spiegare alla gente come comportarsi. [De Andrè, 1974]

La complessità di questo album è tale che ne dovremmo parlare in un episodio a parte; passiamo quindi al singolo brano.

Il testo è ispirato al “Canto del maggio francese”, un brano del 1968 scritto da Dominique Grange (titolo originale “Chancon de vous est concerné”) per raccontare le giornate delle rivoluzioni studentesche francesi nel 1968.

Del brano di Faber esistono due versioni, in quanto la prima venne censurata. Curioso che la frase-simbolo della canzone (“anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”) faccia parte della versione modificata ma non del testo originale. Quest’ultimo contiene espressioni ritenute, all’epoca, troppo “forti”, mentre la seconda versione ricalca in modo più stretto quella francese, in alcuni punti quasi come una traduzione letterale.

Con l’espressione “maggio francese” ci si riferisce a un’insurrezione generalepartita dall’università di Nanterre ma anche all’evento simbolo, il mito e, se vogliamo, un riassuntodel Sessantotto mondiale. Quello del 10 maggio 68 fu l’episodio cardine: durante la notte gli studenti di Parigi occuparono il quartiere latino e da quel momento la protesta studentesca si unì a quella operaia, sfociando in protesta sociale,culturale, intellettuale e politica. Barricate e occupazioniterminarono il 30 giugno con a rielezione di De Gaulle.

Ispirato da questi avvenimenti De Andrè rielabora la situazione italiana, le sue stragi e le sue contraddizioni. Cerca di “dare una lettura poetica” a questi avvenimenti, parla della rivoluzione pur senza esserne parte attiva; inevitabilmente finisce anche per rendere pubblico il suo pensiero politico.

Il “nostro” maggio. Chi parla? Sono gli studenti che hanno preso parte alla rivoluzione. Nell’espressione Fare a meno del “vostro”coraggio, studenti si rivolgono ad altri studenti; questi ultimi sonoColoro che hanno accettato il potere e di fatto si sono sottomessi al sistema capitalistico fatto di ingiustizie sociali. “Siete lo stesso coinvolti”. Proprio perché indifferenti, colpevoli del non agire.

Nella versione originale si fa riferimento ai professionisti dei manganelli, espressione (quanto mai attuale) che viene modificata in “Pantere” in riferimentoalle macchine della polizia (Pantere).

Un altro riferimento è quello del “perdere tempo”, vero ritornello della canzone, ma completamente cancellato nella seconda versione. Coloro che non hanno lottato sono accusati, fra le altre cose, di aver fatto perdere tempo. O almeno di averci provato, non riuscendo comunque a fermare “il vento”.

Da citare, infine, la strofa che si scaglia contro il capitalismo:

Lo conosciamo bene il vostro finto progresso

Il vostro comandamento “Ama il consumo come te stesso”

Come tutte le canzoni di De Andrè, sebbene si riferisca ad un momento ben preciso della storia e denunci una particolare situazione politica, il suo senso non rimane qua. È ancora possibile renderla universale. Denuncia quelli che hanno paura di guardare, quelli per cui la rivoluzione è un gioco: “lasciamoli giocare che presto si stancheranno”. Universale contro chi sceglie la sicurezza, la disciplina, a chi ha paura di cambiare però si maschera dietro un “finto progresso”.

Nonostante De Andrè si sia in parte pentito di aver dato all’album una sfumatura politica e “moralista” è riuscito benissimo a racchiudere la determinazione, la convinzione, il vigore della rivoluzione di quei giorni.

Non c’è da stupirsi che l’impiegato della storia, dopo un canto del genere, si sia sentito in dovere di fare la sua parte.

PARTI CENSURATE

Lottavano così, come si gioca

I cuccioli del maggio era normale

Loro avevano il tempo

Anche per la galera

Ad aspettare lì fuori rimaneva

La stessa rabbia , la stessa primavera [intro]

Se avete deciso in fetta che non era la vostra guerra, voi non avete fermato il vento, gli avete fatto perdere tempo.

Convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco

Voi siete stati lo strumento per farci perdere un sacco di tempo

Se avete lasciato fare ai professionisti dei manganellicambiato con Pantere

Per liberarvi di noi canaglie, di noi teppisti, di noi ribelli

E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri

Se sono rimasti a posto perfino i sassi nei vostri viali

Se avete preso per buone le verità dei vostri giornali

Non vi è rimasto nessun argomento per farci ancora perdere tempo.

Lo conosciamo bene il vostro finto progresso

Il vostro comandamento “Ama il consumo come te stesso”

E se voi lo avete osservato fino ad assolvere chi ci ha sparato

Verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte

Voi non potete fermare il tempo, gli fate solo perdere tempo.

