Faber: dietro i testi, dentro la storia

FABER: DIETRO I TESTI, DENTRO LA STORIA: Bocca di Rosa

di Mario Martino e Miriam Viscusi

SUL TESTO  (a cura di Miriam Viscus)

Volume I, il primo album registrato in studio da Fabrizio De André (1967), contiene uno dei brani più famosi e che lo stesso Fabrizio considerava uno dei più rappresentativi del suo percorso musicale.
Rielaborato nel corso degli anni da decine di artisti (ricordiamo la versione di Peppe Barra, Roberto Vecchioni, I mercanti di Liquore, addirittura Skiantos, fra i tanti.)
Stiamo parlando di Bocca di Rosa.

Appartiene al lato B del disco e, scritto insieme a Gian Piero Riverberi, è ispirato alla poesia “Brave Margot” di Brassens, autore al quale De André si è ispirato spesso per i suoi testi. La protagonista è una ragazza che pratica un amore dai costumi libertini. La donna arriva, non si sa bene perché, nel paesino di Sant’Ilario, con una popolazione dai costumi conservatori e bigotti, sconvolgendo la vita tranquilla degli uomini, ma specialmente delle donne, del paese.
Come sempre de André offre una prospettiva poco comune delle situazioni. Proviamo simpatia, o quantomeno ci viene da parteggiare per lei, Bocca di Rosa (di cui nessuno sa il vero nome). Quella che la morale benpensante e borghese vede come una prostituta, una potenziale rovina famiglie, viene descritta come colei che rappresenta l’amore senza nient’altro che l’amore stesso. (Né per noia, né per professione. “Lei lo faceva per amore”)
Ma vediamo meglio tutte le sfumature presenti in questo brano, analizzando il testo e la storia nel dettaglio:

DENTRO IL TESTO (a cura di Mario Martino)
La chiamavano bocca di rosa/ Metteva l’amore, metteva l’amore/La chiamavano bocca di rosa/Metteva l’amore sopra ogni cosa/ Appena scese alla stazione/ Nel paesino di Sant’Ilario/ Tutti si accorsero con uno sguardo/Che non si trattava di un missionario.
L’inizio della canzone si apre con l’immediata e precisa presentazione del personaggio: bocca di rosa (o almeno così “la chiamavano”…), una donna capace, come avremo modo di scoprire, di sconvolgere l’intero paesino di “Sant’Ilario” con il suo amore. Un paesino, quello di Sant’Ilario, che viene presentato come l’emblema della monotonia delle piccole realtà comunali italiane abbandonate al loro flusso estremamente regolare di vita. Flusso stravolto dall’arrivo di una donna tutta amore e passione.
C’è chi l’amore lo fa per noia/Chi se lo sceglie per professione/Bocca di rosa né l’uno né l’altro/Lei lo faceva per passione/Ma la passione spesso conduce/A soddisfare le proprie voglie/Senza indagare se il concupito/ Ha il cuore libero oppure ha moglie.
Procedendo, viene specificata la declinazione d’amore che caratterizza Bocca di Rosa, ovvero l’amore passionale. L’amore della donna non è la conseguenza di una insostenibile noia e non è nemmeno il suo mestiere, la sua “professione”. Bocca di Rosa non è né una donna annoiata in cerca di avventure erotiche, né una prostituta, è semplicemente una donna passionale. Proprio la sua passionalità sarà la causa dello stravolgimento dell’ordine del paese. Infatti, per “soddisfare le proprie voglie”, la donna si concede sia ad uomini liberi che ad uomini sposati, “senza indagare”, senza nessuno scrupolo o preoccupazione. D’altronde il suo punto di vista è quello di chi, naturalmente e semplicemente, sta assecondando l’amore. Le sue voglie, la sua passionalità sono solo conseguenze del suo mettere “l’amore sopra ogni cosa”.
E fu così che da un giorno all’altro/Bocca di rosa si tirò addosso/L’ira funesta delle cagnette/A cui aveva sottratto l’osso/ Ma le comari di un paesino/ Non brillano certo in iniziativa/Le contromisure fino a quel punto/Si limitavano all’invettiva.
Tuttavia, è comprensibile anche la rabbia delle mogli o delle fidanzate che vedevano sottrarsi “l’osso”. Prescindendo dalla semplice spiegazione della rabbia come reazione procurata dalla gelosia, si comprende come, in realtà, dietro alla rabbia e alla gelosia delle “cagnette” ci sia una diversa visione d’amore. Se per Bocca di Rosa cedere all’amore, anche a costo di sottrare “l’osso”, è del tutto naturale ed innocente; per le fidanzate, le moglie e “le comari di un paesino” è tra i più peccaminosi atti di cui si può macchiare l’Uomo oltre ad essere un affronto alla loro capacità d’amare (dalla sfumatura strettamente sessuale e carnale a quella più ideale e platonica). In ogni caso, fino ad allora “le contromisure” si limitarono “all’invettiva”.
Si sa che la gente dà buoni consigli/ sentendosi come Gesù nel tempio/Si sa che la gente dà buoni consigli/Se non può più dare cattivo esempio/ Così una vecchia mai stata moglie/ Senza mai figli, senza più voglie/ Si prese la briga e di certo il gusto/Di dare a tutte il consiglio giusto/ E rivolgendosi alle cornute/ Le apostrofò con parole argute/ “Il furto d’amore sarà punito”/ Disse “all’ordine costituito”.
Ad accompagnare il prosieguo della narrazione c’è una sfumatura critica di Faber nei confronti della saccenteria di coloro che danno “buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio” ma che non conosco la condizione di chi vive il problema. Addirittura, “una vecchia mai stata moglie”, senza la minima idea di cosa potesse significare quella sottrazione dell’ ”osso”, pensò bene di “dare a tutte il consiglio giusto”: punire questo “furto d’amore” rivolgendosi ai “gendarmi”.
E quelle andarono dal commissario/ E dissero senza parafrasare/ “Quella schifosa ha già troppi clienti/ Più di un consorzio alimentare”/ E arrivarono quattro gendarmi/ Con i pennacchi con i pennacchi/ E arrivarono quattro gendarmi/ Con i pennacchi e con le armi/ * Il cuore tenero non è una dote/ Di cui sian colmi i carabinieri/ Ma quella volta a prendere il treno/L’accompagnarono malvolentieri * (i versi tra asterischi sono versi modificati. La versione originale, poi censurata, è la seguente: “spesso gli sbirri e i Carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme e l’accompagnarono al primo treno”)
Ricevuta la lezione, dalla “vecchia mai stata moglie”, le moglie e le fidanzate si recarono al commissariato e denunciarono il “furto d’amore”. I gendarmi, malvolentieri, accompagnarono Bocca di Rosa alla stazione per metterla sul primo treno in partenza ed allontanare il pericolo dal paesino di Sant’Ilario. De andrè, sfumando ancora una volta la narrazione della vicenda con la critica sociale, denuncia anche l’invaghimento dei gendarmi che però, costretti dall’uniforme, dovettero accompagnare “malvolentieri” Bocca di Rosa alla stazione.
Alla stazione c’erano tutti/Dal commissario al sagrestano/Alla stazione c’erano tutti/Con gli occhi rossi e il cappello in mano/ A salutare chi per un poco/ Senza pretese, senza pretese/ A salutare chi per un poco/ Portò l’amore nel paese. /C’era un cartello giallo/ Con una scritta nera/ Diceva “addio bocca di rosa/Con te se ne parte la primavera”.
Probabilmente, con grande sorpresa da parte delle “comari”, “alla stazione c’erano tutti”, anche il commissario ed il sagrestano. La presenza delle due autorità è emblematica. Bocca di Rosa aveva sedotto anche il Commissario ed il Sagrestano che, per quanto autorevoli, sono pur sempre uomini, fatti come il resto degli uomini, di carne e sangue. E’ evidente la critica di De André a quella etichetta mitica ed ipocrita che la società affibbia ai rappresentanti delle istituzioni; d’altronde smontare i miti sarà l’obiettivo principale dell’opera musicale di Faber.
Dunque, tornando al testo, tutti erano alla stazione e volevano salutare quella donna che “per un poco” aveva portato “l’amore nel paese”; una novità che aveva fatto rifiorire i cuori di molti uomini, assurgendo alla funzione di primavera dei sentimenti. (“Con te se ne parte la primavera”).
Ma una notizia un po’ originale/ Non ha bisogno di alcun giornale/ Come una freccia dall’arco scocca/Vola veloce di bocca in bocca/ E alla stazione successiva/ Molta più gente di quando partiva/ Chi mandò un bacio, chi gettò un fiore/Chi si prenota per due ore.
Una notizia tanto originale quale era quella della partenza di Bocca di Rosa, senza “bisogno di alcun giornale”, arrivò anche nei paesi limitrofi e “alla stazione successiva” c’era “molta più gente di quando partiva”. Gli uomini sono palesemente afflitti dalla partenza di chi aveva portato loro la novità dell’amore.
Persino il parroco che non disprezza/Fra un miserere e un’estrema unzione/Il bene effimero della bellezza/ La vuole accanto in processione/ E con la Vergine in prima fila/ E bocca di rosa poco lontano/ Si porta a spasso per il paese/ L’amore sacro e l’amor profano.
“Persino il parroco che non disprezza […] il bene effimero della bellezza” rimpiangeva Bocca di Rosa e così scelse di farla partecipare, al suo fianco, alla processione. Ora l’amore passionale e profano (Bocca di Rosa) era entrato addirittura in contatto con l’amore sacro e celestiale (La vergine in prima fila). La storia finisce così ma non è affatto difficile credere che quest’ultima novità (l’unione dell’amore sacro e profano) sconvolse il paese quanto l’arrivo di Bocca di Rosa, se non di più…

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