Costume & Società, Le vite degli altri

Io studio, tu studi, egli studia

di Carla Rapuano

Il Natale è passato, il panettone ce lo siamo mangiato, è arrivata pure l’epifania che tutte le feste porta via e adesso l’unica cosa che ci rimane, sono le responsabilità. La consapevolezza che un nuovo anno è iniziato e che dobbiamo metterci all’opera.
E’ un momento idealmente importante, l’inizio del nuovo anno. Ma oltre che importante e ambizioso, è anche il più oscuro.
Soprattutto per quella categoria sociale che comprende gli studenti. Universitari e non, gli studenti, finito l’alcol delle feste Natalizie, sognano già l’alcol delle feste pasquali. Ma loro in fondo lo sanno, sanno benissimo che tra il sognare e il bere, c’è di mezzo lo studiare.
Per gli universitari inizia quel periodo oscuro chiamato SESSIONE INVERNALE (per chi non lo sapesse, si tratta di un paio di mesi in cui tutti gli appelli degli esami universitari, sono concentrati più o meno in due giorni e mezzo).

Studiare può essere piacevole e anche interessante. C’è chi è costretto a farlo, chi invece lo ha scelto; ma ciò che accomuna tutti è che: troppo studio e niente tempo rendono lo studente un ragazzo… DISPERATO [semicit.]
La data dell’esame che è sempre più vicina, costringe ad abbandonare la propria vita da Highlander e ad abbracciare la nuova vita da monaco di clausura.
Iniziano così quei giorni in cui metti il pigiama la sera e lo togli circa due settimane dopo. Fuori nevica, esce il sole, il Messia torna sulla terra a benedire l’umanità, ma tu sei costretto a tenere la testa chinata sui libri, lottando contro le fugaci distrazioni della vita (come ad esempio quell’interessantissima macchia più chiara sul pelo del tuo gatto).

Ma comunque ci sono anche alcuni lati positivi in tutto questo. In effetti quando studi per un esame, diciamo che puoi sentirti esonerato dal fare ogni cosa. Sei libero di lasciare la tua stanza un porcile perchè “Mà, sto studiando, chi ha il tempo di mettere a posto!” (considerando poi che la tua cameretta assume sembianze terrificanti quando sei immerso in una sezione intensa di studio: trenta tazzine di caffè, diciotto evidenziatori finiti, fogli sparsi, vestiti della notte di capodanno sulla sedia, lattine di redbull sotto il cuscino ecc ecc). Ad ogni richiesta che ti fanno, tu sei autiozzato a rispondere con “Scusa, devo studiare!” e se questo non dovesse bastare, sei autorizzato a mettere in scena una piazzata tragicamente drammatica in cui esclami a voce alta che tu ti fai il culo per superare gli esami, che il professore è pure un pezzo di merda e che nonostante tutto questo, loro pretendono pure che “scali l’Everest” (metti la tavola).

Un altro lato positivo è che finirai per apprezzare di più la vita e le cose che ti circondano: stando chiuso in casa tutto il giorno, quando poi esci e vai a prendere un caffè e hai contatti con una persona in carne ed ossa (e non più solo con la bambola di Aladino con la quale parli quando sei internato in casa) e senti il sole che ti bacia la pelle, l’aria fresca che ti inonda i polmoni, qualcosa dentro di te cambia: riconosci di essere fortunato ad aver ricevuto il dono della vita (e i “mainagioia” con cui hai rotto le scatole su Facebook durante quattro mesi precendenti, non hanno più validità, perchè infondo la vita è una cosa bella). Per non parlare dei momenti in cui stai studiando da ore e ore e a un certo punto alzi gli occhi, ti giri e alla tua destra trovi il tappo della bottiglia della Coca Cola e improvvisamente riconosci il valore inestimabile di quell’oggetto e capisci che, per una cosa così rara e meravigliosa, puoi concederti il lusso di prenderti una pausa. E poi ti succede lo stesso con la macchinina che usavi quando eri piccolo, con la forcina per capelli e anche con il portagioie di Barbie.

Ma nonostante tutto tu ne sei consapevole, lo sai benissimo che in fondo, non è la fine… che in fondo, ci saranno altri esami da preparare, altri libri da studiare, altre formule da ricordare. E la scalata è lunga, quindi non ti resta che pregare… Non per prendere un bel voto, ma per evitare di uscire fuori di testa e di finire rinchiuso in una casa di cura psichiatrica.

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