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A.A.A. Modernità cercasi in questo “piccolo mondo antico”

di Mario Martino

Web, TV, radio, giornali, manuali di storia e trattati di filosofia sembrano essere d’accordo: è l’epoca della postmodernità. Dunque, se l’etimologia non mi inganna, la nostra società ha già vissuto una sua modernità che ormai sta solamente prolungandosi nel tempo. Eppure soffermandomi a riflettere sul senso della parola “modernità” qualcosa non torna…

Dall’enciclopedia Treccani leggo:

modernità: “ […] adesione allo spirito e al gusto dei tempi, e quindi originalità ed emancipazione dalla tradizione[…].”

Intanto, in Corea, il 17 aprile 2017, Kim In Ryong l’ambasciatore di Pyongyang all’Onu dichiara: “Una guerra nucleare potrebbe scoppiare da un momento all’altro nella penisola coreana.” Ripeto: Corea, 17 aprile 2017!

Insomma, non riesco a spiegarmi in che modo la nostra società possa ritenersi moderna se le parole di Kim In Ryong sono praticamente la rivisitazione di parole vecchie quanto il mondo: parole di guerra.

Precisamente dove risiede, nella società in cui viviamo, quell’“originalità ed emancipazione dalla tradizione”?

In che modo la nostra società è moderna, anzi addirittura postmoderna, se dovunque guardo trovo un Uomo del mio tempo “ ancora quello della pietra e della fionda/ con le ali maligne, le meridiane di morte/ con la […] scienza esatta persuasa allo sterminio,senza amore, senza Cristo.” che uccide ancora, “come sempre, come uccisero i padri, come uccisero/ gli animali […] ” ? (S. Quasimodo)

Ho come la sensazione che stiamo vivendo in un eterno anno zero in cui regnano la malvagità e l’egoismo mentre l’uomo crede di aver conquistato la modernità ideando una nave, un fucile, un carrarmato, una bomba, un missile, un computer, un nuovo modo per passeggiare sulla Luna o sopravvivere su Marte. Che peccato che senza la volontà dell’uomo stesso di staccarsi dalla malvagità ed emanciparsi da quella terribile tradizione dell’egoismo, tutto ciò sia lontanissimo dalla modernità!

Sarà che la modernità risiede nella mente dell’uomo e non negli ingranaggi dell’ultimo missile intelligente. D’altronde è stato l’uomo a fare della bomba un arma per uccidere invece di un eccezionale strumento per i minatori.

E così, questa società in cui viviamo mi sembra tutt’altro che postmoderna. E’ una società ancora fortemente antiquata, fieramente invecchiata seguendo una ricca dieta di ignoranza, violenza ed egoismo. Una società stagionata che continua a prendersi cura delle proprie vergognose radici d’odio e vantarsi di una modernità che è invece un terribile principio di conservazione.

Ascolto le incredibili dichiarazioni di Trump e Kim, sento l’eco di Caino e Abele, Achei e Troiani, Guelfi e Ghibellini, Hitler e Stalin. Sento sempre più lontana la melodia della modernità e quindi la musica della pace.

Ma non è tutto qui…

Aprile 2017. I quotidiani, le TV ed il web parlando chiaro: nella città di Argun, a pochi chilometri dalla capitale Grozny, in Cecenia, un ex comando militare è stato convertito a centro di detenzione temporaneo dove gli omosessuali una volta arrestati vengono interrogati e torturati per poter scoprire l’identità di altri omosessuali.

Possiamo essere in disaccordo sul termine da utilizzare per riferirci a questo luogo: campi di concentramento, centri di tortura, prigioni, ecc. Su una cosa siamo tutti d’accordo: è un luogo terribile, ignobile e lontano anni, decenni, secoli, millenni luce dalla modernità. È lo stesso luogo, se non fisico, sicuramente ideale in cui sono stati deportati gli schiavi della antica Grecia; i gladiatori della grande Roma; gli operai scozzesi, gallesi ed irlandesi durante la controversa Rivoluzione Industriale; i disabili, gli omosessuali e gli ebrei perseguitati dai nazisti. È quel ghetto in cui abbandoniamo, con l’indifferenza, gli immigrati provenienti da ogni angolo del mondo. In definitiva è quella lunga tradizione di odio del diverso dalla quale proprio non vogliamo staccarci.

E la modernità continua a guardarci da dentro un dizionario, un’enciclopedia o un trattato filosofico, vergognandosi lei per noi e restando ancora ad aspettare il gran giorno del suo debutto tra la gente. Per ora ci bastano gli ipocriti slogan contro il razzismo, le farse dei centri d’accoglienza, le messe in scena delle “Giornate internazionali per, a favore di, in nome di, in ricordo di, ecc…” e quanto ci rendono orgogliosi quei libri di storia o di filosofia che parlano di un mondo fatto di libertà, di uguaglianza, di pace e d’amore e di postmodernità!

Ma soffermandomi a riflettere sul senso della parola “modernità” qualcosa non torna…

Dall’enciclopedia Treccani leggo; modernità: “[…] adesione allo spirito e al gusto dei tempi, e quindi originalità ed emancipazione dalla tradizione […]” e mi sento così triste in questo “piccolo mondo antico”!

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