Racconti in pillole, Uncategorized

Emancipazione – Parte II

di Davide Ferrante

Probabilmente sto solo impazzendo. Le persone sole e vecchie finiscono sempre con l’andare fuori di testa, in un modo o nell’altro, pensai. Assorto, mi appoggiai alla ringhiera, accesi una sigaretta e iniziai a fumare… Pensavo. Intanto alle mie spalle, tutto era verde, scuro. Mille alberi che si perdevano nel profondo della foresta. Fra quelle foglie si nascondevano i miei soliti pensieri. Crucci, come tigri, stavano ben nascosti fra le chiome scure degli alberi. In agguato, pronti ad assalirmi e a divorarmi il cuore.
Qualcosa mi salvò.
La sigaretta, ormai finita, mi bruciò le dita. Urlai, non perché avessi provato veramente dolore, ma piuttosto perché era inaspettato. Come se mi fossi svegliato improvvisamente da un incubo. Quel mugghio appena accennato sembrava aver svegliato qualcosa nella foresta. Come una risposta amica, dall’oscurità fino alle mie orecchie, leggeri colpi di tamburo iniziarono a perdersi in una piacevole melodia. A tratti impercettibile, come lontana. Cercai di capire da dove, esattamente, provenisse, ma fu impossibile. La luce, dal mio balcone, a stento illuminava le foglie più sporgenti. Dovevo uscire, seguire quel ritmo.
A chi dovevo dar conto, in fondo? Sarebbe stato imprudente? Cosa, esattamente, sarebbe stato più dannoso della noia? E della solitudine? Mi decisi, in un attimo ero giù.
Incredibile quanto sia inutile la torcia di uno smartphone, pensai, mentre inciampavo, ora in un radice sporgente, ora in una pozzanghera. Tuttavia non m’importava quanto fango avessi sulla scarpe, o quanti rami mi colpissero, quasi di proposito; mi stavo avvicinando sempre di più a quella melodia, non più così debole. I tamburi sembravano moltiplicarsi, passo dopo passo. Nuovi suoni si aggiungevano, legnosi e rozzi, man mano che mi andavo avanti. Non saprei dire di che strumenti si trattasse, non sono neanche sicuro fossero veri e propri strumenti a riprodurli, ma insieme generavano un ritmo stranamente seducente. Così incalzante che iniziai a correre, come rinvigorito da una forza incontrollabile. In preda all’impeto saltavo fra i rami e correvo fortissimo, lasciando dietro di me le foglie ancora scosse, tremanti sui rami. Dopo qualche minuto mi resi conto che la musica era sempre più vicina, rallentai, sembrava essere lì ormai. Tra gli alberi scorsi una luce, che veniva dal basso… Non capivo. Mi avvicinai. C’era una buca enorme, a terra, un’entrata: la musica proveniva da lì, insieme a una luce debole. Era una fossa così alta e così larga che non ebbi il bisogno di inginocchiarmi per entrare. Non poteva certo essere di un animale qualsiasi.
Entrato, mi guardai attorno; quel posto, illuminato dal tepore roseo delle candele, era stranamente piacevole. Doveva essere una tana, da cui partivano, in tutte le direzioni, diversi corridoi, stretti e bui. Da ognuno di quei passaggi echeggiava la musica che avevo rincorso, ma ora appariva diversa, ansimante. Le pareti, fatte di terra, fango e muschio, emanavano un profumo inebriante.
Incuriosito, e stranamente non spaventato, mi domandai in che direzione andare, ma la musica si fermò. Improvvisamente.
(Continua)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...