Faber: dietro i testi, dentro la storia

“FABER: DIETRO I TESTI, DENTRO LA STORIA”: Dolcenera

di Mario Martino e Miriam Viscusi

Siamo nel settembre 1996, esce l’album Anime Salve, scritto a quattro mani con Ivano Fossati, e Dolcenera ne è la traccia numero 4. Partiamo dal titolo: Dolce, come l’amore, di cui si racconta una storia, Nera, aggettivo attribuito all’acqua piena di fango, pericolosa e cattiva, che si porta via tutto e non lascia più niente. Violenta e aggressiva distrugge le cose. Dolce come può essere un’illusione, (quella dell’uomo che sogna la donna anche se lei non c’è). Nera come la sfortuna, la malasorte. E sono questi i temi principali della canzone, Ma Dolcenera costituisce anche un’assonanza con un nome reale: richiama infatti la parola Polcevera, uno dei torrenti che si trova nelle valli attorno a Genova (val Polcevera appunto) e che in quel 9 ottobre 1970 straripò e, insieme ai torrenti Leira, Fereggiano e Bisagno, causò un totale di 44 morti in quella che è ricordata come l’alluvione peggiore nella storia di Genova.

Un titolo simbolico e due storie intrecciate. Una è la storia di un amore impossibile, per varie circostanze. Èd è anche una storia collettiva, la memoria di un evento che ha segnato una città: trattandosi della sua stessa città, un evento senza dubbio dal forte valore per lo stesso De Andrè. Possiamo dire che una storia si svolge dentro l’altra e come vedremo più avanti l’una rimanda all’altra e viceversa.

M.V.

Dolcenera è sicuramente uno dei testi di Faber che si presta a molteplici interpretazioni. Volendo partire dal livello interpretativo più superficiale, si deve tener presente l’evento storico (già sopra citato) cui fa riferimento la canzone di De Andrè, ovvero l’alluvione che tra 7 e 8 ottobre 1970 colpì Genova. Potrebbe bastare già questo primo livello interpretativo per darci la misura della cifra drammatica contenuta in “Dolcenera”. Tuttavia a questo primo livello interpretativo si va ad aggiungere un prisma di tematiche che si uniscono al dramma causato dall’alluvione. In primis l’intreccio amore-morte. Come l’acqua del torrente inonda il territorio genoano seminando morte, così la passione amorosa (che andrà a figurarsi nell’adulterio della moglie di Anselmo) inonda la quotidianità senza badare a tutto quello che avviene intorno, al dolore, al dramma e addirittura senza badare alla morte stessa. Una passione incurante ed egoista. In secondo luogo, in questa canzone, molti critici hanno notato un ulteriore intreccio: morte-tirannia. Quel travolgere senza preoccuparsi di nulla, senza tener conto della tragedia che si è consumata intorno, risulta essere il tipico travolgere della morte ma al contempo del tiranno nell’atto di rompere ogni argine che gli impedisca il pieno esercizio del suo potere.
Questi sono solo i principali livelli interpretativi attribuiti a questa canzone ed, evidentemente, quelli più vicini all’idea di Faber. Personalmente credo che la vera grandezza di questa canzone risieda nel fatto che, sia la passione, sia la morte, sia il tiranno, non sono presentati come tre protagonisti distinti ma uniti in una sola persona, in un solo protagonista, in un solo uomo e in un solo sentimento. Perciò, credo che il modo migliore per approcciarsi a questa canzone sia quello di considerare tutti questi differenti livelli interpretativi insieme, unitamente. Dunque, a mio avviso, l’uomo innamorato, la morte, l’acqua del torrente in piena ed il tiranno sono tutti lati del prima del dramma.

Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell’innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l’oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c’è l’alluvione che ha sommerso Genova nel ’70, dall’altra c’è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l’assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l’amore, ma lei è con l’acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all’esercizio del proprio potere assoluto.”
dirà Fabrizio De André.

