Costume & Società

Il mistero dei “sette mari”

di Silvia Martignetti

Stento a credere che la frase “Sono il terrore dei sette mari!” non vi suoni familiare: a tutti, da bambini, sarà capitato di inciampare su una serie a cartoni animati ambientata a bordo del vascello di uno sbrodolante pirata adorno di cappello piumato, benda sull’occhio e pappagallo dalla vocina irritante che rivendicava la sopracitata affermazione con orgoglio. Ma vi siete mai chiesti perché proprio sette mari? Perché non tre, sei, otto? E quali sono?

Antica quanto l’uomo, l’espressione “sette mari” comparve per la prima volta nel 2300 a. C. in uno degli inni sumeri alla dea Inanna della sacerdotessa Enheduanna  nientemeno che il primo poeta della storia. La cosmologia delle società mesopotamiche si basava sull’osservazione di sette corpi celesti a cui corrispondevano altrettante dimensioni: è ipotesi degli studiosi, dunque, che l’espressione debba la sua genesi all’eptocentrismo sumero.

La denominazione venne riscoperta a più riprese nei secoli successivi. Nel IX secolo a. C. lo storiografo e geografo arabo al-Ya’qubi scrisse che per raggiungere la Cina era necessario attraversare, appunto, “sette mari”  (بحار العالم، البحار السبعة), oggi corrispondenti a Golfo Persico, Mar Arabico, Baia del Bengala, Stretto di Malacca, Stretto di Singapore, Golfo di Thailandia e Mar Cinese Meridionale. Per i greci antichi i magnifici sette consistevano in Mar Egeo, Mar Nero, Mar di Marmara, Mar Ionio, Mar Rosso, Mar Tirreno e Mar Adriatico; i septem maria romani includevano, tra gli altri, persino il fiume Po e la laguna veneziana. Sarà la letteratura medievale a solidificare un canone che sarà definito “i sette mari dell’antichità”, identificati in Mar Adiatrico, Mar Mediterraneo, Mar Nero, Mar Caspio, Golfo di Persia, Mar Arabico e Mar Rosso.

All’alba dell’Età Moderna le carte in tavola cambiarono per l’ennesima volta. Le rotte del commercio del tè condussero i marinai a costeggiare le Indie Orientali Olandesi, veleggiando su sette nuovi mari (Mar di Banda, Mari di Celebes, Mar di Flores, Mar di Giava, Mar Cinese Meridionale, Mar di Sulu e Mar di Timor). In Occidente, intanto, la corsa al Nuovo Mondo apriva le porte a una visione meno eurocentrica delle vaste distese d’acqua che abbracciavano il globo terreste: nella lista dei “sette mari moderni” comparvero l’Oceano Pacifico, l’Oceano Atlantico, l’Oceano Indiano, l’Oceano Artico, il Mar Mediterraneo, il Mar Caraibico e il Golfo del Messico.

Ad oggi l’espressione “solcare i sette mari” sopravvive principalmente nel genere piratesco, sebbene qualcuno abbia proposto una classificazione dei “sette mari contemporanei” in Oceano Pacifico Settentrionale, Oceano Pacifico Meridionale, Oceano Atlantico Settentrionale, Oceano Atlantico Meridionale, Oceano Indiano, Oceano Antartico e Oceano Artico.

Piccola curiosità: la Cina medievale non ebbe mai alcuna concezione dei sette mari. I suoi “quattro mari”, d’altro canto, erano il lago Qinghai, il Mar Cinese Orientale, il lago Bajkal e il Mar Cinese Meridionale.

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