DENTRO IL TESTO (a cura di Mario Martino)

Anche se il nostro maggio/ha fatto a meno del vostro coraggio/se la paura di guardare/vi ha fatto chinare il mento/se il fuoco ha risparmiato/le vostre Millecento/anche se voi vi credete assolti/siete lo stesso coinvolti.

Sin da subito la canzone prende la sua piega politica e moralistica. Il riferimento al contesto è immediato (“il nostro maggio”) ed arriva dopo due sole parole. Come già ampiamente detto sopra, il contesto è quello del Maggio francese. La ventata rivoluzionaria travolge anche l’Italia e dalle barricate francesi alle italianissime automobili “Millecento” il passo è breve. La rivoluzione è guidata dagli studenti che, abbandonati da una indifferente classe borghese spaventata dal cambiamento, riescono comunque a portare avanti la loro causa. In questi primi versi c’è quindi la denuncia di una borghesia non partecipativa, che si spaventa, che china il mento, che non prende partito, che resta neutrale credendosi così incolpevole e assolta. E’ la denuncia della distanza di una borghesia, ma al tempo stesso di tutti i “distanti” che vogliono solo conservare e conservarsi.

Tuttavia, l’indifferenza non assolve la classe borghese ma la rende paradossalmente partecipe e colpevole. La loro presa di distanza è un coinvolgimento della peggiore specie: un ostacolo.

E se vi siete detti/non sta succedendo niente,/le fabbriche riapriranno,/arresteranno qualche studente/ convinti che fosse un gioco/a cui avremmo giocato poco/provate pure a credevi assolti/siete lo stesso coinvolti.

Il riferimento è ancora ai distanti, agli indifferenti, a tutti coloro che si ripetono ipocritamente che “non sta succedendo niente”; che le fabbriche occupate e bloccate dai protestanti riapriranno e a pagare sarà “qualche studente”, qualche testa calda ma sicuramente non loro che si credevano assolti. Allora la prevedibilità che gli indifferenti vogliono legare a questa rivoluzione, fa in modo che, nell’immaginario borghese, questa rivolta diventi come “un gioco” al quale però i ribelli non si stancheranno di giocare presto.

Anche se avete chiuso/le vostre porte sul nostro muso/la notte che le pantere/ci mordevano il sedere/lasciamoci in buonafede/massacrare sui marciapiedi/anche se ora ve ne fregate,/voi quella notte voi c’eravate.

L’indifferenza da ostacolo è divenuta colpa. I distanti che hanno chiuso le loro porte sul muso dei protestanti avranno un grave peso sulla coscienza: aver lasciato che le pantere (corpi di polizia) potessero “massacrare sui marciapiedi” i protestanti e non ci sono giustificazioni, attenuanti che reggano o buonafede che resista: “voi quella notte voi c’eravate”. Niente e nessuno potrà ad assolvere gli indifferenti ormai divenuti colpevoli oltre che coinvolti.

E se nei vostri quartieri/tutto è rimasto come ieri,/senza le barricate/senza feriti, senza granate,/se avete preso per buone/le “verità” della televisione/anche se allora vi siete assolti/siete lo stesso coinvolti.

Inutile persino cercare l’assoluzione nelle “verità” che spaccia la televisione, inutile cercare di convincersi di essere dalla parte del giusto, dalla parte del vero e dalla parte del buono. Per i distanti ormai è tardi, e la condanna-ritornello è chiara anche stavolta: siete lo stesso coinvolti. Solo i quartieri borghesi sono rimasti “come ieri”, intatti ed estranei. Senza feriti, senza granate.

E se credente ora/che tutto sia come prima/perché avete votato ancora/la sicurezza, la disciplina,/convinti di allontanare/la paura di cambiare/verremo ancora alle vostre porte/e grideremo ancora più forte/per quanto voi vi crediate assolti/siete per sempre coinvolti,/per quanto voi vi crediate assolti/siete per sempre coinvolti.

Il maggio è finito, la rivoluzione è stata soppressa, la paura è scomparsa. L’indifferenza ora può salire sul carro dei vincitori e godersi l’ordine, la sicurezza e la disciplina. La classe borghese insieme con tutti i distanti si è convinta di essere stata nel giusto allontanando la tentazione di un cambiamento, resistendo al vento della bufera. Sebbene l’epilogo storico sancisca la vittoria degli oppressori e assolva i distanti, la morale di Faber è umana e solidale con i ribelli: condanna gli indifferenti alla pena eterna del rimorso gridando, alle loro porte, “ancora più forte” l’ennesimo e non ultimo ritornello: “per quanto voi vi crediate assolti/siete per sempre coinvolti”!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...