Attualità & Territorio

Zygmunt Bauman: L’evoluzione del suo pensiero, dalla Paura alla Società Liquida

di Mario Martino

Era il 1939, i “puri” Panzer tedeschi invadevano la Polonia e, in nome del mito della razza ariana, costringevano migliaia di civili di origine ebraica alla fuga verso la zona di occupazione sovietica. Tra loro Zygmunt Bauman, polacco di origini ebraiche che allora aveva appena 14 anni e che sarebbe diventato uno dei più influenti pensatori del 900’. Passarono 29 anni e Bauman nella primavera dell’infuocato 1968, con la ripresa dell’antisemitismo in Polonia, fu costretto ad una nuova fuga, questa volta ad Israele per poi spostarsi, nel 1970, a Leeds (Regno Unito). Queste due disperate fughe, nel giro di un trentennio, ci danno la misura di quanto il pensiero di Bauman fosse intriso di concetti-esperienze come il totalitarismo, la paura, il nazismo, l’Olocausto e quindi la società, i legami affettivi e l’eticità che, a mio avviso, sono concetti che Zygmunt ha saputo ben condensare nella seguente riflessione:

“Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell’azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell’ingiusto, e così via. Nell’idea dell’armonia e del consenso universale, c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali. Alla fine questa è un’idea mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità. Penso che si debba essere sia realisti che morali. Probabilmente dobbiamo riconsiderare come incurabile la diversità del modo di essere umani.”

Credo che questa esaustiva riflessione racchiuda tutti i concetti analizzati dal pensiero Baumaniano. Elogiando il disaccordo come “la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell’azione umana”, Bauman inevitabilmente va a richiamare, per contrasto, il concetto-esperienza di totalitarismo che invece si impegnerà a “rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali.” Ma tra le righe emerge anche il suo forte impegno sociologico nella difesa dell’individualità contro l’atavico uomo-massa, quello che sarebbe divenuto, nelle sue recenti opere, l’uomo liquido completamente annullato e che ha finito col prendere, in quanto liquido, la forma del recipiente in cui è contenuto ( social, tv, internet, e-comerce, lavoro) smettendo di difendere la propria individualità, il proprio carattere, i propri pregi e i propri difetti. Smettendo di imporre la propria forma. E così basta una persona capace di creare un filtro instagram che ci rende più belli per darci forma, per farci sentire migliori, per farci apparire, con una faccina, falsamente felici. Quella persona avrebbe “tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità.”

Ma la cosa che più mi colpisce è come, pur non citandola nemmeno una volta in questa riflessione, Bauman sappia far trasparire l’interiorizzazione, l’elaborazione e il superamento del concetto di Paura. Dietro la parola “disaccordo” non va dimenticato che si cela un passato fatto di fughe, di paura di pensarla diversamente. Essere in disaccordo contro la canna di un Panzer ariano significava morte. Ecco cosa mi ha colpito di più di Bauman: il coraggio di elogiare quel disaccordo che a lui era stavo vietato; la sensibilità sociologica di percepire nel disaccordo la forma più alta di crescita. Così quando leggiamo nella sua “Paura Liquida” il termine “paura” o il termine “disaccordo” dobbiamo ricordarci che Bauman questi termini non li ha solo analizzati in chiave sociologica ma li ha vissuti, li ha attraversati.

Del resto il concetto di paura ci riguarda particolarmente. Infatti, nella “Modernità Liquida” ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi e quindi sentiamo minacciosa e vicina la voce della paura uscire dalla bocca dell’incertezza.

Concludendo vorrei, a nome dell’Umanità ringraziare Bauman per averci fatto comprende, senza averci fatto perdere la fiducia, che viviamo in un mondo fragile, in un mondo sempre più liquido che da un momento all’altro potrebbe implodere. Ringrazio Bauman perché se dopo 700 parole sento di aver detto ancora troppo poco allora significa che l’insegnamento che mi ha lasciato va ben oltre la parola, andandosi a sedimentare nell’infinità spaziale e temporale del pensiero.

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