Costume & Società

No, un vestito non è un’autorizzazione alla violazione di privacy

di Silvia Martignetti

Tutti conosciamo il Festival di Sanremo. Molti di meno lo guardano, tra i quali figura la sottoscritta. Eppure è bastato un accesso sfuggente a Facebook per trovarsi la bacheca invasa da battute sull’abbronzatura di Carlo Conti, dall’inno alla vita di Fiorella Mannoia e, soprattutto, dalla polemica su Diletta Leotta sulla quale, temo, non posso proprio tacere. Mi tocca tornare ad affrontare l’argomento – e io che Sanremo, quest’anno, non volevo nemmeno vederlo in cartolina…

I fatti sono i seguenti: conobbi la figura di Diletta Leotta, giornalista di SkySport, circa qualche mese fa, quando lessi la notizia del furto di fotografie intime di cui era stata vittima. Leotta è comparsa ieri sera sul palco di Sanremo per lanciare un messaggio contro il cyberbullismo e la violazione di privacy. Sacrosanto, giusto? No, a quanto pare: lo spacco della gonna di Leotta è stata giudicato troppo ampio per lanciare un messaggio che tuteli le vittime di tale crimine.

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La prima pietra è stata scagliata su Twitter da Caterina Balivo, presentatrice televisiva italiana – la quale, a onor del vero, in seguito si è scusata con Leotta, riconoscendo il suo errore. Ma era già troppo tardi: la polemica si è infiammata e c’è stato chi ha giudicato l’atteggiamento di Leotta sul palco fin troppo civettuolo, malizioso e provocante per affrontare l’argomento.

Mi sembra incredibile doverlo affermare neanche fosse una rivelazione degna di “Twin Peaks”, ma anche se una donna fosse la definizione ambulante dello stereotipo “bella e frivola”, anche se sfidasse i nostri canoni di grazia ed eleganza, anche se mettesse in mostra il proprio corpo, ciò che ella colloca nella sfera privata ha il diritto di restarci e chiunque la violi merita di essere punito. Siamo davvero giunti al punto da rifiutare di capire che le persone di cui disapproviamo le scelte meritano anch’esse di essere tutelate?

Mi frega molto poco di chi sia Leotta, di come si vesta o di come si atteggi. Dubito me ne fregherà in futuro, a dirla tutta. Mi frega, tuttavia, del fatto che per l’ennesima volta l’opinione pubblica colpevolizzi la vittima e non dedichi una parola di condanna ai veri colpevoli.

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