Da un punto di vista strettamente melodico “si notano la linea melodica ossessiva e martellante, riservata al coro, e i raccordi strumentali, riservati alla fisarmonica” come scrissero Matteo Borsani e Luca Maciacchini. Funzionale anche il coro in dialetto dei genovesi che aumenta, in maniera significativa, la drammaticità. Non è un caso che questo coro ricordi i noti “controcanti” delle tragedie greche.
Per capire una canzone però, non c’è modo migliore che ascoltarla e leggerne le parole, perciò entriamo nel testo di Dolcenera:

Amìala ch’â l’arìaamìacum’âl’é /amialacum’âl’aria ch’â l’è lê ch’â l’è lê /amialacum’â l’aria amìa amia cum’â l’è /amiala ch’â l’arìa amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê
(Guardala che arriva guarda com’è com’è /guardala come arriva guarda che è lei che è lei /guardala come arriva guarda guarda com’è /guardala che arriva che è lei che è lei ).

Il brano si apre con un refrain iniziale che rappresenta quel coro tragico sopra citato. Lo scopo di questo controcanto è quello di catapultare sin da subito l’ascoltatore in un clima assolutamente tragico.

Nera che porta via che porta via la via /nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera /nera che picchia forte che butta giù le porte

Un acqua così nera e cattiva non si era mai vista: travolge tutto con la sua violenza, distrugge la strada (porta via la via) e sfonda le porte.

Nu l’è l’aegua ch’à fábaggiá/ imbaggiâimbaggiâ
(Non è l’acqua che fa sbadigliare /ma chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre)

Subito un nuovo controcanto tragico delle voci genovesi che vuol dirci che quell’acqua non è da sottovalutare, non è di quelle che infondono tranquillità e conciliano il sonno ma è quel tipo di acqua che spaventa, obbliga a prendere precauzioni.

Nera di malasorte che ammazza e passa oltre/ nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c’è luna luna /nera di falde amare che passano le bare

L’acqua, che non è quella tranquilla che fa sbadigliare, allora è un’acqua dannata, nera come la disgrazia, dannata perché procura morte. Così incurante e dannata da entrare finanche dove non c’è la luna, nelle cantine che diventano trappole mortali.

âtru da stramûâ/ â nu n’á â nu n’á
(Altro da traslocare/non ne ha non ne ha)

Questa volta il coro ci consegna l’immagine del danno provocato. Ormai l’acqua ha portato via tutto e non è rimasto più niente da spostare, da traslocare.

Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere/ché è venuta per me/ è arrivata da un’ora/e l’amore ha l’amore come solo argomento/ e il tumulto del cielo ha sbagliato momento.

A questa altezza, De andrè, senza volerlo, ha aperto un problema esegetico non indifferente e che ancora oggi non riesce a conciliare gli amanti delle sue canzoni. Chi è la moglie di Anselmo? Che ruolo ha? Alcuni ritengono che la moglie di Anselmo sia Dolcenera e che venga paragonata ad una tempesta. Altri sostengono che Dolcenera non è il nome della moglie di Anselmo ma un richiamo, chiaramente drammatico e metaforico, al torrente Polcevera. Senza complicarci troppo la vita e parafrasando il testo così com’è, ciò che comprendiamo è che la moglie di Anselmo ha un appuntamento con un uomo. La donna non deve sapere dell’alluvione perché (il ché ha infatti valore causale) è ormai arrivata all’appuntamento e non deve tornare indietro poiché il protagonista è totalmente accecato dalla passione e dall’amore che non riuscirebbe a lasciarla tornare indietro.Il cielo ha sbagliato momento; non riuscirà a fermare la sua passione.

Acqua che non si aspetta altro che benedetta/acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale/acqua che spacca il monte che affonda e terra e ponte

De Andrè insiste sui danni provocati dalla catastrofe aumentando la drammaticità dell’evento. L’acqua sale di livello, riempie le case. Pur essendo senza sale, in quanto acqua di fiume, quest’acqua non è poi così dolce. Infatti distrugge le infrastrutture e fa crollare i ponti.

ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare/quando ingorga gli anfratti si ritira e risale/e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell’onda/e la lotta si fa scivolosa e profonda

Appare evidente il parallelo donna-acqua. Così come l’adultera vuole e sogna di soddisfare la sua voglia d’amore, così l’acqua, incurante di ogni cosa, sogna di arrivare al mare. A testimoniare il parallelo tra passione e natura c’è anche l’elemento della passione per eccellenza, il letto presentato con la sineddoche del lenzuolo che gonfiandosi a causa dell’acqua ondeggia e ricorda il movimento passionale sotto le lenzuola. Ma il letto è al contempo letto di morte. Geniale l’introduzione del termine “lotta” che ci fa pensare ad una lotta per la sopravvivenza ingaggiata dalla donna per sopravvivere all’alluvione e contemporaneamente però anche ad una lotta “scivolosa”, ovvero quella passionale, fortemente voluta, che probabilmente si sta consumando mentre i due stanno per essere travolti. Ed infatti l’acqua arriva…

Amialacum’âl’aria amìacum’â l’è cum’â l’è/amialacum’â l’aria amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê
(Guardala come arriva guarda com’è com’è/guardala come arriva guarda che è lei che è lei)
Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti/ acqua per fotografie per cercare i complici da maledire/acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti

Volutamente insistente, Faber alterna al racconto della vicenda del tradimento, alcune descrizioni dei disastri prodotti, in un crescendo altamente drammatico. Ormai l’acquasgorga dal cielo,dai soffitti; viene immortalata nelle fotografie usate per cercare i responsabili di danni che potevano essere evitati. Ma ecco che ritorna l’eros ad intrecciarsi con la morte. In una chiara allusione erotica, Faber ci consegna l’immagine di quest’acqua che stringe i fianchi, passionalmente e mortalmente, agli uomini intrappolatie destinati a morire come pesci stretti nelle reti. Passione e morte sono ormai intrecciate, abbracciate come i due amanti.

Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita/che si prende per mano/a battaglia finita/come fa questo amore che dall’ansia di perdersi/ ha avuto in un giorno la certezza di aversi.

L’alluvione è terminata. La vita si risveglia e le persone iniziano ad uscire fuori, si prendono per mano, ritrovando l’affetto e la compassione. Allo stesso modo i due amanti, mano nella mano,  emergono dall’acqua e il loro amore ha trovato, proprio all’ultima occasione possibile, le conferme che questi cercavano. La certezza di aversi di cui parla Faber non sarebbe stata riscontrata dai due senza quel sacrificio finale. Sacrificio che sebbene sia costato la vita, ha lasciato le vittime con la certezza della loro reciproca passione.

Acqua che ha fatto sera che adesso si ritira/bassa sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente/fredda come un dolore Dolcenera senza cuore

L’acqua ora inizia ad andare via; ha portato a termine il suo compito distruttivo. Con l’acqua va via anche la morte che, incurante come l’acqua, come l’amante vinto dalla passione e come il tiranno, sfila bassa tra le persone come innocente, come qualcuno che stia passando lì per caso, che non c’entra niente ma in realtà è l’unico/a causa del dramma.

E la moglie di Anselmo sente l’acqua che scende/dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle /nel suo tram scollegato da ogni distanza/ nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza

De andrè, a questo punto, ci presenta il danno dei danni causato dall’alluvione. La moglie di Anselmo è morta. La donna “sente” l’acqua che scende, i suoi vestiti le restano incollati alla sua pelle, sul suo gelido cadavere. La donna è in una dimensione altra, in un posto senza luogo e senza tempo. Il tempo ora le avanza perché è nel sonno eterno e questa ripresa è antitetica alla fretta iniziale della donna che incurante di ogni cosa voleva raggiungere il suo amante.

così fu quell’amore dal mancato finale/ così splendido e vero da potervi ingannare

Ormai di quell’amore non v’è traccia, è una storia che “fu”, un amore puro scoperto nel mancato finale e rinnovato dalla paura di perdersi. Un amore che sebbene adultero è un amore vero, forte e così bello da sembrarci irreale.

M.M.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...