Attualità & Territorio

Aleppo: storia di una battaglia della “primavera”

di Mario Martino

Aeppo (Siria). Dal 1986 patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, nel 2006 prima città “Capitale culturale del mondo islamico”, dal 19 luglio 2012 teatro di una delle battaglie della guerra civile siriana che a sua volta è inserita nel contesto più ampio della primavera araba (una serie di proteste ed agitazioni cominciate tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 e tuttora in corso nelle regioni del Medio Oriente e del Nord Africa).
Ritengo un’impresa ardua fare chiarezza su un evento così complesso ma il dolore che da uomo provo per la morte di altri uomini mi spinge a mettere su carta una sintetica ricostruzione di una battaglia (inserita nel contesto di una guerra civile) che ha mietuto e probabilmente riprenderà a mietere morti in futuro.
Non è semplice addentrarsi nella scacchiera di questa battaglia e soprattutto orientarsi all’interno del fitto mondo di alleanze e minoranze del mondo orientale ma la guerra è una cosa talmente stupida che, per quanto possa risultare logica, giustificata ed inevitabile, resta sintetizzabile in poche righe contenenti poche e miserabili motivazioni ma purtroppo molto, moltissimo dolore. Innanzitutto, come in ogni racconto di una battaglia, è inevitabile partire dalla definizione dalle parti coinvolte e quindi dai protagonisti. In questo caso sono tre gli schieramenti coinvolti:

  1. l’Esercito Siriano Libero (ESL) guidato da Riyāḍ al-Asʿad e formato dal Fronte Islamico (coalizione di 7 gruppi armati ribelli) e dal Fronte al-Nuṣra (gruppo di rivoltosi armati);
  2. La Repubblica Araba di Siria la cui milizia è guidata da Baššār al-Asad ed è formata dalla Forza Nazionale di Difesa (un gruppo militare siriano organizzato dal governo del presidente Bashar al-Assad),  Hezbollah, ossia Partito di Dio (un’organizzazione paramilitare libanese con sede in Libano) e la Russia;
  3. Comitato Supremo Curdo formato dall’ Unità di Protezione Nazionale (una milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria).

Il casus belli della battaglia di Aleppo è racchiuso nell’attacco della cittadella di Aleppo da parte dei ribelli dell’ESL. Infatti, il 19 luglio 2012 aprendo due fronti di combattimento i ribelli puntarono diritti al controllo del centro storico chiedendo le dimissioni del governo di Baššār al-Asad e quindi la fine del monopartitismo conservatore vigente in Siria che è da sempre contestato dai ribelli.

Solo 9 giorni dopo, il 28 luglio, l’esercito scatena una prima controffensiva con l’uso di carri armati, aerei, elicotteri e artiglieria pesante. Ma i ribelli riescono a resistere al primo impatto e avanzano nel centro storico di Aleppo. Alcune diserzioni da parte dei carristi dell’esercito siriano permettono ai ribelli di ottenere armamento pesante.
L’ESL dilaga in città e ottiene il controllo di gran parte dei distretti nella direttrice sud-ovest e nord-est. Tuttavia, agli inizi del mese di Agosto l’offensiva ribelle entra in una fase di stallo indebolita dall’uso martellante dell’aeronautica militare siriana. Così l’esercito regolare di al-Asad riesce a bloccare l’iniziativa dei miliziani e distrugge alcuni centri di comando dei ribelli. Ormai le truppe governative hanno parzialmente accerchiato i ribelli costringendoli ad una fuga.
Passano 4 lunghi anni di lente operazioni militari e diplomatiche che permettono all’esercito siriano regolare di riconquistare molte zone della città che fino ad allora erano di giurisdizione dell’ESL. Gradualmente le truppe governative avanzano verso Aleppo (ancora in mano ai ribelli) e nel luglio 2016 pongono la città sotto assedio. A questo punto il governo siriano di Al-Asad e l’alleata Russia dichiarano l’apertura di “corridoi umanitari” per far evacuare i civili presenti nelle zone controllate dai ribelli. La settimana successiva già alcune decine di ribelli lasciano l’area assediata di Aleppo. La situazione sembra distendersi, la guerra sembra quasi conclusa.  Ma il 31 luglio le milizie ribelli, dopo aver fatto affluire numerosi rinforzi dalle provincie di Idlib e Hama, lanciano una violenta ed improvvisa offensiva a sud-ovest con carri armati e lanciarazzi riuscendo ad occupare la scuola militare di Al-Hikma e a lambire l’importante Accademia Militare Al-Assad. La risposta dell’esercito regolare non si fa attendere e tra il 1° e il 2 agosto 2016, le truppe governative contrattaccano con il prezioso sostegno dell’aviazione russa. E’ proprio l’aviazione russa a subire un significativo danno: l’elicottero russo Mil-8 viene abbattuto con una mitragliatrice dai ribelli. L’offensiva governativa riesce comunque a mettere al sicuro l’Accademia Militare e recuperare parte del terreno perduto. Due giorni dopo, il 4 agosto, le milizie ribelli lanciano un nuovo e violento attacco facendo ancora largo uso di attentatori suicidi, riuscendo a penetrare nella base militare governativa e l’esercito siriano è costretto ad evacuare alcuni settori dell’Accademia Militare. Dall’agosto all’ottobre 2016 l‘Esercito Arabo Siriano, con l’aiuto russo, dopo sanguinose battaglie riesce a completare la riconquista di tutte le zone perse precedentemente ma Aleppo Est rimaneva nelle mani dei ribelli. La parte settentrionale di Aleppo est sarà riconquistata dai governativi solo il 28 novembre a seguito di numerose azioni militari anche abbastanza complesse. La parte meridionale venne però occupata dall’YPG ovvero il Comitato Supremo Curdo ma nel complesso il Governo Siriano controlla ormai l’85% di quella che all’inizio delle operazioni era il territorio occupato dai ribelli. La battaglia, secondo le dichiarazioni ufficiali sarebbe finita il 13 dicembre 2016 con la vittoria del regime di Bashar el-Assad e dei suoi alleati russi e da allora è partito il delicato piano dell’evacuazione della parte orientale della città. Ma un paio di giorni dopo l’inizio dell’evacuazione, una serie di attacchi di alcune resistenze ribelli bloccava le operazioni e nessuno conosce il numero esatto di persone che ancora sono ad Aleppo est.
Mentre mi avvio verso la conclusione di questa ricostruzione, dalla tv e dai giornali mi giungono notizie ancora confuse e sinceramente ancora non riesco a capire se ad Aleppo la guerra è finita oppure è ancora in corso; ancora non riesco a capire se è finito o meno l’ennesimo delitto all’umanità. Ora come ora ho una sola certezza in tasca, la stessa di Gianni Rodari:

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra

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