Costume & Società

Umberto Eco e l’Ur-Fascismo. “E tu quanto sei fascista da 1 a 14 ?”

di Mario Martino

Era il 2 luglio 1995 quando “La Repubblica” pubblicava la seconda parte del discorso che Umberto Eco tenne, nell’aprile dello stesso anno, alla Columbia University di New York, nell’ambito delle celebrazioni per la Liberazione dell’ Europa dal nazifascismo. Il testo era rivolto agi studenti americani che vivevano un momento molto delicato, a soli cinque giorni dall’attentato a Oklahoma City che causò 168 vittime 680 feriti.
Eco, morto nel febbraio del 2016, ha lasciato in quel discorso un insegnamento non importante ma fondamentale. Un insegnamento che non serve solo agli studenti americani oppure ai lettori italiani ma serve all’umanità. Serve al mondo di oggi e servirà al mondo di domani. Infatti, l’attento intellettuale, delineava le caratteristiche fondamentali del fascismo e andava dimostrando la capacità di quest’ultimo di annidarsi in tutti i luoghi, svilupparsi in tutte le forme e vincere il tempo. Eco ci insegnava che il fascismo non è un capitolo chiuso. Il fascismo è un capitolo socchiuso, un capitolo che potrebbe riaprirsi oggi stesso o magari domani. Il fascismo è un capitolo che spetta a noi tenere socchiuso oppure aprire. Forse, ai più, risulterà assurdo parlare di un eventuale riapertura di quel capitolo ma dopo aver letto l’identikit del fascista che schematizzò Eco, credo che molti entreranno in una profonda crisi e arriveranno addirittura a chiedersi: “ma allora sono fascista anch’io ? “
Eco utilizzò, in occasione del suo discorso, il termine Ur-Fascismo, o “fascismo eterno”, dove il prefisso tedesco “Ur” si riferisce all’essenza primigenia di un concetto. Gli elementi che generano l’Ur-fascismo sono:
1) Il culto della tradizione. La cultura non è quindi avanzamento del sapere, ma recupero dal messaggio originario.
2) Il rifiuto del modernismo ma la difesa della tecnologia. I fascismi sono fieri delle loro innovazioni tecnologiche ma rifiutano ciò che è moderno sul piano delle idee e dei valori.
3) Il culto dell’azione per l’azione e il rifiuto del pensiero critico. L’impulsività, l’istinto, l’azione come atto estetico vengono preferiti alla riflessione. Da qui il sospetto e l’avversione verso la cultura e gli intellettuali.
4) Il disaccordo come tradimento. L’Ur-Fascismo rifiuta tutto questo e tratta il disaccordo come tradimento, celebrando al contrario l’unità, il pensiero unico, la concordia in seno alla tradizione.
5) La paura del diverso. L’Ur-Fascismo chiama alla lotta contro il diverso, lo straniero, il non-allineato.
6) L’appello alle classi medie frustrate. L’Ur-Fascismo trova terreno fertile nel malessere delle classi pressate da crisi economiche.
7) L’ossessione del complotto. L’Ur-Fascismo ricorre allo spauracchio del nemico esterno, appellandosi al nazionalismo e alla xenofobia.
8) I nemici sono molto forti ma anche molto deboli. L’Ur-Fascismo dà, ai suoi seguaci, dei nemici da odiare che devono apparire, allo stesso tempo, abbastanza deboli da dare agli adepti l’idea di poterli sconfiggere e abbastanza forti per avvalorare l’eventuale vittoria.
9) La vita è guerra permanente. Il pensiero fascista implica un nemico da combattere. Solo dallo scontro può nascere la pace.
10) L’elitismo di massa. I seguaci devono sentirsi parte di un’élite e avere bisogno di una guida autoritaria che li coordini. Così il forte domina sul debole ma quest’ultimo continua a sentirsi parte di un’élite apparentemente egualitaria.
11) Il culto dell’eroismo. Il fascismo chiama tutti ad essere eroi. I seguaci del fascismo vengono educati ad essere i migliori. Proprio questa possibilità di essere eroi seduce eventuali adepti.
12) Il machismo. L’Ur-Fascismo canalizza le pulsioni guerresche nel sesso. Il maschio dominante è l’emblema del fascismo eterno.
13) Il Populismo qualitativo. Il Popolo è rappresentato come entità portatrice di una volontà unica e non di una pluralità di bisogni. Così, il Popolo non ha peso come quantità ma come simbolo di una sola volontà, di una giusta “qualità”. Ciò segna la fine della tutela della pluralità di pensiero.
14) La “neolingua”. L’Ur-Fascismo parla una lingua propria, fatta di parole e simboli propri, di formule e di motti. In questo modo rafforza l’identità collettiva.
Questi sono gli elementi che, secondo Eco, originano i fascismi. L’aspetto interessante e, al contempo, preoccupante è che non c’è bisogno di tutti questi elementi ma basta il manifestarsi di uno solo perché si possa generare l’ Ur-Fascismo. L’invito e la provocazione che, indirettamente, Eco lasciava in quel discorso è quello di esaminare le nostre coscienze e confrontarci con l’identikit del fascismo. Non c’è da preoccuparsi se riscontriamo qualche affinità, l’importante è sapere di averla e saperla controllare. Non c’è da allarmarsi se sentiamo nostri alcuni elementi. Purtroppo l’Ur-fascismo non è un capitolo chiuso ma socchiuso. Da una porta socchiusa e non chiusa entra comunque, ahimè, un po’ di “lux” . Insomma che si entri in crisi dopo questa lettura non è una tragedia. La crisi, il dubbio, la ricerca e il pensiero critico sono tutte cose che l’Ur-fascismo teme. Il dubbio è l’unica arma che abbiamo per tenere a bada l’Ur-fascismo.

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