Chi ha parlato?

Chi ha parlato? Il linguaggio delle emozioni

di Mario Martino

Bentornati su “Chi ha parlato?” la rubrica di Derivati Sanniti che si occupa della CNV(Comunicazione Non Verbale). Dopo ben sette articoli ci avviamo alla conclusione di questa rubrica e per concludere ho ritenuto utile ed opportuno operare una sintesi dei principali segnali che il nostro corpo utilizza per esprimersi nelle principali situazioni emotive ed abbinare tale sintesi ad alcune avvertenze per chiunque voglia cimentarsi nella difficile impresa di leggere il corpo.

IL PIANTO: UN ESPLOSIONE DI EMOZIONI.

Senza addentrarmi troppo in discorsi scientifici o pseudoscientifici che sul pianto non riescono, malgrado il livello di ricerca raggiunto, a dare un’idea precisa di cosa significhi piangere. credo sia opportuno definire, in qualche modo il pianto. In quasi tutte le culture si ritiene che il pianto sia provocato da un’esplosione di emozioni. Infatti piangere è considerato, sia che risulti un segno di tristezza o di felicità, lo straripare di sensazioni e/o emozioni che non riescono più a stare “nel corpo” ma hanno bisogno di uscire, di dimostrare che ogni argine è stato infranto, che si è arrivati ad un punto di non ritorno. Attenzione però; il pianto può anche essere forzato o autoindotto per diversi motivi; ingannare o ingraziarsi il prossimo in primis. Tale atteggiamento è noto come “lacrime di coccodrillo”, un’espressione che trae origine dal luogo comune secondo cui i coccodrilli iniziano a piangere mentre catturano una preda. Come distinguere un pianto vero da uno autoindotto? Beh, su questo nemmeno gli studi scientifici sulla comunicazione non verbale sono riusciti a dare risposte esaustive. Tuttavia si sostiene, generalmente, che un pianto autoindotto, così come nel caso di un sorriso forzato, non provochi, in maniere regolare, le famose “rughe espressive” (capitolo già ampiamente trattato in precedenza) ma porti ad una marcata accentuazione di queste ultime fino a farle divenire troppo marcate, troppo visibili.

RABBIA: L’EMOZIONE PIU’ “LEGGIBILE”

Passando in rassegna una emozione particolarmente complessa e delicata come la rabbia è il caso di precisare che tra tutte le emozioni, la rabbia è quella che più facilmente si riesce a leggere nel volto, nei movimenti e nelle posture di chi abbiamo dinanzi. Infatti i segnali di aggressività includono: sopracciglia aggrottate, occhi spalancati, bocca aperta o inclinata verso il basso. Tra gli atteggiamenti principali di una persona arrabbiata rientra quello di tenere le braccia conserte e strette che oltre ad indicare rabbia possono indicare anche una voglia di chiusura e introversione.

ANSIA: OCCHIO A NON CONFONDERLA CON LA PAURA!
L’ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna. Questa sensazione va tenuta ben distinta dalla paura. La paura è una reazione funzionale ad affrontare un pericolo immediato mentre l’ansia si pone come obiettivo l’affrontare una preoccupazione futura. L’ansia è diversa dalla paura, poiché la paura è una reazione funzionale ad affrontare un pericolo immediato mentre l’ansia si pone come obiettivo l’affrontare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro. Mi preme sottolineare anche un altro aspetto importante: l’ansia non è solo una emozione negativa. L’ansia ci aiuta ad individuare minacce future e a premunirci contro di esse, progettando ipotetici scenari nei quali potremmo essere. La legge di Yerkes e Dodson (1908) afferma che un giusto grado di ansia (quindi non eccessivo) ci permette di essere più performanti rispetto a quando siamo tranquilli. Tuttavia l’ansia supera spesso i suoi confini “positivi”. Ma aldilà del grado di positività o negatività dell’ansia è importante saperla leggere. Quando le persone provano ansia, sbattono di più le palpebre e muovono di più il viso. Inoltre la bocca è chiusa in una linea sottile. Infine, una persona ansiosa, spesso gioca nervosamente con le mani e non riesce a tenerle ferme. Inconsciamente le persone possono trasmettere la loro ansia anche battendo il piede a terra o muovendo nervosamente le gambe.

IMBARAZZO: SI NASCONDE NELLO SGUARDO.
Concludendo, ho ritenuto opportuno analizzare un sentimento che non andrebbe mai creato durante un colloquio o attenuato dove pre-esistente: l’imbarazzo. Come conseguenze, può comportare un senso di fastidio o di disagio che viene, generalmente, espresso in contesti fisiologici o/e comportamentali. L’imbarazzo può essere segnalato distogliendo lo sguardo, girando la testa oppure con un sorriso finto, persino teso, forzato o comunque un sorriso che dia l’idea di una finzione che l’imbarazzato pone come facciata per evitare quelli che, secondo lui, potrebbero essere ulteriori problemi di comunicazione.
Le persone imbarazzate hanno anche la tendenza ad abbassare lo sguardo quando sono arrabbiate.

AVVERTENZE E CONCLUSIONI

Giunti alla conclusione vorrei limitarmi a qualche necessaria avvertenza. Si è notato come nel corso di questa rubrica, probabilmente, il termine “generalmente” è il più utilizzato. Perché ? Il motivo è semplice. La Comunicazione Non Verbale non può e non potrà mai, mirando ad essere una scienza esatta, riuscire a schematizzare tutti i segnali che il nostro corpo manda in determinate circostanze o per testimoniare determinate sensazione e/o emozioni. Questo perché, per fortuna, ogni persona è diversa e ha un comportamento unico ed irripetibile, imitabile all’infinito ma comunque irripetibile. Leggere il linguaggio del corpo è perciò una sfida nella quale non si può ignorare assolutamente il contesto in cui è vissuta e vive una persona; le emozioni/sensazione che ha provato e che prova e quelle che non ha mai provato e che ancora non prova; le emozioni che si sono evolute in maniera distorta ( ad esempio, come potrebbe non essere ansiosa, preoccupata o spaventate una persona che ha, precedentemente, vissuto la possessività presentata come amore ? ). Dunque non esistono linee guida assolute applicabili a chiunque. Se volete davvero imparare a interpretare la comunicazione non verbale di una persona, non c’è modo migliore che viverla, vivere insieme a lei le emozioni che l’hanno segnata, nel bene e nel male; vivere insieme a lei il contesto sociale in cui vive ed è vissuta. Se invece volete provare a leggere il corpo di chi non avete vissuto allora dovrete affrontare la sfida di conoscerla nel minor tempo possibile ma occhio a non farvi trascinare dalla fretta in una interpretazione sbagliata. Insomma prima di pretendere di conoscere una persona dovrete accettare che nonostante la scienza, nonostante la tecnologia, nonostante la Comunicazione Non Verbale, nonostante tutto, ci sono delle sensazioni/emozioni che una persona riesce, con determinazione, a non far filtrare comunque. Né attraverso gli occhi, ne attraverso le labbra, né attraverso le mani.
Saluto e ringrazio quanti mi hanno seguito con l’augurio che questa rubrica possa servire a tracciare linee generali e non linee assolute.

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