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Come inquiniamo con il nostro guardaroba

di Miriam Viscusi

Avete mai pensato a quanto inquiniamo con quello che indossiamo?
È difficile immaginare che solo comprando una maglietta stiamo contribuendo alla sorte della Terra, eppure è cosi.
L’industria tessile ha un grande impatto sull’ambiente. Essendo una delle più grandi industrie a livello globale (circa 80 miliardi di nuovi capi prodotti ogni anno) , lungo tutto il processo di produzione grandi quantità di materiali e persone  vengono coinvolte, non sempre in modo etico.
Considerando le materie di base del settore: cotone, acqua, sostanze chimiche, energia elettrica. Per ognuna di queste risorse la quantità richiesta è notevole e l’impatto – a volte conseguenza dello spreco – ancora di più.
Un esempio? Per produrre un singolo paio di jeans vengono usati tra 11 e i 20 migliaia di litri d’acqua. Se ogni abitante dell’Europa eliminasse o riutilizzasse, invece di buttare, un solo un indumento, 1.8 trilioni di acqua verrebbero risparmiati.
La coltivazione del cotone implica l’uso di pesticidi: per una sola maglietta ne vengono usati 500 grammi. E la quantità di maglie prodotte ogni anno è impressionante: un miliardo di maglie circa vengono prodotte ogni anno. Aggiungiamoci i colori: tradotto, le sostanze chimiche coloranti. Molto spesso vengono utilizzate sostanze tossiche pericolose per la salute, che si diffondono nell’aria e si sciolgono nell’acqua e nel  suolo, rendendo  le coltivazioni impossibili.
Tutto ciò è ancora più grave se consideriamo che, di tutti i nostri capi di abbigliamento,più della metà vengono buttati ancora in buone condizioni: secondo una stima ogni anno 2 tonnellate di indumenti riempiono le discariche.
L’altra questione etica è legata allo sfruttamento umano. L’industria tessile dei grandi marchi ha il suo fulcro in  Paesi come il Bangladesh. Qui, infatti, tutte (o quasi) le catene di abbigliamento diffuse su scala globale hanno i loro stabilimenti. L’impatto sociale sembra positivo, quando si pensa che la maggior parte delle donne del Paese riescono ad avere una posizione sociale, un impiego e qualche volta a trovare  un marito proprio grazie alla presenza di fabbriche nelle città.  Un bilancio tutto diverso si fa quando una fabbrica crolla, come è successo nel 2013 a Rana Plaza. Il crollo dello stabilimento ha provocato più di 1300 morti, operai e operaie impiegate nella produzione di capi per le più grandi marche.
Difficile tenere  a mente tutto questo ogni volta che si passa per i negozi, soprattutto se i prezzi sono veramente bassi e tutto quello che vediamo ci attrae.
Ma dopo quanto tempo lo avremo buttato via? Probabilmente poco. Vuoi la pessima qualità, le nuove collezioni, la moda che passa. Quello che resta, invece, sono le discariche che diventano sempre più grandi, le tonnellate di acqua che non riavremo più.
Allora, pensiamoci: quella nuova giacca da Primark (esempio a caso) vale davvero la pena?
I modi per rinnovare il guardaroba senza dover comprare, ci sono. Piccole idee: riciclare, riutilizzare, scambiare. E al momento di comprare, fare più attenzione alla provenienza di quello che scegliamo.
È tutta una questione di scelte e di priorità.
Su una scala maggiore, parallelamente alle industrie orientate verso il profitto “no matter the costs” inizia a diffondersi la coscienza dell’etica ambientale. L’ultima tendenza è il cosiddetto organic cotton, un cotone coltivato senza l’uso di pesticidi. Poi ci solo le aziende ecosostenibili ed ecologiche, i laboratori di eco design.
Sembra ancora tutto molto lontano, un po’ troppo sofisticato e per niente italiano? Al contrario.
Anche Benevento ha il suo atelier tutto ecologico.Per chi fosse interessato, non è necessario allontanarsi dalla città: proprio in centro, infatti, si trova un innovativo atelier per abiti da sposa. Franco Francesca, ideatore e responsabile, è il primo a Benevento a coniugare la moda con l’ecosostenibilità: i suoi abiti sono realizzati con tessuti ecocompatibili, il che li rende richiesti anche nel resto d’Italia e all’estero e ha portato lo stilista ad essere conosciuto anche negli ambienti dell’alta moda. È tutto realizzato nel rispetto della natura, senza togliere nulla all’aspetto estetico. La dimostrazione che anche aiutare l’ambiente può essere bello.

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