Musica

Grooviglio, il movimento che si schiera a difesa della Musica

di Miriam Viscusi

Grooviglio è principalmente movimento e ritmo. È qualcosa di fastidioso come gli auricolari quando si intrecciano e di movimentato come il groove che quando lo senti ti fa ballare.

Una chiacchierata con Alessandro Broglia che, parlando di etichette discografiche, meritocrazia, formati digitali e potere della musica, ci racconta la sua associazione no-profit che difende la musica da parte di chi non la fa.

Partiamo da qualche domanda di base: chi c’è dietro Grooviglio? Sulla vostra pagina Facebook mettete il 1 marzo 2017 come data di inizio: ma il progetto quando è nato davvero? Dove? Cosa volete fare e cosa vi spinge a farlo?

L’idea che c’è dietro questo progetto ce l’ho da sempre, fin da quando mi sono avvicinato alla musica in senso discografico. Mi è sempre stato a cuore il fatto che questo sia un ambiente accessibile a pochi: riesci a fare le cose se conosci le persone giuste. Questo non è meritocratico, invece l’arte dovrebbe esserlo. L’idea concreta di fare un’associazione no-profit è nata nell’estate del 2016, a Roma, anche se adesso ci muoviamo anche in Lombardia. L‘ho sviluppata inizialmente con un mio amico, che si è poi trasferito a Berlino. Naturalmente avevo bisogno di altre persone che come me credevano nella stessa causa: per questo ho fatto affidamento su Sara, che si occupa di comunicazione; Lorenzo, di montaggio e video; Niccolò, che è il nostro fotografo, e Alessandro e Luca che sono i due grafici. Anche se non parlerei di “ruoli” ben definiti, obiettivo interno è anche lavorare sulla crescita personale di ognuno di noi cercando di apprendere qualcosa dall’altro e vivendo il progetto a 360°. Ognuno mette a disposizione quello che sa fare e offriamo assistenza completa e gratuita agli artisti, in modo che l’artista abbia un supporto globale: dalla copertina del cd alla produzione artistica. Tutto questo per dirgli: “Credici, noi siamo con te”.

Cover

Invece a livello più teorico qual è la filosofia che c’è dietro?

La filosofia è un po’ una sfida: una sfida a chi non fa come noi. È un po’ voler chiedere: perché non fate come noi? Perché continuate a trasmetterci e a offrici roba musicale che ha un valore così scarso?

Il nostro orecchio è abituato a un certo tipo di musica perché è l’unico che possiamo ascoltare; perché in radio non passa altro. Probabilmente ascoltare un certo tipo di musica più concettuale, dico per esempio i Pink Floyd, aiuterebbe a sensibilizzare anche su altre tematiche. Sogniamo di vedere un giorno in una manifestazione, anche politica, degli striscioni in cui ci sono frasi di canzoni, perché la musica oltre a essere un bisogno e una necessità dell’artista di esprimersi, deve essere uno strumento comunicativo. In quanto linguaggio universale, ha una responsabilità grossa e può caricarsi di messaggi importanti ma comprensibili da tutti. Questo secondo a noi manca molto. I concept album oggi sono abbastanza rari. Il nostro tentativo è tornare a una musica concettuale: quella con un messaggio e l’intenzione di volerlo comunicare.

Se il vostro supporto è gratuito, come coprite le spese minime? Insomma: i fondi?

In quanto associazione no-profit abbiamo alcuni fondi, anche se non possono costituire un salario per noi, sono utili per pagare le spese. Oltre a donazioni esterne e ricavi di possibili eventi di artisti che promuoviamo, la base dei fondi è il tesseramento: a breve lo faremo partire e ci sarà una tessera per chiunque vuole sostenere il nostro progetto con una cifra simbolica.

In tre parole, da cosa è caratterizzato secondo voi l’attuale mercato discografico?

Direi innanzitutto Superficialità, in termini di contenuti. Quella musicale è un’industria, ma la musica è arte e non può essere ridotta a un’industria. Di conseguenza come seconda parola direi Profitto. E poi Marketing: l’industria musicale investe tanto in “Artisti e Repertorio” [la divisione che in altri settori è chiamata Ricerca e Sviluppo, ndr] perché si vuol essere sicuri che il prodotto si venda. Il marketing è una cosa molto importante, si costruiscono personaggi e stili per vendere. Però non dovrebbe essere la priorità. Si dovrebbe alzare l’asticella del valore, al massimo il marketing dovrebbe essere usato per valorizzare le cose più di nicchia ma di qualità, non quelle troppo mainstream.

Il vostro slogan è “Portiamo la musica altrove”. Cosa vuol dire? Altrove dove? In quali “nuovi ambienti”?

Il problema è: se la musica e l’ambiente discografico sono accessibili a pochi, come fa l’artista ad emergere? La risposta per noi di Grooviglio: emerge in altri ambienti. Se non può accedere all’etichetta di turno, si cerca – o meglio noi cerchiamo di – portare la musica verso ambienti che convenzionalmente con la musica non hanno nulla (o poco) a che fare. Portare la musica in un altro settore che non è la musica per far sì che sia appannaggio di tutti e non di pochi. Sfruttare settori che non hanno interessi nel vendere musica, in modo che si possa promuovere la musica senza motivi di profitto. Cose così, perché alla fine la musica è ovunque, anche dove noi non pensiamo.

C’è qualcosa di pratico che avete già in mente da realizzare?

