Racconti in pillole

Emancipazione – Parte III

di Davide Ferrante

Avanzavano verso di me, giovanissimi uomini, selvaggi e sporchi, dalla penombra di ogni corridoio. Una pulsione animale ribollente, contenuta in muscoli tesi e corpi bellissimi, scuri. Si fermarono davanti ad ogni entrata, come in attesa, come delle puttane. Nei loro corpi, potevo immaginare il sangue, rosso, scorrere caldo e feroce, in quelle vene animate da una forza bestiale, ma ben domata. Che strambi, però, pensai. Fra di loro, riconobbi subito il ragazzo del balcone, con i suoi capelli crespi, che mi guardò intensamente. Nel suo sguardo c’era una sorta di intesa, come se sapesse che sarei venuto. In effetti, subito dopo, mi chiesi, da solo, cosa diamine stessi facendo in quel posto. Se avessi avuto il tempo di darmi io stesso una risposta, probabilmente me ne sarei andato subito dopo, e sarei sano e salvo oggi. Ma non feci in tempo.
«Scegli dunque con chi vuoi giacere», disse il ragazzo del balcone, con un ghigno provocante.
«Da noi viene chiunque: vecchie signore, froci, giovanotti, ragazze arrapate e quarantenni divorziati. Tutti loro trovano quello di cui hanno bisogno, qui, in qualche modo. Quindi prego, a te la scelta», continuò, e si inumidì le labbra con la lingua. Rossa.

Mi sembrava una sorta di scherzo. Ridendo, chiesi se fossi, per caso, finito in una specie di bordello sotterraneo. Vidi cambiare immediatamente il suo volto sporco. L’avevo provocato, il suo sorriso si serrò e i suoi occhi s’incupirono. Gli altri, sommessamente, indietreggiarono nell’oscurità. Lui rimase lì da solo, di fronte a me, e ringhiò:
«Tu, uomo. Entri nelle viscere della nostra tana e osi ridere di noi? Ci trovi divertenti, insomma, ma dimmi… Dimmi, cos’è che ti rende un uomo e non una donna? Quello che ti ritrovi fra le gambe? Ne sei proprio sicuro? Cos’è che ti fa sentire maschio? Non è forse quello che fai? O quello che hai, anzi, con cui ti ritrovi? Ma soprattutto cos’è, esattamente, un maschio? E cosa una femmina? Non sono forse due rami dello stesso albero? E dimmi, hai mai visto un albero, avere solo due rami, sempre identici? Ti sei mai soffermato a contare quante possibili venature può avere un ramo? E quanti rami, infinitamente diversi, può avere uno stesso albero? Dimmi! Li hai mai contati?»
Non appena la sua solenne sgridata terminò, stava ormai crollando tutto. Ed ora sono qui, sto morendo, eppure ancora non capisco.
Mi piace: Ancora nessuno.

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