Costume & Società

La curiosa storia della forchetta: prima discriminata e poi adorata

di Carla Rapuano

Sono migliaia gli oggetti che al giorno d’oggi noi tutti usiamo con gran naturalezza. Se ci sediamo su una sedia, non ci chiediamo il perché. Se indossiamo le scarpe, non ci chiediamo da quando. Ma in effetti gli oggetti che comunemente adoperiamo nell’arco della giornata possono essere considerati veri e propri oggetti culturali.

Ogni oggetto ha una sua storia, una sua tradizione ed è stato introdotto nella società lentamente e soprattutto culturalmente. Spesso e volentieri alcune culture si distinguono anche dagli oggetti che vengono usati quotidianamente dalla società. I modo pensare, di vedere, di agire anni e anni fa erano totalmente diversi da quelli di oggi e non ci si immaginava minimamente di utilizzare determinati strumenti, i quali con il passare del tempo ci hanno reso la vita più comoda, più economica, più veloce, più pratica.

Di alcuni oggetti, come il telefono o la lampadina, tutti conoscono e studiano la storia e sanno i benefici da essi apportati. Ma qualcuno si è mai chiesto, mentre era a tavola e mangiava un bel piatto di spaghetti, come la forchetta sia entrata a far parte della nostra cultura? E perché, sopprattutto?

Su Wikipedia si può trovare la storia completa della diffusione della forchetta: ha origini serbo-bizantine, viene introdotta in Occidente proprio da una principessa bizantina, viene poi considerata un oggetto demoniaco dalla Chiesa e quindi bandita; arriva fino in Francia, in Austria, viene collezionata, poi giudicata eccissavemente stravagante e quindi abolita per poi essere utilizzata comunemente nel 1770 grazie al ciambellano Gennaro Spadaccini sotto il regno Borbonico.

Insomma, la storia di un oggetto così comune come la forchetta è piena di peripezie: essa venne amata, odiata, bandita, elogiata, ammirata, esclusa perchè considerata stravagante e poi accettata finalmente dalla comunità. Buffo, no? Sembra quasi la storia di un imperatore, un artista, un pittore, un filosofo o di un’ideologia, di un nuovo uno stile di vita. E questo proprio perché anche gli oggetti che consideriamo più “naturali” in realtà hanno subito un lungo processo di integrazione culturale e sociale.

Ma di fatto perché si è sentita la necessità di adoperare la forchetta? Cosa è passato per la mente ai bizantini, quella mattina in cui si sono svegliati e hanno deciso di non mangiare più con le mani? Be’, in effetti le risposte potrebbero essere tante; c’è chi di getto risponderebbe che è una questione igienica, che le norme igieniche sono diventate più solide, per scampare a malattie infettive molto diffuse a quei tempi. Ma basti pensare che molti alimenti ancora oggi si mangiano sempre con le mani (il pane, la pizza, ecc. ecc.), quindi non è del tutto esatta come risposta.

C’è chi risponderebbe che è stata introdotta per evitare di sporcarsi o di scottarsi, ma in effetti per evitare certe spiacevoli situazioni erano già stati inventati i cosidetti “ditali d’argento”. Allora forse era per distinguersi ancora di più dagli animali? O perchè il cibo messo a tavola era più difficile da afferrare?

Diciamo che la risposta esatta comprende un parte di tutte queste ipotesi. La verità è che con l’avanzare della cultura, dell’interazione con “l’altro”, della civilizzazione nell’uomo è aumentata vertiginosamente la soglia del disgusto: ora come ora ci sono determinate azioni che noi consideriamo, ovviamente, disgustose, scortesi, maleducate. Ma in passato non era così, in passato nessuno veniva educato al Galateo:

Imbrattandosi le mani poco meno che fino al gomito, conciano in guisa le tovagliuole che le pezze degli agiamenti sono più nette. Con le quai tovagliuole anco molto spesso non si vergognano di rasciugare il sudore che, per lo affrettarsi e per lo soverchio mangiare, gocciola e cade loro dalla fronte e dal viso e d’intorno al collo, et anco di nettarsi con esse il naso, quando voglia loro ne viene.

[…]

Non si vuole anco, soffiato che tu ti sarai il naso, aprire il moccichino e guatarvi entro, come se perle o rubini ti dovessero esser discesi dal cièlabro, che sono stomachevoli modi et atti a fare.

(Galateo overo de’ costumi, Giovanni della Casa)

Solo a leggere determinate scenette a tutti (o quanto meno si spera) viene da storcere il naso e da rimanerci nausati. E ci sembra scontato che determinate cose siano inappropriate. Ma in passato, di fatto, c’era bisogno che qualcuno lo specificasse. Ed è proprio questo il motivo per cui la forchetta (e tanti altri oggetti culturali) è apparsa nella nostra società e sulla tavola di tutti: per evitare spiacevoli situazioni in cui la nostra sensibilità possa venire offesa e ripugnata, una sensibilità che con il passare del tempo è diventata sempre più schizzonosa e impressionabile (in maniera talvolta esagerata).

Immaginate di mangiare a tavola con la persona più disgustosa che conoscete, che vi serva e mangi con le mani…

Immagine.png

Non è adunque vero che incontro alla natura non abbia freno né maestro: anzi ve ne ha due, ché l’uno è il costume e l’altro è la ragione, ma, come io ti ho detto poco di sopra, ella non può di scostumato far costumato sanza l’usanza, la quale è quasi parto e portato del tempo.

(Galateo overo de’ costumi, Giovanni della Casa)

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