Cultura & Intrattenimento

La vera storia di Domitilla di Pietro. “Sei ore e ventitré minuti”

di Francesca Bosco

Campagna toscana – Il telefono squilla ma Frida è già uscita di casa avvolta da un leggero foulard per accorgersene. La serata lo permette ed i pensieri sono troppo per reprimere il desiderio di una passeggiata nel boschetto dietro casa. Se solo sapesse. Se solo sapesse che di lì a poco verrà rapita, violentata e poi rilasciata con i vestiti stracciati ed una minaccia, al freddo di una mattina diversa dalle altre. Se solo sapesse che sei ore e ventitré minuti basteranno a cambiarla per sempre, a spezzarla e farla rinascere più forte di prima. Se solo sapesse che 12 anni dopo la sua storia verrà raccontata in un libro, sarà un inno alla denuncia. Sarà un caso editoriale esempio di coraggio e determinazione, orgoglio di un sesso “debole” che non sopporta più.

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« Le donne sono forti e positive, bisogna reagire ».  Presenta così il suo libro Domitilla Shaula Di Pietro, “Sei ore e ventitré minuti”, nelle librerie per Time Crime – collana Fanucci Editore. La sua triste esperienza ora trova luce nelle pagine di un libro senza censure, schietta e disarmante, da lasciare con una rabbia senza freni. La violenza sulle donne trattata con un rispetto senza eguali, in grado di infondere la frenesia di azione, di chiudere il libro e passare ai fatti.

« Se non fossi uscita quella sera, avrei avuto una vita diversa? Chi sarei oggi? ». Da queste domande la scrittrice si racconta, utilizzando una Frida vittima ed una sopravvissuta. La protagonista si sdoppia in una ragazza che a tentoni e speranza, cerca un sollievo da quel male devastante. Ed in una Frida che quella sera decide di rispondere al cellulare, che il male lo vive in altre occasioni, in situazioni quotidiane dalle soluzioni differenti.

Dopo la morte del suo assalitore ed una chiacchierata con la famiglia all’oscuro di tutto, Domitilla Di Pietro dice basta e denuncia. Decide di farlo a gran voce, come è giusto che sia, con questo romanzo non semplicemente bello, ma potente, che annienta il lettore troppo preso dalla storia per restarne indifferente. « Quello che mi ha più colpito è il fatto che la gente ha fatto sua la mia situazione, ha pianto, ha riso, si è immedesimata. » C’è dolore, presa di coscienza, delusione e insicurezza. La perdita di fiducia che sei ore hanno la forza di scatenare. Mai rassegnazione, mai accettazione: la violenza non ha il diritto di vincere. Deve essere vinta. « Lo so che la vita può riservare brutte, l’importante è non permettere che ti inaridiscano ».

Sei ore e ventitré minuti è rivolto a chi ha subito violenza, avvolgendoli in un rassicurante abbraccio e infondendo il giusto coraggio per reagire. Una meritata rivincita contro la natura umana alle volte troppo crudele per essere comprensibile. Si rivolge alle donne che fortunatamente, non hanno mai conosciuto questa fetta degradata di mondo, infondendo consapevolezza.

Non si tratta di sola profanazione del corpo; è una violazione mentale che taglia i fili dell’essere, che lascia incompleti. Si rivolge ad un genere umano che sempre più spesso perde di vista il rispetto, l‘amore in senso lato per il prossimo, carnefice di destini dei quali non è padrone. Un mostro, come l’autrice stessa lo definisce, che può essere sconfitto se si ha la forza di denunciare. E le donne sono forti, sempre.

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