Costume & Società, Cultura & Intrattenimento

Impara l’arte (contemporanea) e mettila da parte

di Sara Corrieri

Cosa ne pensate dell’arte contemporanea? Ecco, a me piace molto. Non so bene come poterla definire ma mi piace, forse mi piace proprio perché non so cos’è. Mi è capitato spesso di andare a mostre e visitare musei di arte contemporanea e il risultato è stato sempre lo stesso: riflessione. Mi facevano riflettere, anche le installazioni oggettivamente bruttine, tutto aveva senso. Il mio senso. L’assenza di vincoli, estetici e tecnici, mi ha dato l’impressione di vedere arte a tutto tondo, intesa come espressione di idee, sentimenti ed istinti. Voi direte, giustamente, che non ve ne frega niente del mio giudizio in questo ambito in quanto ha lo stesso valore di un lampione acceso a mezzogiorno. È per questo motivo che ho pensato di intervistare qualcuno che ne sa un bel po’ in più e porgli qualche domanda riguardo lo status dell’arte contemporanea in Italia e nel mondo, tra difficoltà di fruizione, diffusione, valore culturale ed economico, cose serie insomma! (Vi sorprenderà ma ne sono capace anche io, di serietà intendo).

Ecco a voi le parole di Andrea Amatiste, co-direttore artistico di makemake, uno dei più apprezzati e innovativi spazi d’arte contemporanea della Capitale, location polifunzionale, spazio creativo al di fuori dei circuiti tradizionali in cui l’arte incontra la cura per il dettaglio, dall’originalità dei progetti artistici all’allestimento del percorso espositivo.

Buona lettura! (E se passate per Roma sapete dove andare)

Arte contemporanea, post-modernismo, non sembra esistere ancora una corrente definita. Cosa contraddistingue un’opera contemporanea?

Chi vive e opera nell’età presente è contemporaneo, questa è l’unica definizione corretta. Il resto sono classificazioni di merito che lasciano il tempo che trovano. La suddivisione la farei tra arte, capace di coinvolgere, lasciare un segno, far riflettere, e non-arte, di mero intrattenimento, ripetitiva, canonizzata, priva di sentimento e originalità.

L’arte contemporanea è spesso criptica. Non siamo più davanti alle forme perfette di una scultura antica o a un ritratto realista. Quanto è importante la giusta comunicazione per realizzare la mission dell’evento?

Il problema più grande è il fatto che viviamo in un mondo – soprattutto se si guarda l’Occidente – in cui siamo tutti sommersi, grazie ad una tecnologia che oramai ci raggiunge ovunque, da immagini, messaggi, sollecitazioni di vario genere, ed il nostro grado di attenzione è oramai divenuto residuale, ridotto ai minimi termini.
Non si ha il tempo di ragionare, riflettere, approfondire, tutto scorre via veloce, senza nessun tipo di consapevolezza.
Proprio per questo motivo è fondamentale una giusta comunicazione dell’evento artistico/culturale per mettere il fruitore nella condizione di soffermarsi, riflettere, pensare, al fine di ottenere un suo diretto e sano coinvolgimento.

Non tutti sembrano capirla. L’italiano medio afferma “Questa non è arte, saprei farlo anche io”. Quando una installazione diventa opera d’arte? È l’osservante a farne arte con la propria sensibilità artistica o è l’opera in sè che designa il “salto di qualità”?
Scriveva Bruno Munari, “quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima”. Affinché un’artista possa suscitare interesse, presentando al pubblico un’arte innovativa, di rottura rispetto ai canoni del passato, deve avere necessariamente un pubblico con un buon livello di sensibilità culturale, in grado di lasciarsi trascinare per mano in nuovi territori. Altrimenti, il rischio è quello di lasciar cadere nel vuoto importanti sollecitazioni.

Qual è lo status attuale dell’arte contemporanea in Italia? Dove si posiziona rispetto al resto dell’Europa?

Purtroppo lo status dell’arte contemporanea italiana, rispetto al trend europeo, non è buono. Non solo siamo ancora molto indietro rispetto a paesi come Francia, Inghilterra, Germania, ma anche rispetto ai paesi dell’Est che, dopo la caduta del muro, stanno avanzando con forza e vitalità. A peggiorare la situazione c’è poi l’atavica esterofilia italiana, per cui si cerca e si apprezza l’artista straniero, piuttosto che puntare e sviluppare quanto di buono si produce in casa nostra.

Continuiamo ad essere tra gli ultimi Paesi che scelgono l’arte come svago. Eppure siamo in Italia, un museo a cielo aperto. Cosa manca? Educazione, maggior impegno da parte delle istituzioni, strategie comunicative più accattivanti?
È un problema culturale. Il nostro paese ha forti carenze a livello di istruzione scolastica, basti pensare a come (non) vengono insegnate materie fondamentali come arte, educazione civica, inglese, storia, etc. La situazione politica poi è disarmante. I nostri rappresentati affermano che con l’arte non si mangia. Nel dibattito per le elezioni al Comune di Roma la questione cultura non è stata mai affrontata. Segno che la cultura non è nella priorità di chi ci governa. Il risultato deprimente è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo.

Parliamo di mercato dell’arte. Pensa davvero che l’arte sia ad oggi considerabile un bene rifugio?
C’è chi la considera una realtà troppo duttile e dinamica, chi un investimento sicuro.
Sotto questo punto di vista, in questo momento storico in cui niente è sicuro, né l’investimento finanziario, né quello immobiliare, ho dei seri dubbi sul fatto che l’arte possa essere un bene rifugio. Sarà comunque il futuro a dircelo.


Arte e tecnologia. Sono tante le installazioni che sfruttano o si costituiscono di materiale tecnologico. È possibile l’incontro tra questi due mondi?

Non esiste un unico linguaggio artistico né tantomeno un unico codice interpretativo che sia inequivocabile. In un mondo che cambia rapidamente, con mezzi espressivi e linguaggi del tutto innovativi, anche l’arte può e deve trovare la sua strada. Una commistione tra arte e tecnologia è, dal mio punto di vista, possibile e auspicabile, a patto che si arrivi a forme di creatività e di espressione estetica capaci di trasmettere emozioni e messaggi.

Può spiegarci in breve come si articola il lavoro della vostra Galleria d’arte? Le esposizioni, gli eventi, la scelta degli artisti…

makemake (in inglese fare/creare) è un progetto avviato nel 2011 e si propone di essere un contenitore culturale vivo e aperto, attraverso un doppio percorso: da una parte come spazio espositivo presentando artisti emergenti, interessati a promuovere le proprie opere, dall’altra dando la possibilità di organizzare workshop, seminari, laboratori d’arte, eventi culturali.

makemake è pertanto concepito come uno spazio d’arte versatile, aperto a tutti, lontano dal concetto classico di galleria d’arte, che si vuole porre al di fuori dei circuiti tradizionali, in cui l’artista è libero dai cliché e dalle logiche che spesso impone il sistema, e può seguire in piena autonomia le fasi del proprio progetto espositivo e stabilire un contatto diretto, immediato e spontaneo con il pubblico.

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