Cultura & Intrattenimento

Una “ragazza perbene”: Simone de Beauvoir e la libertà di vivere

di Miriam Viscusi

Per conoscere a fondo le vite di scrittori e filosofi, dicono, è consigliabile leggerne le biografie. Meglio ancora, le autobiografie. Confesso che sia le prime che le seconde mi hanno sempre annoiato, sono sempre stati gli unici libri a cui non ho mai prestato attenzione.

Quando mi sono imbattuta in Memorie di una ragazza perbene è cambiato tutto: non solo l’ho letto avidamente, addirittura l’ho finito.

Chi era Simone de Beauvoir? Una donna, una scrittrice, un’intellettuale. Filosofa, femminista, borghese, atea. Tutte definizioni corrette, ma riduttive. Lei per prima non accettava le definizioni: << le etichette mi indisponevano, non mi piaceva che la gente fosse catalogata>> scrive.

In Memorie di una ragazza perbene, il suo primo autoritratto, cioè la prima parte della sua biografia (seguiranno L’età forte 1960, La forza delle cose 1963, A conti fatti 1972) si trova una panoramica interessante dei primi venti anni della sua vita. Scritto nel 1958, all’età di cinquant’anni, la scrittrice ripercorre le fasi della sua formazione: da piccola borghese a studentessa brillante, nel percorso che la porta a diventare una donna indipendente, riflessiva, attenta, curiosa, ambiziosa. Libera.

Il libro non segue troppo gli avvenimenti esterni: il punto di riferimento è sempre e solo il percorso interiore, la crescita, la formazione spirituale e culturale. Di questa donna curiosa, vivace, affascinante. A tratti superba, però anche decisa e insaziabile. Uno spirito libero, che ben presto infatti prende le distanze da ogni etichetta, classe sociale, ideologia.
Uno spirito che semplicemente voleva elevarsi e avere uno scopo, vivere, solo vivere, godere di tutta la vita possibile <<La gente si rassegnava a esistere invano, non io>>.

Uno di quegli spiriti che bruciano (parafrasando Jack Kerouac*), con l’ambizione a << far di se stessi un essere insostituibile>>. Raggiungere una sorta di immortalità e, invece di tenerla per sé, comunicarla. Ma anche l’inverso: comunicando “un mucchio di cose”,  arrivare all’immortalità. <<Avevo una sola vita da vivere, e volevo realizzarla, nessuno me l’avrebbe impedito>>

Nei suoi primi anni, di ragazzina perbene figlia della borghesia francese del 1900, sempre perfetta, eccellente, emerge uno spirito già curioso ma ancora poco critico, seppur vivace ancora sottomesso alle regole imposte (che siano la fede o certi libri da leggere). Nell’adolescenza compaiono i primi dubbi sull’appartenenza a una classe sociale con cui non si identifica a fondo. Le piccole ribellioni verso i genitori, l’incontro con la filosofia. Si produce la rotta definitiva con l’infanzia e la definizione di un obiettivo:

Negare tutti i limiti e tutte le separazioni, uscire dalla mia classe, uscire dalla mia pelle: questa parola d’ordine mi elettrizzò. E pensavo che non si potesse meglio servire l’umanità che dandole luce, bellezza.

L’adolescenza è per Simone il momento in cui rifiuta per sempre le regole e le finzioni della borghesia. Soprattutto, il momento in cui abbandona le certezze precostituite tra cui, per prima, l’esistenza di Dio. Negli anni dell’Università diventa la donna che sarà fino alla fine: una donna che voleva essere libera e affermare la sua libertà. Di pensare, di aiutare, di scoprire, inventare, essere se stessa.

In quest’ottica riflette anche sul matrimonio e ne rifiuta la concezione tipica: <<chiudermi nei limiti di un altro! Che orrore, quest’amore che m’incatena, che non mi lascia libera (…) Non ancora, non voglio ancora questo sacrificio di tutta me stessa>>. Troppo presa dalla filosofia, dagli studi, dal cercare di raggiungere l’irraggiungibile, le riesce impossibile trovare un’anima così nobile con cui “elevarsi insieme verso le vette”. Anche se, come è noto, la troverà successivamente in Jean Paul Sartre, che diventerà suo compagno di vita.

Oggi Simone de Beauvoir è essenzialmente ricordata come un’esponente dell’esistenzialismo e una scrittrice dalle tendenze femministe e socialiste. Per me è colei che ha descritto meglio l’essenza e il potere della letteratura, colei che è riuscita a esprimere il fermento e la passione, il semplice, folle desiderio di vivere intensamente:

” A me occorre una vita divorante. Ho bisogno di agire, di spendermi, di realizzare: mi occorre una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere, un’opera da compiere. Non sono fatta  per il lusso, non potrei mai accontentarmi…”

 

*La citazione di Jack Kerouac, tratta dal romanzo Sulla strada, è:

“quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh”

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