Cultura & Intrattenimento

Il senso e l’attesa

di Luigi D’Alessio

Il senso e l’attesa. O non ha senso
l’attendere un tempo che ancora non è.
Al dolce guidami al verde chiamami, mi dicesti
e lei cantava immemori noi di parole. O non sia
quel passo della liturgia in cui la smentita ha imitato
vecchie lettere sotto il piatto di Natale, e ora.

Nella difformità di un libro una sciarpa un profumo,
un post-it alla gialla disfatta di nuovi promemoria, il regalo
che nella poesia muta in dono, e ora.

Resta il proposito che il Nithael di un presunto cielo
nell’anno già qui eppure non ancora qui
attenderà alla carne il suo verbo
dal meno dieci all’antico gong dello zero
dentro il confine baciato di un nuovo uno, è così.
Come nella prima poesia dell’anno che verrà
accanto a te che non sei qui col disincanto degli inizi
tra ciò che è stato e le parole risorte
nel rimpianto simulato dal sorriso
che negherà la nostalgia di chi non siamo non fummo, è così.

Come l’immaginazione il desiderio, tu.

Che conosci l’illusione
infranta sull’esorcismo del non dovrà essere, tu
che baci l’amante del sarà
indicami il timido temporeggiamento
degli innamorati di agosto non questa morte dicembre
né il volo del gabbiano alla sopravvivenza
di un luccicante albero né l’albero
corrisposto agli astanti rimasti
a guardare come svapora il mare
della prossima estate amore mio, tu.

Che possiedi l’arguzia dei participi
per la gloria e la disfatta del prossimo “sarà stato”
offrimi il sale della terra
che salvi la terra dalla mia carestia
con l’avvento dell’avverbio di un “poi sarà”.

Tra lampi e tuoni stanotte alla miccia di una ignara sigaretta, è così.

L’impazzimento dei gatti e dei cani per il colpo mortale
che illuderemo al vecchio anno, sai. Sarà
come senza lampi senza tuoni come tuono
senza luce senza genesi come prima dell’uomo
e senza il sarà dei nostri pronomi
come un come il rumore
quando il silenzio è cellofan del panettone
nell’improvviso invito all’evidenza. L’attenzione
a una Sibilla nello specchio di dadi truccati.
“Può causare asfissia ai bambini”.

Un rumore del silenzio la celebrazione amore mio
alla didascalia di parole scongiurate. Che non sia questo
il verso giunto a caso per la recita di una nuova poesia, lì.

Nel vecchio bicchiere che stanotte
non si infrangerà più sulla strada
dove allo zoccolo di passate renne
è scampata la luna di Quasimodo, il battito
tra Ulisse e il male
perché la poesia nasce con la voce dell’uomo, e l’uomo
nella sua verità non è altro che bene più male
col tic-tac del cuore all’alito sopravvissuto
in un morto bicchiere. Dove
bere il ricordo di Enea, e lì
Penelope amore mio resti tu a volerti bene
nel commentarium offerto dalla conquista
dell’immagine e del desiderio di un nuovo sogno.

 

Riferimenti:

Donizetti, Anna Bolena.
Rita Pacilio, (Nithael, da Caliel) Non camminare scalzo.
Vangelo, Gv 1,1-18, Mt 5,13-16.
Ritsos, Trasfusione, Prima dell’uomo.
Quasimodo, L’uomo e la poesia.
Caproni, Il franco Cacciatore.

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