Editoriali

Solo, con te

di Sara Corrieri

Adoro le belle parole. Soprattutto quando bisogna affrontare temi impegnati, importanti, le belle parole fluiscono senza sosta. Questa volta però ho scelto di raccontare un fatto, un episodio che mi è accaduto e che (forse, lascio a Voi giudicare) vale più di mille bellissime parole.

Tornavo a casa, sempre la stessa strada, sempre lo stesso marciapiede impercorribile causa grandi alberi dalle grandi foglie che si ammassano a mo’ di tappeto naturale. Come al solito ero sovrappensiero, così tanto da non notare inizialmente il fatto che il marciapiede fosse sgombero. Poi per forza di cose mi sono imbattuta in un mucchietto di foglie al lato della strada. Strano. Più avanti un altro, “Ammazza! La Raggi avrà aumentato lo stipendio agli spazzini”. Continuo a trottare con la testa tra le nuvole, poi vedo un ragazzo di colore. Nulla di strano, vivono in tanti lì nei paraggi, nelle tende. Non mi saluta (strano anche questo) perché è troppo impegnato. Sta spazzando il marciapiede. Mi pare lui l’autore dei mucchietti di fogliame, or dunque. L’avranno pagato, penso, ma chi? Non capisco. Più avanti un cartello. Leggo. “Gentili signore e signori desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere l’elemosina. Da oggi terrò pulite le vostre strade”. Mi fermo, rifletto. Proseguo, apro Google e leggo di un gruppo di ragazzi della Nigeria che, armati di ramazzi e sacchi della spazzatura, pulisce le strade di Roma, offrendo un servizio in cambio di dignità. Non penso si tratti di un caso unico o di una trovata particolarmente originale, sebbene molto nobile, eppure questa storia mi ha fatto pensare molto. Ho pensato a chi è solo, è lontano da casa, è confuso e cerca speranza nell’integrazione. Ho pensato a chi è parte integrante di una società, vive, esce, lavora, studia, è felice fuori ma solo e confuso dentro. Ho pensato a molte persone, ho provato a capire i loro sentimenti ma, almeno questa volta, ho provato a non giudicare. Vi aspetterete un epilogo, una chiosa dai toni aulici sull’estrema attualità del tema dell’integrazione, sulla profondità di quello della solitudine, sul legame che si instaura tra questi due aspetti. Tutto vero, ma non lo farò. Vorrei solo invitarvi ad entrare nei panni di quel ragazzo nigeriano che spazzava un marciapiede di Roma, o dell’amico brillante e di successo che quando torna a casa sniffa cocaina per dimenticare quanto si senta solo. È tutto così diverso quando si scende dal piedistallo e si guarda il Mondo dall’interno.

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