Attualità & Territorio, Costume & Società

Signor Trump ho paura ma non imparerò ad odiare!

di Mario Martino

Sono pressoché infiniti i motivi che spingono una persona a scrivere: dalla gioia alla solitudine passando per la felicità, la denuncia, l’amore, l’odio, per arrivare alla paura. Già, la paura, quella che i latini chiamavano “pavororis” e che la Treccani definisce come “stato emotivo consistente in un senso di insicurezza, di smarrimento e di ansia di fronte a un pericolo reale o immaginario o dinanzi a cosa o a fatto che sia o si creda dannoso […]. Ebbene è proprio la paura, oggi, che mi spinge a scrivere; questo stato di insicurezza, smarrimento e ansia che provo di fronte al pericolo sempre più reale dell’esplosione del Trumpismo.

Ricordo perfettamente tutte le tremende promesse fatte dall’attuale Presidente degli Stati Uniti in piena campagna elettorale. Dalla costruzione di un muro di separazione dal Messico (che però già esiste dal 1990) al blocco agli immigrati e al protezionismo economico. Tante, tantissime promesse, così tante che non è possibile scriverle tutte. Tuttavia è possibile individuare un comune denominatore: l’odio. Tutte le promesse di Trump non hanno nessuna altra base se non l’odio declinato nelle sue diverse forme: odio razziale, odio religioso, odio culturale, odio politico, odio partitico, odio, odio e ancora odio. Nient’altro che odio! Ed io dell’odio ho tanta, troppa paura.

Che le promesse di Trump non sono state solo trovate elettorali lo dimostrano, purtroppo, tante cose. Leggendo un’interessante intervista di Pier Luigi Vercesi (penna del Corriere della Sera) a Lilli Gruber (uno dei volti più noti del giornalismo italiano) mi sono imbattuto in una triste ma oggettiva risposta della Gruber in merito alla politica di Trump: “Non credo che il Trump che abbiamo visto in campagna elettorale cambierà. Lo dimostra con ogni sua nomina. Sta mettendo insieme una squadra composta da militari, razzisti, miliardari, ex finanzieri e amici di Putin. [… ]”. L’intervista è uscita sull’inserto SETTE del Corriere della Sera il 30 dicembre 2016, allora Trump non si era ancora insediato alla Casa Bianca e non aveva ancora trasformato alcune promesse. Intervistata oggi, la Gruber avrebbe, molto probabilmente, omesso il “credo”…

In data 25 gennaio 2017, in un’intervista alla Tv Abc, il neopresidente Trump ha affermato: “La tortura? Secondo me funziona”. Non che con ciò Trump abbia introdotto la tortura, la quale, attualmente, è proibita dalla linea decisa da Obama dopo gli abusi durante la presidenza Bush, all’indomani dell’11 settembre. Tuttavia, a me, le parole di Trump fanno già troppa paura in quanto ipotesi… Introdurre nuovamente la tortura e permettere alla Cia di utilizzarla per ottenere informazioni significherebbe introdurre nuovamente il “waterboarding” che Trump definisce “utile”. Il WaterBoarding  è una tecnica di interrogatorio usata, in passato, dalla Cia, mediante la quale il detenuto viene steso su una panca inclinata e legato. Il suo naso e la sua bocca vengono coperti da un panno e dell’acqua gettata, ad intervalli regolari, provvede a creare il senso di annegamento. Non c’è bisogno di un esperto per capire che questa tecnica ridurrebbe il detenuto ad uno stato di dipendenza. Ma al Waterboarding si aggiungono anche tecniche coercitive che violano la lucidità psicologica e l’integrità fisica come l’innaffiamento, la wall standing (posizione eretta in piedi davanti al muro), isolamento in un container, impatto contro il muro, lo schiaffo addominale e il blocco del collo. Voi non avreste un po’ paura a trovarvi in una situazione del genere? E per curiosità, che base dareste a questo provvedimento se non l’odio?

Ma non è solo questo che mi spaventa, non è solo il male fisico che mi fa paura…

Sebbene il muro di separazione tra Messico ed Usa esista dal 1990, le dichiarazioni di Trump in campagna elettorale mi fanno pensare che questo muro non crollerà nemmeno questa volta, anzi sarà di “cemento armato”, bello duro, resistente! Sarà un muro che impedirà lo sguardo dall’altra parte, messo lì come un Cerbero feroce ad impedirci di vedere i sorrisi o le lacrime di un nostro fratello, consolarlo, gioire con lui, abbracciarlo. Sarà un muro che ci impedirà, come tutti i muri, di trovare la ricetta segreta dell’amore eterno e della fratellanza, che magari è volata, in balia del vento, proprio dall’altro lato del muro. Sarà un muro altissimo; della stessa altezza che potrebbe raggiungere, se fosse misurabile, l’odio verso “l’altro”. Sarà un muro ancora più spesso; dello stesso spessore che potrebbe raggiungere, se fosse misurabile, l’odio verso “l’altro”. Dunque, non sarà semplicemente un muro di cemento. Sarà un muro di odio e se i muri di cemento possono crollare, quelli di odio no; almeno non finché l’uomo continuerà ad odiare. Ho paura, tanta paura di questo muro. E non credo ci sia bisogno di spiegare il perché. Credo che fino ad ora, la Storia sia stata fin troppo chiara.

Ma nemmeno questa è l’ultima cosa che mi spaventa.

In data 31 gennaio 2017, Trump ha licenziato Sally Yates, il ministro della giustizia reggente e ultima superstite in carica dell’era Obama, colpevole di aver condannato il blocco proposto da Trump agli immigrati. Sally Yates aveva infatti ordinato al suo dipartimento di non difendere in tribunale il decreto di Trump sull’immigrazione.

Il decreto del presidente americano, Donald Trump, andrebbe a vietare l’ingresso negli Stati Uniti di cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana e imporre severi limiti all’accesso dei rifugiati. Vi prego, non chiedetevi perché c’è da avere paura. Vi prego, non chiedetevi dove sia l’odio…

Infine ho paura che tutto ciò duri molto. Ho paura che l’odio riesca ad attrarre, a convincere, ad assoldare…

Ho paura che l’odio si trasformi nell’unica certezza del nostro domani e che domani mio figlio non trovi, in un mondo così grande, un posto dove non ci sia un muro (di odio o cemento che sia), un posto dove poter giocare a palla con il suo amico che vive qualche metro più in là e magari non veste, non mangia, non parla e non pensa come lui.

Ho paura che il muro non crolli, ho paura che il blocco persista e la tortura ritorni. Ho paura che domani mio figlio trovi lavoro come giustiziere dello Stato, come boia della Legge. Ho paura che domani l’odio sia l’unico mestiere praticabile.

Voglio concludere rivolgendomi a lei Signor Trump e chiederle se per caso tutto ciò è uno scherzo. La prego mi dica di sì. La prego, se è uno scherzo, la smetta di scherzare perché io ho paura. Se non è uno scherzo allora torno in camera mia, chiudo la porta, smetto di immaginarmi il domani e ricomincio senza più lacrime a piangere, senza più voce ad urlare, senza più parole a scrivere ma, senza odio, ostinatamente ad amare!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...