Stiamo lavorando a un nuovo formato fisico per avere musica a portata di mano. Stiamo cercando di trovare un formato adatto alla nostra filosofia: facilmente commercializzabile, economico, più liquido, senza limiti né di spazio e tempo, versatile, piccolo e maneggevole, capace di accogliere più formati. Vogliamo realizzare il formato fisico della società liquida. Stiamo iniziando a lavorarci ma è presto per anticipare qualcosa…

Però questo progetto probabilmente vi porterà verso la creazione di una start-up?

Non è escluso. Almeno per realizzare questo nuovo formato ci stiamo pensando.

Nella vostra presentazione dite anche che la musica non deve essere “appannaggio di pochi eletti”: vi riferite a chi la fa o a chi la ascolta?

A volte anche all’artista. Conosco vari artisti che fanno musica di qualità, musica bella e non vogliono diffonderla perché si considerano “eletti”, ti dicono “io non sono come voi, non mi mischio”. Però questa è una cosa sbagliata. Secondo me, se fai musica bella, sbagli a tenerla per te. I metodi per promuovere ce li abbiamo e anche se sono tecniche mainstream, se veramente ti piace la musica che suoni e ascolti, devi essere il primo a promuoverla. La nicchia di persone che la pensano così è in un certo senso il nostro target.

Dall’altra parte, quella dei fruitori, vogliamo riabituare gli ascoltatori ad ascoltare altro perché è evidente che i gusti sono costruiti e che piace quello che viene proposto, non si è abituati ad altro. Gli ascoltatori dovrebbe essere educati, ecco. Se da una parte la tecnologia per fare e ascoltare musica sta andando avanti, dall’altra la sensibilità verso la musica e verso quello che l’artista ci vuole dire, non va di pari passo.

In questo contesto, come vedete la musica indipendente?

Personalmente mi sentirei di parlare di due categorie di etichette indipendenti: quelle che sono indipendenti, ma totalmente assorbite dalle major e le vere indipendenti. Le prime in sostanza producono artisti e sperano che le major le notino e offrano a questi artisti un contratto. Questo processo fa bene anche alla major, perché cosi risparmiano sulla ricerca di nuovi artisti, semplicemente “andando a pescare” dalle indipendenti. Quello che fa il primo tipo è quello che secondo noi di Grooviglio un’etichetta indipendente non dovrebbe fare. Di sicuro è quello a cui qualsiasi etichetta vuole arrivare, però si tratta comunque di un compromesso a cui non vorremmo scendere. Sarebbe meglio un’indipendente che si fa forza insieme ad altre e “combatte” le major. Il secondo tipo, invece, lavora molto bene e promuove bella musica grazie alle sue sole forze (ma anche conoscenze). Comunque resta il fatto che nonostante siano indipendenti, e quindi dovrebbero essere più a servizio dell’artista, rimangono comunque molto difficilmente accessibili.

Parliamo invece di meritocrazia.

È utopico parlare di raggiungere una meritocrazia; è inevitabile che parlarne sia anche difficile, ti porta a fare un discorso “aggrovigliato”. Semplicemente perché quando diciamo “promuovere chi lo merita” ci viene posta la critica del “come fai a decidere chi merita?”. Quello che intendiamo cambiare è il modello di business, il modello legato unicamente al profitto. Noi vorremmo che un’etichetta valutasse un artista non in base a quanti soldi può far fare, ma in base a se la sua roba piace, se è “bella”. Se ha un contenuto. A prescindere dal genere.

Quando dite musica con un contenuto intendete musica impegnata?

No. Quando parliamo di Musica con un contenuto, non ci riferiamo solo a musica sociale, schierata o “impegnata”. Vogliamo promuovere semplicemente la musica che ha qualcosa da dire, che esprime un’emozione o un pensiero forte. Musica con contenuto per noi è quella espressiva, che ti trasmette qualcosa di forte, che ti turba, che lascia il segno, che ti emoziona. Può essere amore, odio, rabbia, l’importante per noi è che sia espressiva e concettuale. Nessun limite per il genere, deve lasciare e lasciarci il segno.

Progetti per la primavera?

Parlare di artisti e collaborazioni è un po’ presto, però abbiamo qualcuno con cui stiamo lavorando. Nel breve termine stiamo preparando una compilation concettuale, che diventerà il nostro Manifesto musicale. Il tema sarà uno: Immagina di avere i superpoteri per cambiare il mondo della musica. Gli artisti scelti tratteranno questo stesso tema utilizzando generi diversi. Rappresenta Grooviglio perché con generi diversi, portiamo avanti un unico messaggio. In più stiamo lavorando a campagne di Crowdfunding e a vantaggi per i tesserati. Ci sarà anche tanto volantinaggio per diffondere le idee del movimento, ma soprattutto Manifestazioni musicali.

Cosa sono?

In sostanza ci piacerebbe che le band che promuoviamo suonassero fuori, per strada, davanti gli uffici delle grandi etichette discografiche, dei palazzi del potere, in una sorta di protesta contro quello che non va nel mondo della musica. Attraverso la musica! È importante farsi sentire.

Dopo la primavera come vedete il futuro di Grooviglio?

Stiamo per laurearci, per adesso Grooviglio serve a crearci un background, un’esperienza solida. E un giorno, non lontano, speriamo di trasformarlo in un lavoro. Adesso ci facciamo forza l’uno con l’altro in modo che nel futuro immediato ognuno di noi possa essere indipendente nel campo che gli interessa e continuare a lavorare collaborando. In altre parole, Grooviglio è un movimento che presto si dividerà ma continuerà a lavorare con lo stesso spirito.

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